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Malattie infettive
Approccio al paziente con linfocitosi
5 set
La linfocitosi consiste in un aumento del numero assoluto dei linfociti al disopra dei valori di riferimento per l’età.
Molto più frequente è la linfocitosi relativa, cioè un aumento della sola percentuale di linfociti con numero assoluto nella norma. La linfocitosi relativa non è quasi mai espressione di una patologia linfocitaria primitiva, essendo in genere la conseguenza di una neutropenia.
La linfocitosi può essere di natura reattiva – se causata da infezioni, infiammazioni, farmaci, tumori non linfoidi – oppure di natura neoplastica. La neoplasia linfatica più frequentemente causa di linfocitosi assoluta è la leucemia linfatica cronica seguita da altre malattie linfoproliferative croniche.
Il riconoscimento della causa della linfocitosi è in genere agevole ed è stato ulteriormente facilitato dall’avvento della citometria a flusso che, attraverso la determinazione dell’immunofenotipo di superficie, consente di valutare l’espressione di marcatori di membrana relativamente specifici delle varie sottopopolazioni linfocitarie e di stabilirne la monoclonalità tipica delle malattie neoplastiche. Raramente la diagnosi differenziale delle linfocitosi a tecniche di laboratorio più sofisticate come la citogenetica o la biologia molecolare per valutare lo stato del riarrangiamento dei geni per le immunoglobuline nei linfociti B o del TCR nei linfociti T.
Un’entità recentemente identificata è la linfocitosi monoclonale persistente delle cellule B che potrebbe rappresentare uno stato preleucemica della leucemia linfatica cronica, soprattutto nei casi familiari della malattia. Questo tipo di linfocitosi è a volte difficilmente distinguibile dalla leucemia linfatica cronica in fase iniziale e dalla linfocitosi reattiva.
Le infezioni nella leucemia linfatica cronica. Fattori di rischio
5 set
Le infezioni rappresentano un’importante causa di morbilità almeno nel 70-80 %dei pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC).
Esse rappresentano anche la più importante e frequente causa di mortalità in oltre la metà dei casi. La patogenesi delle infezioni è riconducibile alla combinazione di numerose anomalie immunologiche quali ipogammaglobulinemia, neutropenia, deficit dell’immunità cellulare e del complemento. Le anomalie immunologiche sono accentuate dalla terapia, in particolar modo dagli analoghi delle purine (fludarabina, cladribina, pentostatina) e dagli anticorpi monoclonali (rituximab, alemtuzumab ecc.) che sempre più frequentemente sono impiegati, anche come farmaci di prima linea. La neutropenia, secondaria alla chemioterapia aggressiva e/o all’infiltrazione midollare da parte delle cellule leucemiche, è un fattore di rischio per infezioni batteriche e fungine. Le anomalie dell’immunità cellulare, indotte anche da citochine secrete dal clone maligno, comportano deficit funzionali dei linfociti T e delle cellule Natural Killer (NK) che predispongono il paziente alle infezioni da patogeni opportunisti. Sebbene la maggioranza dei casi di leucemia linfatica cronica non richieda l’inizio della terapia al momento della diagnosi iniziale, le complicanze infettive alla fine si presentano quasi inevitabilmente durante il decorso della malattia. Le infezioni sono causate in maggioranza da batteri Gram positivi e, meno frequentemente, da quelli Gram negativi. L’introduzione di farmaci in grado di provocare rilevante e persistente immunosoppressione quali fludarabina e alemtuzumab, ha modificato lo spettro delle infezioni. Anche a distanza di molti mesi dalla fine del trattamento con questi medicamenti, si osserva, infatti, un aumento relativo della frequenza di infezioni opportunistiche quali quelle causate da Pneumocistys carinii, Listeria monocytogenes, Herpesviruses. Anche i protocolli di condizionamento per il trapianto autologo ed allogenico causano grave neutropenia ed immunodepressione, responsabili dell’aumentato tasso di infezioni batteriche, fungine, parassitarie e virali, spesso di tipo opportunistico. Il rischio di infezione è particolarmente elevato nei pazienti anziani, negli stadi avanzati della malattia, nei pazienti pluritrattati. È possibile elaborare dei modelli predittivi del rischio di infezione nel singolo paziente ed utilizzare diverse opazientioni per la profilassi e terapia delle infezioni: antibiotici, immunoglobuline per via endovenosa, vaccinazioni, fattori di crescita granulocitari. L’obiettivo di questo studio è: di valutare l’importanza dei principali fattori di rischio per le infezioni e di analizzare i risultati ottenuti dagli studi che hanno valutato la profilassi e la terapia delle complicanze infettive nei pazienti con leucemia linfatica cronica.
