Il linfoma di Hodgkin (LH) è una neoplasia dalle caratteristiche peculiari in quanto le cellule tumorali, note come cellule di Reed-Sternberg, sono rare e immerse in un infiltrato cellulare reattivo predominante costituito da granulociti, plasmacellule, linfociti T, istiociti, eosinofili.

Nel corso degli anni l’origine delle cellule neoplastiche del LH è rimasta avvolta da un alone di mistero; esse sono state di volta in volta considerate come originate dai macrofagi, dagli istiociti, dalle cellule follicolari dendritiche, dalle cellule reticolari interdigitate, dai granulociti, dai linfociti B o dai linfociti T.

Oggi è oramai definitivamente accettata la loro origine da linfociti B periferici anche se, raramente può essere dimostrata un’origine da linfociti T.

La diagnosi di linfoma di Hodgkin richiede la presenza delle tipiche cellule binucleate note come cellule di Reed-Sternberg (R-S) e delle sue varianti (cellule di Hodgkin ecc.) che devono essere caratteristicamente scarse rispetto alla componente infiammatoria polimorfa.

Le cellule di R-S classiche sono anche definite diagnostiche del LH, ma non sono patognomoniche poiché possono essere osservate anche in processi reattivi, come malattie virali, o altre malattie neoplastiche primitive e secondarie dei linfonodi (12); esse si presentano come grandi cellule in possesso di un nucleo bilobato con un nucleolo eosinofilo ben evidente e membrana nucleata ispessita.

L’incertezza sull’origine delle cellule neoplastiche e la loro rarità hanno innescato un intenso dibattito sulla natura neoplastica o infettiva del LH, dibattito che oggi possiamo considerare concluso dopo il definitivo riconoscimento della natura tumorale maligna del LH e della sua origine dai linfociti B periferici.

Un aspetto curioso di questa conclusione è che oramai c’è accordo, pressoché unanime, nel considerare il LH come una malattia neoplastica di probabile origine infettiva, almeno in una buona parte dei casi.

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