Articoli selezionati dalle riviste mediche più prestigiose
Immunologia
Incidenza di neoplasie in una popolazione di pazienti ungheresi affetti da lupus eritematoso sistemico
7 set
I progressi della terapia del lupus eritematoso sistemico hanno consentito un aumento della durata della vita media dei pazienti, con la conseguenza di un aumento della frequenza di altre patologie che spesso sono la principale causa di morte in questi soggetti.
In uno studio retrospettivo ungherese su oltre 800 pazienti sono stati identificati 37 casi di tumore, con una prevalenza globale del 4,3%. Se paragonati a quelli della popolazione normale standardizzata per età e sesso, tali valori non erano aumentati, essendo il rapporto pari a 0,85 per tutte le neoplasie. Tuttavia il rapporto fra incidenza nei pazienti con lupus eritematoso sistemico e soggetti normali era aumentato per i seguenti tumori: 1,74 per il cancro del collo dell’utero; 1,31 per tutte le neoplasie ematologiche, 3,47 per i linfomi non Hodgkin.
LE IMMUNODEFICIENZE CONGENITE O ACQUISITE
5 set
la funzione del sistema immunitario è di riconoscere e possibilmente eliminare agenti patogeni e cellule modificate.
La risposta di difesa dell’organismo ai microrganismi esterni è il risultato del concorso di un insieme di sistemi di protezione, comprese barriere fisiche, vari tipi cellulari e mediatori solubili come le interleuchine ed altre citochine.
A seconda della capacità di riconoscere in modo specifico un organismo estraneo e di avviare contro di esso una risposta elettiva, i sistemi di difesa possono essere distinti in specifici e aspecifici. Continua >
Introduzione alle immunodeficienze primitive
5 set
Le immunodeficienze primitive (IP) sono delle rare sindromi genetiche, quasi sempre trasmesse ereditariamente, che si manifestano in tenera età con infezioni ricorrenti.
Se ne conoscono oltre 100 tipi, e la lista diviene sempre più nutrita man mano che si scoprono nuovi difetti molecolari.
Pur essendo così numerose le IP possono essere suddivise in 5 grandi categorie a seconda del tipo cellulare principalmente interessato dal difetto: deficit dell’immunità umorale, deficit combinati dell’immunità umorale e cellulare, deficit dei fagociti e deficit del complemento. Pur non avendo valore diagnostico assoluto, il tipo di infezioni ricorrenti e l’età d’esordio, assieme all’eventuale presenza di altre malformazioni, aiutano ad indirizzarsi verso la corretta diagnosi. Questa richiede sempre delle indagini molto sofisticate, al fine di instaurare la corretta terapia e valutare le indicazioni al trapianto di midollo che rimane ancora oggi l’unica terapia in grado di guarire molte delle IP. Le immunodeficienze primitive sono state storicamente classificate in 4 grandi categorie, a seconda delle principali manifestazioni cliniche e della linea cellulare il cui deficit predomina nella patogenesi del fenotipo :
le immunodeficienze umorali
le immunodeficienze combinate o miste,umorali e cellulari
le immunodeficienze causate da difetti delcomplemento,
le immunodeficienze derivanti da anomalie dei fagociti.
Questa classificazione clinica è semplice, logica e con notevoli risvolti pratici nella clinica, in quanto le e infezioni sono abbastanza distinte nei diversi gruppi, ed un’attenta valutazione dei sintomi e del tipo di infezioni consentono di indirizzarsi nella maggioranza dei casi verso i tipo di difetto.
Nell’ambito di ognuna di queste categorie si distinguono però diversi tipi geneticamente distinti; inoltre non sempre esiste una separazione così netta, potendosi avere una sovrapposizione delle manifestazioni cliniche e delle anomalie di laboratorio.
Il numero delle IP cresce continuamente, man mano che vengono identificati i difetti molecolari all’origine delle varie sindromi,alcune delle quali sono descritte soltanto pochi pazienti.
I continui progressi rendono quindi necessario il periodico aggiornamento della lista delle IP (10, 24).