Le infezioni sono generalmente causate da batteri capsulati, ma soprattutto a distanza di tempo dal termine della terapia, aumenta la frequenza di infezioni opportunistiche causate da Pneumocistys carinii, herpes zoster varicella, Candida spp e altri funghi.
Infezioni da analoghi delle purine nella leucemia linfatica cronica: patogenesi
5 set
Gli analoghi delle purine – fludarabina, cladribina e pentostatina sono utilizzati nella terapia di numerose neoplasie ematologiche, comprese molte delle malattie linfoproliferative croniche fra le quali ricordiamo: leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B) e T (LLC-T), malattia di Waldenstrom, linfomi non Hodgkin , sindrome di Sézary e leucemia cellula capellute.
L’introduzione di questa classe di farmaci ha rivoluzionato la terapia delle malattie linfoproliferative indolenti.
Sono tuttavia farmaci dal costo elevato e, recentemente, i supposti benefici degli analoghi delle purine, quando prescritti in prima linea al posto degli alchilanti nella LLC-B, sono stati messi in discussione.
Provocano uno stato di grave e persistente immunodepressione, alla patogenesi del quale concorrono la linfocitopenia CD4, l’ipogammaglobulinemia, la neutropenia, lo stadio avanzato della malattia, l’età avanzata dei pazienti.
Molteplici sono stati i fattori di rischio identificati nei numerosi studi. Questi fattori possono essere utilizzati per costruire dei modelli prognostici che aiutano a calcolare il rischio di complicanze infettive e la probabilità che i pazienti a maggior rischio possano beneficiare da una profilassi antibiotica, antivirale, antifungina, antimicobaterica, a seconda del caso.
Le infezioni sono generalmente causate da batteri capsulati, ma soprattutto a distanza di tempo dal termine della terapia, aumenta la frequenza di infezioni opportunistiche causate da Pneumocistys carinii, herpes zoster varicella, Candida spp e altri funghi.
Terapia delle infezioni nei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati con analoghi delle purine
5 set
Gli analoghi delle purine – fludarabina, cladribina e pentostatina sono utilizzati nella terapia di numerose neoplasie ematologiche, comprese molte delle malattie linfoproliferative croniche fra le quali ricordiamo: leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B) e T (LLC-T), malattia di Waldenstrom, linfomi non Hodgkin , sindrome di Sézary e leucemia cellula capellute.
L’introduzione di questa classe di farmaci ha rivoluzionato la terapia delle malattie linfoproliferative indolenti. Sono tuttavia farmaci dal costo elevato e, recentemente, i supposti benefici degli analoghi delle purine, quando prescritti in prima linea al posto degli alchilanti nella LLC-B, sono stati messi in discussione.
Provocano uno stato di grave e persistente immunodepressione, alla patogenesi del quale concorrono la linfocitopenia CD4, l’ipogammaglobulinemia, la neutropenia, lo stadio avanzato della malattia, l’età avanzata dei pazienti.
Molteplici sono stati i fattori di rischio identificati nei numerosi studi. Questi fattori possono essere utilizzati per costruire dei modelli prognostici che aiutano a calcolare il rischio di complicanze infettive e la probabilità che i pazienti a maggior rischio possano beneficiare da una profilassi antibiotica, antivirale, antifungina, antimicobaterica, a seconda del caso.
Le infezioni sono generalmente causate da batteri capsulati, ma soprattutto a distanza di tempo dal termine della terapia, aumenta la frequenza di infezioni opportunistiche causate da Pneumocistys carinii, herpes zoster varicella, Candida spp e altri funghi.
Le vaccinazioni antinfettive nella leucemia linfatica cronica
5 set
Le infezioni rappresentano un’importante causa di morbilità nella maggioranza dei pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC).
Esse rappresentano anche la più importante e frequente causa di mortalità in oltre la metà dei casi.
Le numerose anomalie immunologiche presenti fin dalle fasi iniziali della malattia – ipogammaglobulinemia, neutropenia, deficit dell’immunità cellulare e del complemento – sono aggravate dalla chemioterapia e dagli anticorpi monoclonali (rituximab, alemtuzumab ecc.) che sempre più frequentemente sono proposti per la terapia della malattia.
