Cardiologia
Fingolimod per via orale nella sclerosi multipla recidivante
0Alcuni studi preclinici hanno dimostrato che il fingolimod riduce l’infiltrazione di linfociti potenzialmente autolesivi dentro sistema nervoso centrale, e che il farmaco promuove i processi di protezione e di riparazione del tessuto nervoso nei pazienti affetti da sclerosi multipla.
In un precedente studio di fase 2 nei pazienti trattati per 6 mesi con fingolimod era stata dimostrata una persistente soppressione, fino a 5 anni, sia delle recidive che dell’attività infiammatoria.
In questo studio di fase 3, controllato contro placebo sono stati valutati gli effetti della terapia orale con fingolimod in pazienti trattati per 2 anni.
Radiazioni e rischio di malattie circolatorie: dati relativi ai sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, 1950-2003
0Gli effetti delle radiazioni sull’incidenza la mortalità per malattie circolatorie hanno notevoli implicazioni per la salute pubblica, specialmente se gli effetti si osservano dosi inferiori ad 1 Gray. Poiché il numero di soggetti che si sottopongono a TAC della testa o del torace o a procedure radiografiche interventistiche sta aumentando rapidamente, è essenziale conoscere se l’esposizione a basse dosi di radiazioni può aumentare il rischio di ictus o cardiopatia.
Diversi studi, anche alcuni randomizzati e controllati, hanno osservato che elevate dosi di radiazioni sul cuore per il trattamento del linfoma di Hodgkin o del cancro della mammella sono associate con un eccesso di morti per cardiopatia negli anni successivi. Altri studi hanno suggerito che la radioterapia per il linfoma di Hodgkin, la leucemia infantile o tumori cerebrali o cancro della regione testa/collo aumenta il rischio di
Per la popolazione fra i diversi fattori scatenanti l’infarto acuto del miocardio il più importante è il particolato contenuto nell’aria inspirata
0Nawrot e collaboratori hanno svolto un’analisi di meta regressione di 36 studi sulle cause scatenanti dell’infarto miocardico acuto (IMA). Invece di esaminare il rischio individuale, i ricercatori hanno calcolato gli OR e le frequenze di ogni trigger per calcolare i PAF o frazioni attribuibili di popolazione per ogni fattore di rischio ed evento scatenante l’IMA. IL PAF calcola la percentuale dei casi che sarebbero stati se il fattore di rischio fosse stato rimosso. Il PAF dipende non solo dalla forza del fattore di rischio a livello del singolo individuo, ma anche dalla sua frequenza nella comunità. (continua…)
L’inquinamento atmosferico stimola meccanismo trombotici nei soggetti diabetici
0Alcuni dati disponibili nella letteratura medica suggeriscono che il particolato atmosferico causa anomalie pro trombotiche di soggetti diabetici, probabilmente attraverso l’induzione di uno stato di infiammazione sistemica. Poiché il diabete è uno dei fattori di rischio più importanti per le malattie cardiovascolari, la ricerca di fattori ambientali che possono aggravare le malattie metaboliche e cardiovascolari o scatenarli, e la comprensione dei meccanismi coinvolti nella patogenesi di tali malattie, assume un notevole rilievo per la salute pubblica e le autorità che devono custodirla.
Gli autori di questo studio hanno stimato l’esposizione individuale al particolato atmosferico determinando la carica di carbone presente nei macrofagi delle vie aeree e correlandola con vari indici di flogosi e l’aggregazione piastrinica in vitro.
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Fibrillazione atriale: controllo del ritmo e della frequenza nello studio AFFIRM
0Esistono due approcci al trattamento della fibrillazione atriale: uno è la cardioversione seguita dal trattamento con farmaci antiaritmici per il mantenimento del ritmo sinusale, l’altro consiste nell’impiego di farmaci che controllano la frequenza a livello del nodo atrio-ventricolare ( AV ), evitando il passaggio degli impulsi a livello ventricolare ma lasciando inalterata la fibrillazione striale.
La fibrillazione atriale non-trattata si manifesta generalmente con una risposta ventricolare irregolare, rapida ed è spesso caratterizzata da sintomi fastidiosi, tra cui palpitazioni, fatigue, dispnea, e vertigini. Secondo molti autori il rallentamento della risposta ventricolare, a riposo e durante l’ attività, con l’uso di farmaci che allungano il periodo refrattario del nodo atrio-ventricolare ( AV ) migliora i sintomi e i riduce il rischio di successivi eventi avversi cardiovascolari.
