Linfoma di Hodgkin: Terapia degli stadi limitati a prognosi favorevole
Fra i pazienti con linfoma di Hodgkin (LH) ad estensione limitata, cioè in stadio I-II, la terapia radiante ad alte dosi a scopo guaritivo ha rappresentato in passato la terapia di elezione per la malattia localizzata con l’eventuale aggiunta di chemioterapia (CT) adiuvante; è tuttavia possibile che la chemioterapia da sola possa rappresentare una valida alternativa alla radioterapia (RT).
La RT da sola è in grado di fornire eccellenti risultati nei pazienti con malattia localizzata ma, soprattutto in alcuni sottogruppi di pazienti trattati con RT poco estesa, è gravata da un alto tasso di recidive.
I pazienti con LH limitato sono suddivisi a seconda della presenza o assenza di certe caratteristiche cliniche, come età, sintomi B, presenza di voluminose masse mediastiniche in casi con prognosi favorevole o sfavorevole, che richiedono una terapia differenziata.
La radioterapia a campi estesi fu nei passati decenni lo standard del trattamento del LH in stadio limitato e a prognosi favorevole, anche se oggi tende ad essere abbandonata come terapia di prima linea.
Sono disponibili diverse opazientioni terapeutiche per i pazienti con LH in stadio limitato e prognosi favorevole: la radioterapia a mantellina da sola per pazienti selezionati con stadiazione laparotomica; l’irradiazione a mantellina e aortica associata alla irradiazione splenica in pazienti con stadiazione clinica; la terapia combinata chemioterapia più radioterapia, spesso con dosi ridotte di chemioterapia e modifiche più o meno sostanziali delle dosi e dell’estensione dei volumi irradiati. Nessuna di queste opazientioni è sicuramente superiore alle altre per quanto riguarda la sopravvivenza globale, anche se vi sono differenze per quanto riguarda le recidive.[ad code=1 align=left]