Posts tagged amiloidosi
Valore diagnostico del rapporto fra le catene leggere sieriche kappa e lambda nella diagnosi delle gammapatie monoclonali associate alle malattie linfoproliferative a cellule B
0L’ elettroforesi e l’ immunofissazione del siero e delle urine sono considerate le metodiche di laboratorio più importanti per la diagnosi delle componenti monoclonali associate alle malattie linfoproliferative. Tuttavia queste metodiche possono essere negative nei pazienti affetti da alcune varianti del mieloma multiplo: mieloma non secernente, mieloma multiplo micro molecolare, amiloidosi a catene leggere e malattia da deposito delle catene leggere. Il dosaggio delle catene libere nel siero può aumentare la sensibilità diagnostica in questi disordini, poiché spesso le catene leggere sono presenti nel siero a concentrazioni talmente basse da non essere dosabili con l’ elettroforesi e l’ immunofissazione. (continua…)
I pazienti con MGUS hanno un rischio aumentato di fratture ossee indipendentemente dalla progressione a mieloma
0Il mieloma è tipicamente una malattia scheletrica poiché oltre il 90% dei pazienti ha lesioni ossee e circa i due terzi dei casi presentano una frattura patologica durante il decorso della loro malattia. Le fratture e il dolore osseo sono pertanto importanti e frequenti manifestazioni della malattia nei pazienti con mieloma e ne condizionano la qualità di vita. Il mieloma è sempre preceduto da una condizione nota come MGUS o gammapatia monoclonale di incerto significato, il cui tasso di trasformazione in mieloma multiplo, linfoma o amiloidosi si aggira attorno all’1% per anno. Sebbene per definizione i pazienti con MGUS siano asintomatici, è stato riportato un aumentato rischio di morbilità e di mortalità.
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Amiloidosi cardiaca- Correlazioni clinico-patologiche
0Indipendentemente dalla patogenesi e dai meccanismi di produzione dell’amiloide, l’amiloidosi cardiaca è una malattia caratterizzata dall’infiltrazione extracellulare diffusa da parte delle fibrille amiloide nel miocardio. Questi depositi si osservano principalmente nei ventricoli e negli atri, ma anche nelle valvole e nella parete dei piccoli vasi. Anche il sistema di conduzione può essere interessato. L’infiltrazione miocardica produce caratteristicamente un ispessimento della parete dei ventricoli senza dilatazione degli stessi. Il conseguente innalzamento della pressione all’interno degli atri provoca dilatazione atriale, nonostante l’ispessimento della parete provocata dalla deposizione di amiloide.
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Amiloidosi cardiaca- Terapia
0Il miocardio è una delle sedi preferenziali di deposito delle fibrille che caratterizzano le più frequenti forme di amiloidosi.
Clinicamente, i depositi cardiaci di amiloide si manifestano con segni di disfunzione miocardica (insufficienza cardiaca )e del sistema di conduzione (aritmie).
La terapia dell’amiloidosi cardiaca prevede un duplice approccio: il trattamento dei sintomi e delle complicanze cardiache da un lato e, dall’altro, la terapia della malattia di base (42).
In pazienti con anasarca è spesso necessario ricorrere ai diuretici per via endovenosa a causa del malassorbimento. I versamenti pleurici ricorrenti possono a volte richiedere la pleurodesi. Considerevole cautela deve essere utilizzata nell’uso di certi farmaci cardioattivi, poiché le fibrille amiloide legano avidamente sia la digitale che la nifedipina (34, 69). Questa interazione può causare aumento della tossicità digitalica e deterioramento emodinamico dopo somministrazione di nifedipina (69). La digossina, usata per le sue proprietà inotrope è di scarso beneficio; tuttavia in caso di fibrillazione atriale a rapida risposta ventricolare l’uso giudizioso delle digossina può essere efficace e sicuro. Gli ACE inibitori e gli inibitori dell’angiotensina II sono scarsamente tollerati nei soggetti con amiloidosi, poiché anche piccole dosi possono provocare grave ipotensione arteriosa. Il loro uso richiede estrema cautela, iniziando con dosi molto basse e dando la preferenza a molecole a breve durata d’azione come il captopril. L’ipotensione arteriosa può essere a particolarmente evidente nei pazienti con neuropatia autonomica
Amiloidosi cardiaca- Diagnosi
0La diagnosi di amiloidosi dovrebbe essere considerata in ogni paziente con cardiomegalia altrimenti non spiegata, insufficienza cardiaca, proteinuria importante, epatomegalia. La presenza di anomalie come anemia, dolori ossei, ipercalcemia suggerisce la amiloidosi AL associata a mieloma multiplo, mentre una storia di malattia infiammatoria cronica come l’artrite reumatoide, depone per un’amiloidosi secondaria o amiloidosi AA.
Amiloidosi cardiaca nelle amiloidosi ereditarie e AL
0Le amiloidosi costituiscono un gruppo eterogeneo di disordini del metabolismo proteico accomunati dal deposito in sede extracellulare di fibrille proteiche insolubili (53). Finora si conoscono almeno 24 proteine, strutturalmente e funzionalmente molto diverse fra di loro che, in determinate condizioni, diventano amiloidogeniche, formano cioè fibrille. Per esempio le catene leggere delle immunoglobuline formano i depositi di amiloide nella amiloidosi primitiva o amiloidosi AL; la proteina Serum Amyloid A (SAA) nell’amiloidosi secondaria o amiloidosi AA, la beta-2 microglobulina nell’amiloidosi associata a dialisi, l’amiloide Ab nella malattia di Alzheimer e nella sindrome di Down (33). Pertanto, possiamo affermare che esistono oltre 20 tipi di amiloidosi biochimicamente distinte (81).
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Plasmocitoma solitario osseo – Terapia
0La terapia del plasmocitoma solitario osseo si basa principalmente sulla radioterapia locale a dosi adeguate; il ruolo della chemioterapia adiuvante e nei casi ad alto rischio è controverso, mentre la chirurgia ha un’importanza limitata alla riparazione delle fratture vertebrali e agli interventi di laminectomia decompressiva . (continua…)
Plasmocitoma solitario osseo – Storia naturale e fattori prognostici
0Storia naturale del plasmocitoma solitario osseo
Un mieloma franco si sviluppa prima o poi nel 50-60% dei pazienti con plasmocitoma solitario osseo (11, 24). In una casistica la progressione avvenne in due terzi dei pazienti entro tre anni dalla diagnosi iniziale (11). In un altro gruppo di 47 pazienti, il 70% delle progressioni a MM avvenne entro quattro anni, sebbene la trasformazione fosse osservata anche dopo 13 anni (15).
In questo studio un MM comparve nel 54% dei pazienti, una recidiva locale nel 10%, mentre lo sviluppo di nuove lesioni in assenza di mieloma fu osservato nel 2% dei casi.4 su 5 pazienti con recidiva locale alla colonna avevano tutti ricevuto meno di 45 Gray sulla lesione iniziale. La OS mediana dei pazienti con plasmocitoma solitario osseo era di circa dieci anni (10, 28, 31). Nella casistica di Frassica et al. (15) la OS a cinque e a dieci anni era 74% e 45%, e la DFS era 43% e 25% a 5 e 10 anni rispettivamente.
Wilder et al (37) osservarono che solo in 1 paziente sui 13 nei quali il picco monoclonale scomparve progredì nel tempo a mieloma, contro il 90% di quelli in cui la paraproteina rimase invariata dopo la RT, nei quali la progressione avvenne in genere entro i due anni. (continua…)