Il rituximab nel trattamento delle citopenie autoimmuni in età pediatrica
5 set
Ventinove su 30 bambini (range 2-18 anni) citopenie autoimmuni, piastrinopenia (21), anemia emolitica (6), sindrome di Evans (2) e neutropenia (1) furono trattati con almeno quattro dosi di rituximab.
Anafilassi si sviluppò con la prima dose in un caso. Ad un paziente successivamente venne diagnosticata mielodisplasia con monosomia del cromosoma 7. Dei 28 pazienti restanti, 9 richiesero un aumentato della dose nelle somministrazioni successive . I responder interruppero ogni altra terapia dopo rituximab. Continua >
Il rituximab nel trattamento delle citopenie autoimmuni nei bambini con immunodeficienze congenite
5 set
Le citopenie autoimmuni costituiscono una manifestazione abbastanza frequente nei pazienti con sindrome da immunodeficienza primitive
Il trattamento di queste complicanze può essere abbastanza difficoltoso. Il rituximab,farmaco anti CD20 utilizzato per la terapia di linfomi a cellule B CD20+ e per diverse sindromi autoimmuni in soggetti immunocompetenti, sembra essere efficace anche nel trattamento delle citopenie autoimmuni in questo particolare gruppo di pazienti.
Infatti, uno studio recente ha segnalato l’efficacia del farmaco in 8 bambini con citopenie autoimmuni (anemia emolitica, piastrinopenia, neutropenia ) affetti da diverse immunodeficienze congenite (sindrome di Wiskott-Aldrich, sindrome linfoproliferativa autoimmune, immunodeficienza combinata) che furono trattati con 1-3 cicli di rituximab. Risposte furono osservate nel 90% è casi, ma i tassi di recidiva erano abbastanza elevati, circa il 78% dopo una mediana di 53 settimane.
Pertanto, il rituximab è una terapia efficace per le citopenie autoimmuni nei bambini con stati di immunodeficienza. Tuttavia possono esseri richiesti ripetuti cicli di trattamento per ottenere un buon controllo di queste complicanze.
Riferimenti bibliografici
Kim JJ, Thrasher AJ, Jones AM, Davies EG, Cale CM.
Rituximab for the treatment of autoimmune cytopenias in children with immune deficiency.
Br J Haematol. 2007 Jul;138(1):94-6. Epub 2007 May 11.
PMID: 17498197 [PubMed - indexed for MEDLINE]
Agammaglobulinemia autosomica recessiva
5 set
I pazienti con Agammaglobulinemia Autosomica Recessiva (AAR) causata da mutazioni dei geni della catena pesante m delle immunoglobuline, del gene l5, del gene Iga (CD79a ) o del gene BLNK non sono facilmente fra di loro distinguibili clinicamente né con i comuni esami di laboratorio di routine (1, 8).
Tutte queste molecole sono importanti per la transizione della maturazione dei pro-B linfociti a pre-B linfociti; in loro assenza la maturazione dei B linfociti è quindi bloccata in uno stadio molto precoce, causando l’assenza dei B linfociti maturi nel midollo e nel sangue periferico (3). Continua >
Un vaccino contenente un peptide WT1 ha dimostrato di essere efficace in pazienti con leucemia mieloide acuta
5 set
Linfociti T specifici per antigeni leucemici possono essere generati in vitro in molti pazienti con LMA. Questi linfociti T leucemia-specifici sono dotati d’attività citotossica contro le cellule leucemiche e sembrano svolgere un ruolo importante nel controllo della malattia.
