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Mortalità per infarto del miocardio acuto in pazienti guariti dal linfoma di Hodgkin
0Dopo l’introduzione della radioterapia e della chemioterapia, la sopravvivenza complessiva dei pazienti con linfoma di Hodgkin a 5 anni si avvicina al 90%, mentre negli anni 50 del secolo scorso era pari al 29%.
La maggioranza di questi pazienti può considerarsi guarita dal linfoma, ma il prezzo che molti dei soggetti guariti è inaccettabilmente elevato a causa dell’elevata incidenza di seconde neoplasie e di malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nei sopravviventi a lungo temine.
Diversamente dalle seconde neoplasie in pazienti con linfoma di Hodgkin, per le quali il rischio è stato ben caratterizzato come incidenza, dose di radiazioni e modalità temporali di comparsa, soltanto da pochi anni sono apparsi risultati di studi estesi che anno valutato il rischio di tossicità cardiaca tardiva in questi soggetti.
L’infarto del miocardio rappresenta, infatti, la più frequente singola causa di morte per cardiopatia nei soggetti guariti da linfoma di Hodgkin. Rispetto alla popolazione generale il rischio relativo d’infarto del miocardio riportato varia in modo considerevole nei diversi studi, e sembra essere superiore negli uomini rispetto alle donne e nei pazienti più giovani. Volendo calcolare il contributo relativo d’ogni singolo farmaco o modalità di terapia, il compito è molto difficoltoso in quanto la maggioranza dei pazienti riceve sia radioterapia sia chemioterapia. (continua…)
La terapia del linfoma di Hodgkin
0Il 70-80% dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin può oggi essere definitavamente guarito con la chemioterapia e/o radioterapia. La mortalità per malattia di Hodgkin è oggi in costante declino, grazie anche alla disponibilità di efficaci terapie di salvataggio in pazienti in cui la malattia recidiva a distanza di tempo. La scelta del tipo di terapia (chemioterapia e/o radioterapia) dipende essenzialmente dalla prognosi (continua…)
Linfoma di Hodgkin e tumori solidi come complicanza della terapia
0I crescenti successi nella terapia del Linfoma di Hodgkin (LH) sono stati parzialmente offuscati dallo sviluppo di complicanze tardive, le più gravi delle quali sono rappresentate dai secondi tumori e dalle malattie cardiovascolari.
Nei pazienti guariti dal LH, le principali cause di morte sono, infatti, dopo 15-20 anni dal completamento della terapia iniziale, le malattie cardiovascolari (da antracicline in caso di ABVD o irradiazione mediastinica per dosi superiori ai 30 Gy) e malattie polmonari (da usata nell’ABVD).
I numerosi studi condotti hanno permesso di identificare alcuni fattori di rischio, modificando i quali (soprattutto il tipo di chemioterapia, la dose e i volumi di irradiazione) negli ultimi anni sembra osservarsi un trend discendente nell’incidenza di queste temibili complicanze.
Le neoplasie ematologiche che compaiono come complicanza della terapia del LH sono soprattutto mielodisplasie e leucemie acute mieloidi, raramente da linfoma non Hodgkin o mieloma multiplo.
Globalmente considerate, le complicanze neoplastiche ematologiche sembrano imputabili alla chemioterapia più che alla radioterapia. Negli ultimi anni sembra in dimiuzine il numero di MDS/LMA secondarie nei pazienti con LH, probabilmente grazie alla maggiore diffusione di protocolli meno leucemogeni come l’ABVD. Preoccupazione suscita da questo punto di vista la proposta di un protocollo molto aggressivo come il BEACOPP che, pur consentendo l’ottenimento di un maggior numero di RC rispetto all’ABVD è gravato d aun magior numero di leucosi secondarie.
In questo nostro lavoro passiamo in rassegna i principali fattori di rischio associati con l’insorgenza di neoplasie ematologiche secondarie nei pazienti guariti per linfoma di Hodgkin. Sono inoltre analizzati i dati ricavati dai principali studi condotti dai maggiori gruppi internazionali nelle ultime decadi e il tempo di latenza dell’insorgenza dei tumori secondari.
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Linfoma di Hodgkin e leucemie secondarie
0I crescenti successi nella terapia del Linfoma di Hodgkin (LH) sono stati parzialmente offuscati dallo sviluppo di complicanze tardive, le più gravi delle quali sono rappresentate dai secondi tumori e dalle malattie cardiovascolari.
Nei pazienti guariti dal LH, le principali cause di morte sono, infatti, dopo 15-20 anni dal completamento della terapia iniziale, le malattie cardiovascolari (da antracicline in caso di ABVD o irradiazione mediastinica per dosi superiori ai 30 Gy) e malattie polmonari (da usata nell’ABVD).
I numerosi studi condotti hanno permesso di identificare alcuni fattori di rischio, modificando i quali (soprattutto il tipo di chemioterapia, la dose e i volumi di irradiazione) negli ultimi anni sembra osservarsi un trend discendente nell’incidenza di queste temibili complicanze.
Le neoplasie ematologiche che compaiono come complicanza della terapia del LH sono soprattutto mielodisplasie e leucemie acute mieloidi, raramente da linfoma non Hodgkin o mieloma multiplo.
Globalmente considerate, le complicanze neoplastiche ematologiche sembrano imputabili alla chemioterapia più che alla radioterapia.
Negli ultimi anni sembra in diminuzione il numero di MDS/LMA secondarie nei pazienti con LH, probabilmente grazie alla maggiore diffusione di protocolli meno leucemogeni come l’ABVD. Preoccupazione suscita da questo punto di vista la proposta di un protocollo molto aggressivo come il BEACOPP che, pur consentendo l’ottenimento di un maggior numero di RC rispetto all’ABVD è gravato d aun magior numero di leucosi secondarie.
In questo nostro lavoro passiamo in rassegna i principali fattori di rischio associati con l’insorgenza di neoplasie ematologiche secondarie nei pazienti guariti per linfoma di Hodgkin. Sono inoltre analizzati i dati ricavati dai principali studi condotti dai maggiori gruppi internazionali nelle ultime decadi e il tempo di latenza dell’insorgenza dei tumori secondari [ad code=1 align=left]