Oncologia

L’impatto del rituximab e dell’autotrapianto di cellule staminali sulla recidiva del linfoma follicolare

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Gli autori di questo studio hanno analizzato i risultati di due studi successivi condotti il primo fra il 1986 e il 1994 ed il secondo fra il 1994 e il 20 01 in pazienti con linfoma follicolare trattati con lo stesso protocollo di induzione e consolidamento. L’obiettivo dell’analisi era di dimostrare se la terapia di salvataggio fornisce alcun beneficio sia in termini di OS e di EFS. Nel primo studio i pazienti furono randomizzati al trattamento con CHVP oppure allo stesso protocollo più interferone. Nello studio successivo i pazienti furono randomizzati al trattamento con lo stesso protocollo più interferone, oppure a quattro cicli di CHOP seguito da trapianto autologo di cellule staminali con un protocollo di condizionamento che comprendeva ciclofosfamideetoposide e l’irradiazione corporea totale con 10 Gray. Ad un follow-up mediano di 7,5 anni (continua…)

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Incidenza di tumori solidi nei sopravvissuti alla bomba atomica esposti in utero o durante l’infanzia

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L’osservazione ,iniziata a partire dal 1970, dei soggetti esposti in utero alle radiazioni ionizzanti emesse dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, non ha dimostrato un aumento della mortalità neoplastica nei soggetti esposti prima dell’età di 15 anni, probabilmente a causa del piccolo numero di neoplasie osservate. Tuttavia, con l’invecchiamento della popolazione esaminata, il numero di cancri osservati è aumentato rendendosi evidente una relazione dell’aumento della mortalità neoplastica con la dose di radiazioni assorbita.

 

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Aumento della mortalità per tumori nei radiologi britannici assunti prima del 1935

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La maggior parte degli studi sugli esseri umani esposti acutamente a dosi elevate di radiazioni ionizzanti ha dimostrato la correlazione fra radiazioni e cancro, ma questi risultati non possono essere utilizzati per stimare il rischio di neoplasie o di altre malattie dopo esposizione a dosi basse e frazionate di radiazioni ionizzanti. I radiologi ed i radioterapisti furono fra i primi gruppi di popolazione ad essere esposti per motivi professionali a radiazioni esterne. L’andamento della mortalità in questa categoria di soggetti fornisce informazioni sugli effetti a lungo termine dell’esposizione a dosi piccole e ripetute di radiazioni. (continua…)

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Cardiopatia da radiazioni in donne irradiate per cancro della mammella

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È ormai dimostrato che le radiazioni ionizzanti causano cardiopatie. Una rassegna di 63 studi comprendente 32 1800 donne con cancro della mammella ha osservato che la mortalità per cardiopatie in donne randomizzate alla radioterapia era del 27% più elevata rispetto alle donne non irradiate. La dose somministrata in questi studi variava da 1 a 20 Gray, a seconda della tecnica utilizzata e della sede del tumore. Le tecniche di radioterapia per il cancro della mammella si sono evolute nel tempo e molte donne in questi studi sono state irradiate con una dose media cardiaca ridotta rispetto ai precedenti studi. (continua…)

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Risultati a 4 anni del trattamento adiuvante con trastuzumab per 12 mesi del carcinoma mammario

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Gli ultimi risultati dello studio Herceptin Adjuvant (HERA) confermano che il trattamento adiuvante con trastuzumab (Herceptin) è utile nelle donne affette da carcinoma mammario precoce HER2-positivo. Le pazienti che hanno ricevuto trastuzumab per 1 anno dopo la chemioterapia avevano una sopravvivenza libera da malattia significativamente migliore rispetto alle pazienti di controllo.

Gli autori di uno studio pubblicato sul numero di marzo di Lancet Oncology hanno rilevato che la sopravvivenza libera da malattia a 4 anni nel gruppo trastuzumab è stata del 78,6%, rispetto al 72,2% nel gruppo di controllo (hazard ratio [HR], 0,76, p <0,0001). Lo studio è stato sponsorizzato dalla casa farmaceutica Roche.
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Linfoma non Hodgkin e virus dell’epatite C: i risultati di una metanalisi e revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2003