Uno degli antigeni più interessanti per le strategie vaccinali è rappresentato dal fattore di trascrizione WT1, o Wilms Tumor 1. Come tanti altri antigeni tumore-associati, WT1 non è specifico per le cellule leucemiche, ma è espresso a bassa intensità sulle cellule normali. Studi in vitro hanno dimostrato che l’inibizione dell’antigene stimola la differenziazione delle cellule leucemiche. In modelli animali la vaccinazione con peptidi WT1-derivati stimola un’intensa risposta anti WT1 da parte dei linfociti T e induce il rigetto di cellule tumorali che esprimono l’antigene WT1. Continua >
Leucemia linfatica cronica:patogenesi dei deficit immunologici
5 set
Alla leucemia linfatica cronica delle cellule B è associata un’immunodepressione progressiva, la cui patogenesi è multifattoriale e interessa tutti gli elementi cellulari che intervengono nella difesa dai patogeni: linfociti, neutrofili, monociti, cellule Natural Killer (NK), sistema del complemento.
L’immunodepressione della LLC è un importante fattore di rischio per malattie autoimmuni, infezioni e seconde neoplasie solide primitive.
Nonostante sia presente spesso ipogammaglobulinemia, le manifestazioni cliniche e di laboratorio autoimmuni sono frequenti nei pazienti affetti da LLC, soprattutto negli stadi più avanzati della malattia. p> La sindrome più frequente è l’anemia emolitica da autoanticorpi caldi, seguita piastrinopenia, neutropenia e dall’aplasia pura della serie rossa.
Leucemia linfatica cronica e terapia delle complicanze autoimmuni
5 set
Alla leucemia linfatica cronica delle cellule B è associata un’immunodepressione progressiva, la cui patogenesi è multifattoriale e interessa tutti gli elementi cellulari che intervengono nella difesa dai patogeni: linfociti, neutrofili, monociti, cellule Natural Killer (NK), sistema del complemento.
L’immunodepressione della LLC è un importante fattore di rischio per malattie autoimmuni, infezioni e seconde neoplasie solide primitive.
Nonostante sia presente spesso ipogammaglobulinemia, le manifestazioni cliniche e di laboratorio autoimmuni sono frequenti nei pazienti affetti da LLC, soprattutto negli stadi più avanzati della malattia. La sindrome più frequente è l’anemia emolitica da autoanticorpi caldi, seguita piastrinopenia, neutropenia e dall’aplasia pura della serie rossa. Rare le altre manifestazioni.
La terapia delle complicanze autoimmuni consite essenzialmente nella terpaia della leucemia infatica cronica, secondo i criteri noti. I cortisonici rappresentano la terapia di scelta nelle anemie emolitiche autoimmuni e delle piastrinopenenie.
Le malattie autoimmuni ematologiche ed alcune di quelle extra ematologiche rispondono bene alla terapia immunosoppressiva con ciclosporina o rituximab. La patogenesi delle sindromi sono autoimmuni che complicano la leucemia linfatica cronica sono trattate in un altro articolo.
Fattori che influenzano la risposta della sopravvivenza nei pazienti con mielodisplasia trattati con terapia immunosoppressiva
3 set
Il concetto che una risposta immunitaria diretta contro le cellule emopoietiche può causare insufficienza del midollo portando ad una pancitopenia deriva dalle prime esperienze con trapianto di midollo per l’anemia aplastica grave, quando si cominciò ad osservare che alcuni pazienti che non presentavano attecchimento del midollo sviluppavano un recupero ematologico autologo. Diversi autori in seguito utilizzarono la globulina antitimocitaria per trattare l’insufficienza midollare che accompagna le mielodisplasie ipoplastiche con qualche successo.
In seguito è stato dimostrato che la terapia immunosoppressiva può essere di beneficio per i pazienti affetti da mielodisplasia indipendentemente dalla cellularità del loro midollo. La globulina antitimocitaria fu uno dei primi farmaci a dimostrare efficacia nelle mielodisplasie. Alcuni autori svilupparono un sistema a punteggio di previsione della risposta l’immunoterapia basata sull’età del paziente, la durata della dipendenza da trasfusione di globuli rossi, e dalla presenza di un allele HLA-DR15. Sebbene l’immunoterapia può migliorare la citopenia della mielodisplasia, non è stato estesamente studiato l’impatto dell’ immunoterapia sulla sopravvivenza e sulla progressione leucemica, sia nei pazienti che rispondono di quelli che non rispondono. Continua >