Posts tagged aspirina
Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Raccomandazioni per la combinazione della terapia anticoagulante con quella antiaggregante
0Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia anticoagulante con warfarina è efficace per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei soggetti con fibrillazione atriale. L’aspirina offre soltanto una modesta protezione contro l’ictus in questi pazienti. L’anticoagulazione orale con dosi aggiustate di warfarina è più efficace dell’aspirina per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. Recenti studi hanno valutato la terapia antiaggregante piastrinica con aspirina e clopidogrel per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. (continua…)
Clopidogrel con o senza omeprazolo in pazienti affetti da cardiopatia ischemica
0l clopidogrel è diventato il secondo farmaco più prescritto medica in tutto il mondo. L’emorragia gastrointestinale è la più frequente complicanza emorragica con la terapia antipiastrinica a lungo termine. I farmaci antiacido riducono le complicanze gastrointestinali della terapia antiaggregante con aspirina, anche se i dati sono in gran parte basati su end-point endoscopici. Studi randomizzati e controllati hanno di mostrato che gli inibitori di pompa protonica (PPI) riducono il tasso di recidive di sanguinamento gastrointestinale nei pazienti ad alto rischio trattati con aspirina. Studi osservazionali, tuttavia, hanno suggerito che potrebbe esserci una interazione tra clopidogrel e PPI che, se reale, potrebbe avere significativi effetti clinici. Questi studi sono stati confermati da risultati di analisi ex vivo, molti dei quali hanno evidenziato l’inibizione dell’effetto antiaggregante del clopidogrel da PPI , essendo l’omeprazolo il farmaco maggiormente imputato. Inoltre, sono stati identificati dei polimorfismi genetici che potrebbero influenzare la risposta al Clopidogrel e, almeno teoricamente, potrebbero aumentare la probabilità di interazione farmacologica mediata dal citocromo P-450. Un certo numero di altri studi osservazionali, tuttavia, non hanno mostrato una interazione tra clopidogrel e PPI. Sulla base di questi dati contrastanti riguardo una possibile interazione, la scelta della terapia ottimale dei pazienti che richiedono contemporaneamente l’assunzione di clopidogrel e PPI è gravata da dubbi e incertezze. (continua…)
Incidenza e significato clinico della duplice resistenza all’aspirina ed al clopidogrel in pazienti con stent medicati con sirolimus
0La doppia antiaggregazione piastrinica con clopidogrel ed aspirina è il trattamento standard dei pazienti portatori di stent medicati (DES o drug.eluting stents) per coronaropatia per la prevenzione della trombosi dello stent. La precoce interruzione della doppia antiaggregazione è un potente fattore predittivo di trombosi dello stent. Comunque la trombosi dello stent si osserva anche in pazienti che assumono regolarmente la duplice antiaggregazione, e diversi studi retrospettivi e 2 studi prospettici hanno dimostrato che un’elevata reattività piastrinica residua durante la doppia antiaggregazione correla con il rischio di trombosi ed altri eventi avversi. Lo studio RECLOSE ha dimostrato che la resistenza ad una dose di carico di 600 mg di clopidogrel correla in modo indipendente con il rischio di trombosi dello stent.
Gori et al, utilizzando i dati dello studio RECLOSE, uno studio prospettico nel quale furono arruolati 804 pazienti trattati con stent medicati con sirolimus o paclitaxel, hanno valutato prospetticamente l’incidenza della resistenza all’aspirina in aggiunta a quella al clopidogrel e se questa associazione identifica pazienti ad aumentato rischio di trombosi dello stent rispetto a quelli con refrattarietà isolata ad uno dei due farmaci. Tutti i pazienti dovevano aver assunto per almeno sei mesi clopidogrel alla dose di 75 mg/die e aspirina alla dose di 325 mg/die. (continua…)
Argomenti contro la prescrizione di una "polipillola" per la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari nei pazienti diabetici
0Nonostante gli obiettivi terapeutici per la prevenzione primaria e secondaria delle complicanze cardiovascolari nei pazienti con diabete siano stati definiti da molti anni, anche nei sistemi sanitari più avanzati, l’attuazione delle linee guide non è ottimale.