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La linfomagenesi è un processo multifasico nel quale intervengono fattori genetici, ambientali ed infettivi. Vi sono diversi esempi di virus che svolgono un ruolo eziopatogenetico nella patogenesi di alcuni tumori primari umani, per esempio il virus di Epstein-Barr ( carcinoma nasofaringeo e linfoma di Burkitt), HTLV-1 (leucemia/linfoma dei linfociti T), papillomavirus umano (anche nell’apparato genitale ) e molti altri. L’interesse su HCV come agente eziologico di alcune malattie linfoproliferative è stato suscitato dall’osservazione che in molti casi di carbossiemoglobina mista essenziale, una malattia linfoproliferativa, è significativamente associata con l’infezione da HCV. La spiegazione per il coinvolgimento diretto di HCV nel processo di linfomagenesi è stata fornita da studi che hanno dimostrato la presenza di proteine HCV correlate e/o di particelle replicanti di HCV nei linfociti periferici e nei campioni bioptici nei tessuti linfomatosi usando tecniche di immunocitochimica e molecolare.
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Linfoma non Hodgkin e virus dell'epatite C: i risultati di una metanalisi e revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2003

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La linfomagenesi è un processo multifasico nel quale intervengono fattori genetici, ambientali ed infettivi. Vi sono diversi esempi di virus che svolgono un ruolo eziopatogenetico nella patogenesi di alcuni tumori primari umani, per esempio il virus di Epstein-Barr ( carcinoma nasofaringeo e linfoma di Burkitt), HTLV-1 (leucemia/linfoma dei linfociti T), papillomavirus umano (anche nell’apparato genitale ) e molti altri. L’interesse su HCV come agente eziologico di alcune malattie linfoproliferative è stato suscitato dall’osservazione che in molti casi di carbossiemoglobina mista essenziale, una malattia linfoproliferativa, è significativamente associata con l’infezione da HCV. La spiegazione per il coinvolgimento diretto di HCV nel processo di linfomagenesi è stata fornita da studi che hanno dimostrato la presenza di proteine HCV correlate e/o di particelle replicanti di HCV nei linfociti periferici e nei campioni bioptici nei tessuti linfomatosi usando tecniche di immunocitochimica e molecolare.
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Rischio di linfoma ed obesità, fumo di tabacco e consumo di alcolici

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Alcuni fattori modificabili dello stile di vita, tra cui il consumo di alcol, il fumo di sigarette, l’ obesità, l’inattività fisica e la dieta di tipo occidentale, causerebbero i due terzi di tutti i cancri non genetici. Lo stile di vita può spiegare in parte il drammatico aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin negli ultimi decenni, aumento non spiegabile con le cause note. Ad aumentare la complessità si aggiunge la sia la probabile diversità eziologica tra i vari sottotipi di linfoma non Hodgkin sia la condivisione da parte di istotipi diversi degli stessi agenti causali.
L’evidenza epidemiologica ad oggi disponibile,derivata principalmente da grandi analisi di dati aggregati di studi caso-controllo, suggerisce che i consumatori di alcol hanno un minor rischio per la maggior parte dei diversi tipi di linfoma non-Hodgkin, anche se la protezione sembra limitata agli uomini ed ai residenti in aree diverse dai paesi del Mediterraneo. (continua…)

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Linfomi non Hodgkin cutanei a cellule B – Caratteristiche cliniche ed istologiche

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Non vi sono caratteristiche cliniche distintive dei tre tipi di PCLBCL. La maggior parte dei pazienti presenta noduli di colorito bluastro o rosso su una o entrambe le gambe. Nel 10-15 per cento dei casi il linfoma si presenta in sedi diverse dagli arti inferiori. Questa terminologia potrebbe comprensibilmente essere fonte di confusione, dal momento che un paziente può essere facilmente diagnosticato con PCLBCL senza avere alcuna lesione alle gambe. A differenza di altri linfomi cutanei cellule B, questi tumori spesso diffondono ai siti extracutanei.

La presenza di sintomi “B”, anomalie dei parametri dell’emocromo o un aumento della lattato deidrogenasi (LDH) deve sollevare il sospetto di un linfoma sistemico.
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Linfomi non Hodgkin cutanei a cellule B – Terapia

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Il linfoma primario cutaneo a grandi cellule B, leg type, (PCLBCL) è una malattia rara, per cui non vi sono , grandi trial clinici sulla terapia. I giudizi sul trattamento risultano interamente basati su dati ottenuti con studi retrospettivi e da casi aneddotici.
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