Approccio al paziente con linfocitosi
La linfocitosi consiste in un aumento del numero assoluto dei linfociti al disopra dei valori di riferimento per l’età.
Molto più frequente è la linfocitosi relativa, cioè un aumento della sola percentuale di linfociti con numero assoluto nella norma. La linfocitosi relativa non è quasi mai espressione di una patologia linfocitaria primitiva, essendo in genere la conseguenza di una neutropenia.
La linfocitosi può essere di natura reattiva – se causata da infezioni, infiammazioni, farmaci, tumori non linfoidi – oppure di natura neoplastica. La neoplasia linfatica più frequentemente causa di linfocitosi assoluta è la leucemia linfatica cronica seguita da altre malattie linfoproliferative croniche.
Il riconoscimento della causa della linfocitosi è in genere agevole ed è stato ulteriormente facilitato dall’avvento della citometria a flusso che, attraverso la determinazione dell’immunofenotipo di superficie, consente di valutare l’espressione di marcatori di membrana relativamente specifici delle varie sottopopolazioni linfocitarie e di stabilirne la monoclonalità tipica delle malattie neoplastiche. Raramente la diagnosi differenziale delle linfocitosi a tecniche di laboratorio più sofisticate come la citogenetica o la biologia molecolare per valutare lo stato del riarrangiamento dei geni per le immunoglobuline nei linfociti B o del TCR nei linfociti T.
Un’entità recentemente identificata è la linfocitosi monoclonale persistente delle cellule B che potrebbe rappresentare uno stato preleucemica della leucemia linfatica cronica, soprattutto nei casi familiari della malattia. Questo tipo di linfocitosi è a volte difficilmente distinguibile dalla leucemia linfatica cronica in fase iniziale e dalla linfocitosi reattiva.
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