Ragioni finanziarie e culturali, l’insufficiente informazione dei medici e dei pazienti, assieme alla bassa compliance di questi ultimi quando devono assumere numerosi farmaci, sono fra le principali ragioni che sono state addotte per la scarsa diffusione della prevenzione farmacologica. Per eliminare alcuni di questi inconvenienti, sono state proposte modalità di standardizzazione e semplificazione delle terapie, sicché il trattamento con aspirina e statine è stato invocato in ogni paziente con diabete.
L’ uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) aumenta il rischio di ictus in una i popolazione danese sana.
0L’ uso a breve termine di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) è stato associato ad un aumentato rischio di ictus in uno studio di popolazione danese condotto su individui sani.
Presentando lo studio al Congresso annuale della Società Europea di Cardiologia (ESC) , il dottor Gunnar Gislason (Gentofte University Hospital di Hellerup, Danimarca) ha detto che i risultati potrebbero avere “implicazioni enormi per la sanità”.
“In precedenza avevamo osservato un aumento del rischio di infarto miocardico in soggetti che usano FANS. Ora stiamo trovando la stessa associazione con l’ictus cerebrale. I risultati di questi studi sono molto preoccupanti, in quanto questi farmaci sono ampiamente utilizzati, e molti di loro sono venduti come prodotti farmaceutici da banco senza ricetta medica”. È pertanto possibile che le autorità regolatorie sanitarie siano costrette a rivedere le regole per la prescrizione di questi farmaci. (continua…)
L' uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) aumenta il rischio di ictus in una i popolazione danese sana.
0L’ uso a breve termine di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) è stato associato ad un aumentato rischio di ictus in uno studio di popolazione danese condotto su individui sani.
Presentando lo studio al Congresso annuale della Società Europea di Cardiologia (ESC) , il dottor Gunnar Gislason (Gentofte University Hospital di Hellerup, Danimarca) ha detto che i risultati potrebbero avere “implicazioni enormi per la sanità”.
“In precedenza avevamo osservato un aumento del rischio di infarto miocardico in soggetti che usano FANS. Ora stiamo trovando la stessa associazione con l’ictus cerebrale. I risultati di questi studi sono molto preoccupanti, in quanto questi farmaci sono ampiamente utilizzati, e molti di loro sono venduti come prodotti farmaceutici da banco senza ricetta medica”. È pertanto possibile che le autorità regolatorie sanitarie siano costrette a rivedere le regole per la prescrizione di questi farmaci. (continua…)
L’incidenza del cancro esofageo è in notevole aumento nel Regno Unito e nel resto del mondo occidentale
0
L'esofago di Barrett è una lesione precancerosa
L’incidenza del cancro esofageo è aumentata del 50% negli ultimi 25 anni negli uomini nel Regno Unito, secondo i nuovi dati rilasciati dalla Cancer Research UK.
Oltre ad un drammatico aumento di incidenza, c’è stato un cambiamento dell’istologia del tumore, essendo attualmente la maggior parte dei casi rappresentati da adenocarcinoma invece che carcinoma a cellule squamose (SCC). Un simile enorme aumento d’incidenza e di cambiamento del tipo istologico prevalente si è verificato anche negli Stati Uniti.
Gli ultimi dati britannici dimostrano che a 5.100 uomini è stato diagnosticato un cancro esofageo, nel 2007, a fronte di 2600 nel 1983.
Il tasso di incidenza è ora di 14,4 ogni 100.000 uomini, che è del 50% superiore al tasso di 9,6 per 100.000 uomini del 1983. L’aumento più drammatico è stato negli uomini di 50-60 anni, in cui il tasso è aumentato del 67%.
L’incidenza di cancro esofageo è aumentato anche nelle donne, ma non così paurosamente; c’è stato un aumento pari a 8% nel periodo 1983-2007 (da 5,1 al 5,5 per 100.000).
Non è facilmente spiegabile i motivi di questo rapido aumento dei tassi di cancro esofageo, sopratutto negli uomini”. Il principale indiziato è l’epidemia di obesità.