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L’attivazione del recettore aril idrocarburico causa infiammazione vascolare e l’aterosclerosi in topi apoE-/-
0Gli studi epidemiologici sulla popolazione esposta alla diossina nel 1976 a Seveso, in Italia, indicano che le malattie coronariche e l’ipertensione sono aumentati negli ultimi anni in quella popolazione esposta. Uno studio più recente conferma una maggiore incidenza di iperlipidemia, placche aterosclerotiche, aumento dello spessore intima-media, e cardiopatia ischemica in un gruppo di lavoratori esposti precedentemente alla diossina. Queste osservazioni concordano con i risultati di studi sperimentali sugli animali, e di altri dati epidemiologici condotti su operai esposti a composti organici clorurati, che dimostrano come l’attivazione del recettore arilico (AhR) da parte di vari ligandi causa iperlipidemia. L’iperlipidemia, soprattutto l’ipercolesterolemia, è stata descritta (continua…)
Il particolato atmosferico ultrafine stimola lo stress ossidativo sistemico e l’aterosclerosi fin dalle prime fasi
0I risultati di molti studi concordano che l’esposizione al particolato atmosferico contribuisce a provocare rilevanti effetti avversi sulla salute umana e dev’essere considerata un fattore di rischio per lo sviluppo di eventi cardiovascolari ischemici attraverso la stimolazione dell’aterosclerosi, delle coronaropatie, oltre ad essere un evento scatenante dell’infarto miocardico acuto. L’associazione è stata chiaramente documentata per il PM10, cioè per le particelle con un diametro aerodinamico inferiore a 10 µm (micrometri). Tuttavia prove sempre più numerose indicano che il particolato fine con un diametro (continua…)
Cardiopatia da radiazioni in donne irradiate per cancro della mammella
0È ormai dimostrato che le radiazioni ionizzanti causano cardiopatie. Una rassegna di 63 studi comprendente 32 1800 donne con cancro della mammella ha osservato che la mortalità per cardiopatie in donne randomizzate alla radioterapia era del 27% più elevata rispetto alle donne non irradiate. La dose somministrata in questi studi variava da 1 a 20 Gray, a seconda della tecnica utilizzata e della sede del tumore. Le tecniche di radioterapia per il cancro della mammella si sono evolute nel tempo e molte donne in questi studi sono state irradiate con una dose media cardiaca ridotta rispetto ai precedenti studi. (continua…)
Il particolato atmosferico urbano è associato con l’aterosclerosi subclinica: i risultati dello studio HNR (Heinz Nixdorf Recall)
0Gli studi animali suggeriscono che l’esposizione cronica alle particelle più sottili inalabili (particolato fine) contribuisce nella patogenesi dell’arteriosclerosi, la lesione patologica responsabile degli eventi cardiovascolari. Le prove fornite dagli studi epidemiologici non sono tuttavia sempre concordanti. Gli studi cross-sezionali mostrano una debole associazione delle concentrazioni di particolato fine con le calcificazioni della parete arteriosa o con lo spessore dell’intima – media carotidea, mentre non è stata osservata alcuna associazione con l’indice braccio – caviglia. Altri studi hanno anche osservato un’associazione positiva fra esposizione cronica residenziale all’elevato volume di traffico, la principale fonte del particolato atmosferico urbano, con le calcificazioni coronariche e con l’ indice braccio – caviglia ma non con le calcificazioni della parete aortica o con lo spessore dell’intima – media carotidea. Soltanto in uno studio è stata osservata un’associazione positiva fra esposizione al traffico e aumento dello spessore dell’intima – media carotidea in una popolazione selezionata. (continua…)
L’inquinamento dell’aria accelera la progressione dell’aterosclerosi?
0Che lo sviluppo clinico delle malattie cardiovascolari sia il risultato dell’interazione fra i geni e l’ambiente è una premessa biologica universalmente accettata: l’espressione dei geni che porta alla malattia è il risultato d’influenze ambientali che operano sullo sfondo di una predisposizione genetica. Numerosi sforzi sono stati compiuti per esplorare la natura di questa predisposizione genetica. Gli impegni dei ricercatori per l’identificazione dei fattori ambientali responsabili delle malattie cardiovascolari si sono focalizzati soprattutto sui fattori modificabili a livello personale come la dieta, il livello di attività fisica e i farmaci. Tuttavia, dati sempre più numerosi confermano l’importanza di altri fattori ambientali sui quali i singoli soggetti hanno scarse possibilità di controllo, come l’inquinamento atmosferico, i quali sono tuttavia notevolmente importanti per lo sviluppo e la comparsa di malattie cardiovascolari. (continua…)