Posts tagged aldosterone

L'iperaldosteronismo primario è una sindrome più rara di quanto finora ritenuto

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Uno studio retrospettivo di 20 anni ha trovato che l’iperaldosteronismo primario è in realtà una condizione poco frequente nei pazienti con ipertensione arteriosa.

In questo studio furono arruolati oltre 1500 pazienti con ipertensione resistente; soltanto il 10% di loro era realmente affetto da questo disordine endocrino, che è considerato come una forma d’ipertensione secondaria. Questa percentuale è nettamente inferiore al 30% riportato in precedenza nei pazienti con ipertensione primaria considerati resistenti.

L’ipertensione resistente è definita da valori superiori a 140/90 mm Hg nonostante una terapia con tre farmaci, compreso un diuretico. La maggioranza degli studi finora condotti aveva una casistica poco numerosa e furono eseguiti principalmente in centri di riferimento.

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Rapporti fra fibrillazione atriale,infiammazione, renina-angiotensina e trombosi

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L’enzima di conversione della angiotensina converte l’angiotensina I in angiotensina II. L’angiotensina II svolge la sua azione attraverso l’interazione con i recettori A T1 e AT2. L’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone svolge un ruolo importante nello sviluppo delle malattie cardiovascolari (19). Il blocco dei recettori mediante gli ace-inibitori o gli inibitori dei recettori della angiotensina II migliorano la funzione endoteliale e riducono sia la morbilità che la mortalità (37).
L’ angiotensina II è un ormone importante per la regolazione della pressione arteriosa, grazie alle sue capacità di stimolare la costrizione della muscolatura vascolare liscia, il rilascio dell’aldosterone dalla corteccia surrenale, ed il riassorbimento di sodio da parte del tubulo renale.
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Infiammazione e fibrillazione atriale: introduzione

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La fibrillazione atriale è un’aritmia sopraventricolare caratterizzata dall’attività non coordinata della contrazione atriale con conseguente riduzione della funzione meccanica atriale.

All’elettrocardiogramma, la fibrillazione atriale è caratterizzata dalla scomparsa delle onde P e dalla loro
sostituzione da parte di rapide oscillazioni (onde di fibrillazione) che variano continuamente in ampiezza, forma e frequenza, causando un’irregolare contrazione ventricolare che, se la conduzione A-V è intatta, è spesso molto rapida.

La fibrillazione atriale è associata, indipendentemente da altri fattori di rischio, con un aumento del rischio relativo di mortalità che varia nei diversi studi da 1,3 a 2,34. La fibrillazione atriale causa anche un
aumento della morbilità ed un peggioramento della qualità di vita dei pazienti (45). In particolare i
pazienti con fibrillazione atriale che sono ricoverati per ictus cerebrale hanno un decorso clinico peggiore, caratterizzato da mortalità più elevata, da maggiore morbidità e maggiore durata dei ricoveri ospedalieri rispetto ai pazienti con ictus senza fibrillazione atriale. Anche i pazienti con fibrillazione atriale parossistica e persistente (che dura più di sette giorni o richiede la cardioversione) hanno rischio di ictus simile ai pazienti con fibrillazione atriale permanente .
(continua…)

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