Il sovrappeso aumenta il rischio di adenocarcinoma, il principale tipo di cancro esofageo che sta aumentando di incidenza. In effetti, gli uomini di pelle bianca nel Regno Unito hanno la più alta incidenza di adenocarcinoma dell’esofago nel mondo. (continua…)
L'incidenza del cancro esofageo è in notevole aumento nel Regno Unito e nel resto del mondo occidentale
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L'esofago di Barrett è una lesione precancerosa
L’incidenza del cancro esofageo è aumentata del 50% negli ultimi 25 anni negli uomini nel Regno Unito, secondo i nuovi dati rilasciati dalla Cancer Research UK.
Oltre ad un drammatico aumento di incidenza, c’è stato un cambiamento dell’istologia del tumore, essendo attualmente la maggior parte dei casi rappresentati da adenocarcinoma invece che carcinoma a cellule squamose (SCC). Un simile enorme aumento d’incidenza e di cambiamento del tipo istologico prevalente si è verificato anche negli Stati Uniti.
Gli ultimi dati britannici dimostrano che a 5.100 uomini è stato diagnosticato un cancro esofageo, nel 2007, a fronte di 2600 nel 1983.
Il tasso di incidenza è ora di 14,4 ogni 100.000 uomini, che è del 50% superiore al tasso di 9,6 per 100.000 uomini del 1983. L’aumento più drammatico è stato negli uomini di 50-60 anni, in cui il tasso è aumentato del 67%.
L’incidenza di cancro esofageo è aumentato anche nelle donne, ma non così paurosamente; c’è stato un aumento pari a 8% nel periodo 1983-2007 (da 5,1 al 5,5 per 100.000).
Non è facilmente spiegabile i motivi di questo rapido aumento dei tassi di cancro esofageo, sopratutto negli uomini”. Il principale indiziato è l’epidemia di obesità.
Il sovrappeso aumenta il rischio di adenocarcinoma, il principale tipo di cancro esofageo che sta aumentando di incidenza. In effetti, gli uomini di pelle bianca nel Regno Unito hanno la più alta incidenza di adenocarcinoma dell’esofago nel mondo. (continua…)
L'aspirina dovrebbe essere prescritta a tutti i pazienti diabetici?
0È ormai definitivamente provato che i pazienti con diabete rappresentano un gruppo ad elevato rischio cardiovascolare. Studi epidemiologici dimostrano che con l’invecchiamento della popolazione europea, la percentuale di pazienti diabetici aumenterà nei prossimi anni, con importanti conseguenze sulla mortalità cardiovascolare. Diversi studi hanno dimostrato che la mortalità cardiovascolare nei pazienti diabetici è aumentata allo stesso modo dei pazienti senza diabete con malattie coronariche note. Pertanto è stato introdotto il concetto del diabete come mellito come fattore di rischio equivalente alla malattia coronarica.
L’equivalenza di rischio alla coronaropatia implica la necessità di un trattamento più aggressivo per la prevenzione secondaria dei fattori di rischio cardiovascolari. Un altro punto di dibattito molto interessante è se ai pazienti diabetici senza coronaropatia clinicamente evidente debba essere somministrata una terapia medica simile a quella dei diabetici con coronaropatia.
L’aspirina dovrebbe essere prescritta a tutti i pazienti diabetici?
0È ormai definitivamente provato che i pazienti con diabete rappresentano un gruppo ad elevato rischio cardiovascolare. Studi epidemiologici dimostrano che con l’invecchiamento della popolazione europea, la percentuale di pazienti diabetici aumenterà nei prossimi anni, con importanti conseguenze sulla mortalità cardiovascolare. Diversi studi hanno dimostrato che la mortalità cardiovascolare nei pazienti diabetici è aumentata allo stesso modo dei pazienti senza diabete con malattie coronariche note. Pertanto è stato introdotto il concetto del diabete come mellito come fattore di rischio equivalente alla malattia coronarica.
L’equivalenza di rischio alla coronaropatia implica la necessità di un trattamento più aggressivo per la prevenzione secondaria dei fattori di rischio cardiovascolari. Un altro punto di dibattito molto interessante è se ai pazienti diabetici senza coronaropatia clinicamente evidente debba essere somministrata una terapia medica simile a quella dei diabetici con coronaropatia.