Posts tagged cancro mammella

Incidenza di tumori solidi nei sopravvissuti alla bomba atomica esposti in utero o durante l’infanzia

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L’osservazione ,iniziata a partire dal 1970, dei soggetti esposti in utero alle radiazioni ionizzanti emesse dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, non ha dimostrato un aumento della mortalità neoplastica nei soggetti esposti prima dell’età di 15 anni, probabilmente a causa del piccolo numero di neoplasie osservate. Tuttavia, con l’invecchiamento della popolazione esaminata, il numero di cancri osservati è aumentato rendendosi evidente una relazione dell’aumento della mortalità neoplastica con la dose di radiazioni assorbita.

 

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Cardiopatia da radiazioni in donne irradiate per cancro della mammella

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È ormai dimostrato che le radiazioni ionizzanti causano cardiopatie. Una rassegna di 63 studi comprendente 32 1800 donne con cancro della mammella ha osservato che la mortalità per cardiopatie in donne randomizzate alla radioterapia era del 27% più elevata rispetto alle donne non irradiate. La dose somministrata in questi studi variava da 1 a 20 Gray, a seconda della tecnica utilizzata e della sede del tumore. Le tecniche di radioterapia per il cancro della mammella si sono evolute nel tempo e molte donne in questi studi sono state irradiate con una dose media cardiaca ridotta rispetto ai precedenti studi. (continua…)

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Risultati a 4 anni del trattamento adiuvante con trastuzumab per 12 mesi del carcinoma mammario

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Gli ultimi risultati dello studio Herceptin Adjuvant (HERA) confermano che il trattamento adiuvante con trastuzumab (Herceptin) è utile nelle donne affette da carcinoma mammario precoce HER2-positivo. Le pazienti che hanno ricevuto trastuzumab per 1 anno dopo la chemioterapia avevano una sopravvivenza libera da malattia significativamente migliore rispetto alle pazienti di controllo.

Gli autori di uno studio pubblicato sul numero di marzo di Lancet Oncology hanno rilevato che la sopravvivenza libera da malattia a 4 anni nel gruppo trastuzumab è stata del 78,6%, rispetto al 72,2% nel gruppo di controllo (hazard ratio [HR], 0,76, p <0,0001). Lo studio è stato sponsorizzato dalla casa farmaceutica Roche.
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Cardiotossicità da trastuzumab – Terapia e reversibillità

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La comparsa di sintomi e segni clinici di scompenso cardiaco, per esempio tachicardia, aumento del peso corporeo (superiore a 2 kg in una settimana ),edema, ritmo di galoppo , dispnea da sforzo necessitano di essere valutati attentamente e sono sufficienti per una diagnosi di cardiotossicità.
Nelle donne che presentano cardiotossicità la dose di Trastuzumab può essere aggiustata secondo le linee guide proposte da alcune società scientifiche. Queste prevedono la sospensione del Trastuzumab per quattro settimane se la FEVS diminuisce più del 16% dal basale oppure scende del 10 – 15% al di sotto del limite inferiore dell’intervallo di normalità. Trascorso questo periodo la FEVS viene rivalutata. Se i valori di FEVS rimangono al di sotto di questi limiti, il farmaco non viene più ripreso. Se la paziente ha insufficienza cardiaca sintomatica durante il trattamento con Trastuzumab questo dovrebbe essere sospeso.
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Cardiotossicità da trastuzumab – Valutazione iniziale e monitoraggio

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Valutazione di base

Prima di iniziare il trattamento con trastuzumab sia a scopo adiuvante che nella malattia metastatica, è necessario valutare attentamente il rischio di cardiotossicità della paziente e considerare il rapporto tra benefici e rischi. Se utilizzato a scopo adiuvante, il Trastuzumab sara probabilmente interrotto o sospeso in caso di disfunzione cardiaca sintomatica e, pertanto, la valutazione basale e successiva della frazione di eiezione ventricolare sinistra diventa appropriata. Nelle donne con cancro metastatico la decisione da prendere è più difficile, dati i benefici clinici forniti dal Trastuzumab. Nelle donne a rischio più elevato, è necessario seguire periodicamente e attentamente la paziente per la comparsa di segni e sintomi di cardiotossicità. (continua…)

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Cardiotossicità da trastuzumab – Patogenesi e fattori di rischio

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Patogenesi della tossicità cardiaca da trastuzumab