I vaccini contro le infezioni,almeno in teoria, potrebbero costituire un valido ausilio per la profilassi delle infezioni nei soggetti a rischio.
Purtroppo i risultati delle vaccinazioni sono stati in genere insoddisfacenti, proprio a causa delle anomalie immunologiche che impediscono ai soggetti affetti da leucemia linfatica cronica di sviluppare una risposta umorale adeguata agli antigeni contenuti nei vaccini e di raggiungere concentrazioni anticorpali nel siero protettive.
L’unica eccezione potrebbe essere rappresentata dal vaccino antinfluenzale che, in alcuni studi,avrebbe dimostrato di essere sicuro ed efficace come nei controlli sani.
Infezione da Chlamydia psittaci e linfoma degli annessi oculari
3 set
P linfomi maligni degli annessi oculari, Ocular adnexal lymphoma (OAL), costituiscono circa l’otto per cento di tutti i linfomi extranodali.
Sono quasi sempre linfomi B a basso grado di malignità che rimangono in genere clinicamente localizzati seguondo un decorso clinico indolente. Diversi studi hanno suggerito che la maggioranza dei linfomi derivati dagli annessi oculari sono linfomi della zona marginale di tipo MALT (Mucose Associated Lymphoid Tissue).
Come per gli altri linfomi MALT , anche per quelli degli annessi oculari è possibile dimostrare una certa eterogeneità a livello istologico e citogenetico. Continua >
L'infezione da citomegalovirus nei soggetti non immunodepressi
2 apr
L’infezione da citomegalovirus può causare una grave malattia nei pazienti immunocompromessi sia per la riattivazione di un’infezione latente o per acquisizione di infezione primaria.
Le sindromi cliniche che possono essere osservate questi ambienti comprendono encefalite, polmonite, epatite, uveite, retinite, colite, rigetto del trapianto. Inoltre il citomegalovirus può infettare ‘embrione umano, un ospite con risposte immunologiche ancora immature, spesso provocando serie complicanze come microcefalia, ritardo mentale, paralisi spastica, epatosplenomegalia, anemia, piastrinopenia, sordità, atrofia del nervo ottico, cecità.
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I nuovi metodi di laboratorio basati sul rilascio di interferone-gamma dai linfociti T migliorano la diagnosi di tubercolosi
1 apr
Il miglioramento delle nostre capacità diagnostiche della tubercolosi è necessario per affrontare adeguatamente la preoccupante diffusione dell’epidemia della malattia.
Recentemente, sono state proposte metodiche diagnostiche di laboratorio basate sul rilascio di IFN-g da parte dei linfociti T. Questi test sembrano privi di alcuni limiti dell’intradermoreazione alla tubercolina. I nuovi metodi immunologici dosano la quantità di IFN-g liberata dai linfociti T stimolati da antigeni codificati da regioni di DNA specifiche per Mycobacterium tubercolosis; queste sequenze nucleotidiche sono assenti sul bacillo di Calmette-Guérin e sulla maggioranza dei micobatteri ambientali.
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Deficit selettivo delle sottoclassi di IgG
8 mar
Le IgG rappresentano la calsse di immunoglobuline più abbondante nel siero (75% circa); hanno un peso molecolare di circa 150 kd e si ritrovano anche nelle secrezioni corporee e sulla superficie di membrana dei linfociti B.
Vi sono quattro sottoclassi di IgG: IgG 1 (60-65% delle IgG totali), IgG 2 (20-25%), IgG 3 (5-10%) e IgG 4 (3-6%). Queste sottoclassi hanno differenti proprietà chimico-fisiche, il cui significato clinico non è completamente noto. Per esempio, il legame con il complemento è maggiore con le IgG 1 e le IgG 3 e più debole con le IgG 2 e con le IgG 4.
La carenza di IgG può essere un evento isolato (deficit selettivo di IgG) o associata con il deficit di una o più delle altri classe di immunoglobuline (immunodeficienza combinata). Il deficit selettivo delle sottoclassi di IgG è definito quindi come la relativa mancanza di una o più delle sottoclassi di IgG, con una concentrazione delle IgG totali nel siero normale. Se la concentrazione di IgG totale è diminuita, la diagnosi dovrebbe essere di immunodeficienza comune variabile.
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