Posts tagged ace-inibitori

Cardiotossicità da trastuzumab – Terapia e reversibillità

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La comparsa di sintomi e segni clinici di scompenso cardiaco, per esempio tachicardia, aumento del peso corporeo (superiore a 2 kg in una settimana ),edema, ritmo di galoppo , dispnea da sforzo necessitano di essere valutati attentamente e sono sufficienti per una diagnosi di cardiotossicità.
Nelle donne che presentano cardiotossicità la dose di Trastuzumab può essere aggiustata secondo le linee guide proposte da alcune società scientifiche. Queste prevedono la sospensione del Trastuzumab per quattro settimane se la FEVS diminuisce più del 16% dal basale oppure scende del 10 – 15% al di sotto del limite inferiore dell’intervallo di normalità. Trascorso questo periodo la FEVS viene rivalutata. Se i valori di FEVS rimangono al di sotto di questi limiti, il farmaco non viene più ripreso. Se la paziente ha insufficienza cardiaca sintomatica durante il trattamento con Trastuzumab questo dovrebbe essere sospeso.
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Prevenzione farmacologica del diabete: ruolo degli ACE-inibitori e di sartani, i farmaci che bloccano il sistema renina-agiotensina-aldosterone

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Il diabete mellito è una malattia del metabolismo che espone ad un rischio aumentato per numerose complicanze: malattie cardiovascolari, morte improvvisa, cecità, insufficienza renale, amputazioni, fratture ossee, declino cognitivo.

Poche strategie sono disponibili per l’efficace prevenzione del diabete e nessuno studio ha finora dimostrato che la sua prevenzione riduca in modo misurabile il rischio cardiovascolare. Modifiche delle abitudini e stili di vita e alcuni farmaci possono ritardare la comparsa del diabete.Gli studi DPS (Diabetes Prevention Study) e DPP (Diabetes Prevention Program) hanno dimostrato che le modifiche aggressive dello stile di vita, la perdita di peso, l’attività fisica e il consulto nutrizionale possono ridurre la progressione a diabete in soggetti con iperglicemia a digiuno o ridotta tolleranza glucidica. (continua…)

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Gli ACE-inibitori ritardano la guarigione dell’anemia nei pazienti sottoposti a interventi cardiochirurgici

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Gli Ace-inibitori sono frequentemente utilizzati dai cardiochirurghi dopo interventi di sostituzione valvolare in pazienti con sovraccarico di volume. Infatti, è stato dimostrato che questi farmaci hanno effetti positivi sui principali endpoint vascolari in pazienti con cardiopatia ischemica e normale funzione ventricolare sinistra. Il loro uso è stato anche raccomandato nell’immediato periodo post-operatorio con lo scopo di ridurre il rischio di trombosi acuta del trapianto e sono spesso prescritti in pazienti dopo bypass aortocoronarico. Comunque, nonostante la progressiva estensione delle indicazioni alla prescrizione degli ACE-inibitori nei pazienti cardiopatici, diversi studi hanno dimostrato una certa inibizione dell’eritropoiesi e la loro capacità di ridurre la poliglobulia in soggetti sottoposti a trapianto renale; di peggiorare l’anemia nei pazienti in emodialisi; di ridurre l’ematocrito in pazienti con BPCO o poliglobulia da altitudine. Le basi fisiologiche degli effetti anemizzanti degli ACE-inibitori non sono noti. Alcuni studi hanno dimostrato inibizione della sintesi di eritropoietina altri hanno dimostrato induzione dell’apoptosi dei precursori eritroidi conseguente all’inibizione dell’insulin-like growth factor 1. Probabilmente vi sono anche altri meccanismi con i quali gli ace-inibitori inibiscono l’eritropoiesi. L’anemia postoperatoria è frequente subito dopo la cardiochirurgia, ed i possibili effetti inibitori degli ace-inibitori sui globuli rossi in questi pazienti devono essere pertanto accuratamente valutati. (continua…)

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Monoterapia o associazione di sartani con ACE-inibitori per la riduzione della proteinuria nei pazienti con nefropatia: una revisione sistematica e metanalisi della letteratura

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La proteinuria aumenta il rischio di progressione delle malattie renali croniche e di sviluppo d’insufficienza d’organo terminale.

Modelli sperimentali animali suggeriscono che l’escrezione renale di proteine non solo riflette la gravità della nefropatia, ma contribuisce anche alla progressione delle lesioni d’organo e, quindi, della malattia di base stessa.
In uno studio d’intervento sulla nefropatia diabetica, la terapia indusse riduzioni della proteinuria durante le prime settimane, riduzione che era lineare e correlata al decorso clinico della malattia anche dopo diversi anni. L’inibizione del sistema renina-angiotensina (per esempio con sartani del recettore dell’angiotensina), a causa di una riduzione della proteinuria che, è indipendente dalla diminuzione della pressione arteriosa ma dipende, invece, strettamente dall’attività del sistema renina-angiotensina. Studi clinici nei quali è stata valutata l’azione antiproteinuria dei sartani, hanno riportato effetti variabili. Non è chiaro se i sartani sono più efficaci degli ace-inibitori nel ridurre la proteinuria, oppure se l’associazione degli ace-inibitori con sartani è preferibile rispetto ai singoli farmaci.
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Prevenzione della fibrillazione atriale con farmaci antinfiammatori

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Sia gli ACE-inibitori che i sartani hanno una significativa azione antinfiammatoria (98). Per esempio, l’inibizione del sistema riduce il numero dei macrofagi, dei linfociti T, e delle cellule infiammatorie HLA-D R+ nelle placche aterosclerotiche, confermando le proprietà proinfiammatorie del sistema renina-angiotensina (25). L’inibizione del sistema riduce anche la generazione di radicali ossidrilici reattivi nei leucociti; l’attività di Nf-kB nelle cellule mononucleate; riduce i livelli plasmatici di PCR, e di varie citochine come TNF-a, MCP-1,ICAM-1,VCAM-1.

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Rapporti fra fibrillazione atriale,infiammazione, renina-angiotensina e trombosi

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L’enzima di conversione della angiotensina converte l’angiotensina I in angiotensina II. L’angiotensina II svolge la sua azione attraverso l’interazione con i recettori A T1 e AT2. L’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone svolge un ruolo importante nello sviluppo delle malattie cardiovascolari (19). Il blocco dei recettori mediante gli ace-inibitori o gli inibitori dei recettori della angiotensina II migliorano la funzione endoteliale e riducono sia la morbilità che la mortalità (37).
L’ angiotensina II è un ormone importante per la regolazione della pressione arteriosa, grazie alle sue capacità di stimolare la costrizione della muscolatura vascolare liscia, il rilascio dell’aldosterone dalla corteccia surrenale, ed il riassorbimento di sodio da parte del tubulo renale.
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