La fisiopatologia della disfunzione cardiaca associata a trastuzumab non è nota. Dal momento che molte donne che ricevono trastuzumab sono state anche trattate in precedenza con antracicline, all’inizio si ipotizzò che l’anticorpo monoclonale causasse una riacutizzazione o un peggioramento del danno tessutale indotto da antracicline. Tuttavia le biopsie miocardiche delle pazienti con disfunzione cardiaca da trastuzumab non mostrano le caratteristiche modificazioni ultrastrutturali tipiche delle antracicline. Inoltre, la cardiotossicità da trastuzumab può verificarsi anche in pazienti non trattate in precedenza con antracicline. A confondere ancora di più il quadro è l’osservazione che la cardiotossicità da trastuzumab non dipende dalla dose cumulativa;inoltre è in genere è reversibile e la ripresa del farmaco è ben tollerata. Prove in vivo ed in vitro indicano che la cardiotossicità da trastuzumab correla direttamente con il blocco di ErbB2/HER2. (continua…)

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Cardiotossicità da trastuzumab – Incidenza

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Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro lo Human Epidermal Growth Factor Receptor-2 (ErbB2 o HER2). Questo recettore, una tirosina chinasi di membrana, è espresso nel 15-20% delle pazienti con cancro della mammella, e per questa sottopopolazione di donne trastuzumab rappresenta un’importante opzione terapeutica sia per la malattia in fase avanzata che per gli stati limitati. Il suo uso, tuttavia, aumenta, anche se modestamente, il rischio di cardiotossicità, che si manifesta tipicamente come una diminuzione asintomatica della frazione di eiezione ventricolare sinistra e, meno frequentemente con insufficienza cardiaca clinicamente manifesta. (continua…)

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Diabete mellito in gravidanza e aumento del rischio di cancro del pancreas

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L’esistenza di un’associazione fra diabete e cancro del pancreas è nota da molto tempo, anche se non è stato chiarito quale delle due malattie sia la causa e quale la conseguenza.

Esistono prove a favore di entrambi i punti di vista. Da un lato, infatti, i pazienti con cancro del pancreas di recente diagnosi hanno un diabete tipo II di recente insorgenza e l’asportazione chirugica del tumore spesso migliora le manifestazione del diabete. Dall’alto lato, i diabetici di vecchia data hanno un aumentato rischio di diabete.

Durante la gravidanza si verifca spesso un’insulina resistenza, conseguenza dell’incremento del peso corporeo e della secrezione degli ormoni placentari. La maggioranza delle donne compensa questi cambiamenti con un aumento della secrezione insulinica e non mostrano sigificative variazioni della glicemia. Al contrario le donne che non compensano adeguatamente l’insulinoresitenza sviluppano un diabete gestazionale.

I principali fattori di rischio per il diabete gestazionale comprendono l’età, una storia familiare di diaete e l’appartenenza a certi gruppi etnici.

Le conseguenze a breve termine per il feto sono la macrosomia ed un aumento della morbilità neonatale. Fra le complicanze tardive materno-fetali è da ricordare il diabete di tipo II.

Il diabete gestazionale è stato in alcuni studi riconosciuto come un fattore di rischio per il cancro della mammella ed altre neoplasie.

Per chiarire se il diabete gestazionale aumenti il rischio di cancro pancreatico,Perrin at al. hanno disegnato uno studio prospettico in Israele, nel quale sono state valutate nel periodo 2004-2005 40898 madri i cui dati erano contenuti nel registro tumori israeliano. Furono identificate 37.926 donne disponibili per lo studio, comprese 410 con diabete gestazionale diagosticato fra il 1964 ed il 1976. Durante i 28-40 anni di follow-up, furono osservati 54 cancri del pancreas, con un intervallo fra la diagnosi di diabete gestazionale e cancro del pancreas variabile fra 14 e 35 anni. L’età mediana alla diagnosi era di 57 anni (range 35-77) e di 58 (range 42-76) in quelle che avevano avuto il diabete gestazionale.5 casi di cancro del pancreas furono diagnosticate nelle donne con diabete gestazionale, risultandone un aumento di sette volte del rischio relativo, corretto per altri fattori di rischio, rispetto alle donne senza diabete gestazionale. I risultati dello studio suggeriscono che il diabete mellito insorto in gravidanza rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo successivo di cancro del pancreas.

