I progressi della terapia del lupus eritematoso sistemico hanno consentito un aumento della durata della vita media dei pazienti, con la conseguenza di un aumento della frequenza di altre patologie che spesso sono la principale causa di morte in questi soggetti.
In uno studio retrospettivo ungherese su oltre 800 pazienti sono stati identificati 37 casi di tumore, con una prevalenza globale del 4,3%. Se paragonati a quelli della popolazione normale standardizzata per età e sesso, tali valori non erano aumentati, essendo il rapporto pari a 0,85 per tutte le neoplasie. Tuttavia il rapporto fra incidenza nei pazienti con lupus eritematoso sistemico e soggetti normali era aumentato per i seguenti tumori: 1,74 per il cancro del collo dell’utero; 1,31 per tutte le neoplasie ematologiche, 3,47 per i linfomi non Hodgkin.

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Durante il periodo dello studio, vi furono 164 decessi, 18 per neoplasia, con una mortalità per neoplasie dell’undici percento.
Studi precedenti avevano riportati aumentati tassi di rischio per neoplasie solide di sede diverse.
Per quanto riguarda le malattie linfoproliferative, il possibile nesso patogenetico potrebbe essere rappresentato dall’aumentata proliferazione dei linfociti B, secondaria alla continua stimolazione flogistica, che indurrebbe un aumento delle traslocazioni cromosomiche o altre anomalie genetiche.
Nei pazienti con lupus eritematoso sistemico , ed in quelli con artrite reumatoide, il sottotipo istologico di linfoma non Hodgkin è il diffuso a grandi cellule B, dato considerato da molti come una prova indiretta del ruolo dell’infiammazione nella patogenesi delle neoplasie in questa categoria di pazienti . Infatti questo tipo di linfoma non Hodgkin deriva principalmente da linfociti B periferici “attivati”
All’alterata proliferazione linfocitaria può contribuire anche la terapia con farmaci immunosopressivi, i quali sono spesso anche mutageni e cancerogeni.
L’elevato tasso di neoplasie della cervice uterina potrebbe essere la conseguenza di un aumento del tasso di infezioni da papillomavirus, e/o da compromissione delle capacità di eliminare il virus, favorita in parte dalla terapia immunosoppressiva.
Un’osservazione interessante è che l’aumentato rischio neoplastico sembra eser euna complicanza relativamente precoce, comparendo nei primi 5-10 anni dalla diagnosi di lupus. Questa osservazione ha importanti implicazioni per lo screening oltre che da un punto di vista speculativo, riducendo l’importanza relativa della terapia immunosoppressiva nella genesi di queste neoplasie. L’età media alla diagnosi di neoplasia era di 47 anni circa. Alcune neoplasie come quelle delle vie biliari e quelle ematologiche tendevano a comparire più precocemente, mentre le neoplasie intestinali erano diagnosticate più tardivamente, a volte dopo 20 ani dalla diagnosi di lupus eritematoso sistemico . Questo dato può spiegare, almeno in parte, perché le neoplasie gastrointestinali non erano particolarmente aumentate in questa casistica, dal momento che solo circa la metà dei pazienti sopravvive a distanza di 20 anni dalla diagnosi di lupus eritematoso sistemico, non abbastanza per sviluppare una neoplasia in quella sede.

Riferimenti bibliografici

1. Ann N Y Acad Sci. 2007 Jun;1108:76-82.
Occurrence of malignancies in Hungarian patients with systemic lupus
erythematosus: results from a single center.
Tarr T, Gyorfy B, Szekanecz E, Bhattoa HP, Zeher M, Szegedi G, Kiss E.
Third Department of Medicine, Medical and Health Science Center, University of
Debrecen, Debrecen, Hungary.

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