Numerosi studi condotti in diverse regioni del mondo hanno identificato gli elevati valori di glicemia (addirittura i valori prossimi al limite superiore della “normalità”) come un rischio di cancro del pancreas. Il collegamento fra le due condizioni sarebbe rappresentato dall’iperinsulinemia, che espone le cellule esocrine del pancreas ad elevati livelli di insulina. L’ormone si legherebbe all’Insulin-like Growth Factor-1 Receptor e, diminuendo i livelli di IGFBP-1, aumenterebbe la quantità di IGF-1 biodisponibile. L’insulina e l’IGF-1 stimolano la crescita delle celule pancreatiche neoplastiche. Poichè l’intervallo di tempo fra la comparsa di diabete gestazionale e la diagnosi di cancro del pancreas era almeno 14 anni, è molto improbabile che la neopalsia (solitamente molto aggressiva e con tassi di sopravvivenza trascurabili a 5 anni) sia la causa del diabete.

I risultati di una recente metanalisi indicano un aumento significativo (50%) del rischio di cancro del pancreas nei pazienti con una diagnosiosi di diabete nei precedenti 5 o più anni. Se i risultati di questo studio fossero confermati da altri studi prospettici, il diabete mellito gestazionale dovrebbe essere considerato un importante fattore di rischio per lo sviluppo successivo di cancro del pancreas.

Riferimenti bibliografici

5: Perrin MC, Terry MB, Kleinhaus K, Deutsch L, Yanetz R, Tiram E, Calderon R,Friedlander Y, Paltiel O, Harlap S.
Gestational diabetes as a risk factor for pancreatic cancer: A prospective cohort study.
BMC Med. 2007 Aug 16;5(1):25 [Epub ahead of print]
PMID: 17705823 [PubMed - as supplied by publisher]

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Una dieta ricca di grassi aumenta il rischio di cancro mammario da diossina anche nelle donne?

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I nuovi risultati evidenziano un possibile meccanismo che può spiegare i dati epidemiologici che separatamente collegano le prime fasi di vita di esposizione TCDD e le diete ricche di grassi all’aumentato rischio di cancro al seno negli esseri umani. Nello studio di La Merrill e collaboratori, l’esposizione in utero al TCDD in combinazione con una dieta ad alto contenuto di grassi provocava un’aumentata espressione di CYP1B1 e la ridotta espressione di COMT nel tessuto mammario. Gli studi hanno suggerito che l’espressione diminuita di COMT e l’aumentata espressione di CYP1B1 sono associati ad un aumentato rischio di cancro al seno e altri tumori estrogeno-sensibili, probabilmente aumentando i livelli di metaboliti degli estrogeni che contribuirebbero alla cancerogenesi inducendo danni DNA. I risultati di questi studi indicano inoltre che l’obesità può influenzare il rischio di cancro al seno perché la TCDD persiste nel tessuto adiposo, compreso quello presente nella mammella femminile.
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Una dieta ricca di grassi aumenta ulteriormente il rischio di cancro mammario da diossina nei topi

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Alcuni studi umani e animali hanno associato l’esposizione nelle prime fasi di vita all’interferente endocrino 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD), con un aumento del rischio di cancro della mammella. I grassi alimentari sono considerati un a fattore di rischio per questo tipo di cancro, probabilmente agendo attraverso la via degli estrogeni. I risultati di un recente studio su animali di laboratorio suggeriscono che una dieta ricca di grassi può alterare il metabolismo degli estrogeni, e quindi modificare gli effetti dell’esposizione materna alla TCDD aumentando il rischio di cancro mammario nelle successive generazioni.
Un gruppo di topine FVB/ NJ (un ceppo di topi sensibile alla TCDD) è stato trattato n gravidanza con una miscela di olio di oliva/toluene e TCDD; un secondo gruppo ha ricevuto un volume equivalente di olio d’oliva/ toluene senza TCDD. La prole femminile dei due gruppi di topi fu randomizzata ad una dieta con basso o alto contenuto di grassi ed esposta al cancerogeno 7,12-dimetil-benz [a] antracene (DMBA) nei giorni 35, 49, e 63 dopo la nascita, al fine di indurre tumori della ghiandola mammaria. Una seconda coorte di prole femminile è stata trattata allo stesso modo fino al giorno 35 o 49, allorché le loro ghiandole mammarie furono prelevate per essere sottoposte ad analisi morfologiche e molecolari. (continua…)

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