Posts tagged chemioterapia

Le infezioni sono più frequenti e più gravi nei pazienti con leucemia linfatica cronica che hanno i geni variabili delle immunoglobuline mutati

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Gli obiettivi di questo studio erano: valutare la correlazione di alcuni nuovi marcatori pronostici e della terapia sul tipo di infezioni osservate nei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica durante il decorso della loro malattia; l’intervallo di tempo dalla diagnosi alla comparsa di queste infezioni; il tasso di mortalità per cause infettive. Gli autori hanno anche cercato di identificare i pazienti ad alto rischio di sviluppare malattie infettive gravi in seguito all’applicazione delle moderne terapie per la leucemia linfatica cronica. Trattasi di uno studio retrospettivo nel quale sono stati osservati 280 pazienti seguiti in un unico centro inglese dal 1995 al 2005. L’età mediana dei pazienti era 69 anni (range 24-92 anni). Al momento della diagnosi 204 pazienti (73%) soffrivano di una malattia in stadio A secondo Binet, mentre il resto aveva uno stadio più avanzato. Il 10% dei pazienti sviluppò una citopenia autoimmune durante il follow-up e 45 pazienti (16%) ricevettero cortisonici o farmaci immunosoppressivi per la citopenia autoimmune o altre condizioni mediche. La chemioterapia si rese necessaria in 125 casi (45%) ad una mediana di quattro mesi dopo la diagnosi (range 0-201 mesi). Il numero mediano di chemioterapie era di 2 con un range da 1 a 9 linee chemioterapiche. Il 46% dei pazienti ricevette fludarabina come terapia iniziale o di salvataggio; il farmaco fu somministrato a 20 (36%) dei pazienti con malattia refrattaria. Sedici pazienti (13%) furono sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali, e cinque pazienti (4%) ricevettero un trapianto allogenico.
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Linfomi non Hodgkin cutanei a cellule B – Terapia

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Il linfoma primario cutaneo a grandi cellule B, leg type, (PCLBCL) è una malattia rara, per cui non vi sono , grandi trial clinici sulla terapia. I giudizi sul trattamento risultano interamente basati su dati ottenuti con studi retrospettivi e da casi aneddotici.
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L’alemtuzumab è in grado di sradicare la leucemia linfatica cronica in una quota di pazienti trattati in precedenza con fludarabina

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I farmaci di più recente introduzione nella terapia della leucemia linfatica cronica consentono di ridurre la quantità di cellule leucemiche residue a livelli inferiori rispetto a quelli possibili in passato. I laboratori moderni, utilizzando metodiche come la citometria flusso a quattro colori che permette un’accurata definizione del fenotipo oppure la PCR, che consente la dimostrazione del riarrangiamento dei geni delle immunoglobuline, arrivano ad identificare persino una singola cellula leucemica in una popolazione di 100.000 cellule normali. La capacità di dimostrare la presenza di cellule leucemiche in così basse concentrazioni, assieme alla possibilità di eliminare la leucemia linfatica cronica con le più moderne terapie, consente di stabilire la reale  capacità dei farmaci di eliminare definitivamente le cellule tumorali della leucemia linfatica cronica. (continua…)

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La terapia di prima linea dei linfomi diffusi a grandi cellule B in stadio localizzato – Raccomandazioni e linee guida della Società Italiana di Ematologia

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I due problemi principali riguardanti la strategia terapeutica ottimale per i linfomi localizzati sono se i pazienti devoo essere trattati soltanto con radioterapia e se i pazienti più giovani richiedono una chemioterapia più aggressiva rispetto al protocollo standard CHOP. Le prove dell’efficacia per la radioterapia a campi estesi deriva da un’analisi retrospettiva dettagliata su 451 pazienti adulti (243 dei quali con istologia ad alto grado) inizialmente trattati con radioterapia da sola; il tasso di remissioni complete era 84%. Nei pazienti con meno di 60 anni al momento della diagnosi, la sopravvivenza globale causa specifica a 10 anni era 80%. (continua…)

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La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti che ricevono chemioterapia antitumorale

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La chemioterapia può produrre immunosoppressione acuta e profonda, anche se il suo grado differisce a seconda dei farmaci antineoplastici, le dosi e la durata totale della terapia. Una stima del numero di pazienti sottoposti a chemioterapia ogni anno non è disponibile.
Le informazioni sulla frequenza dell’influenza tra gli adulti sottoposti a chemioterapia sono abbastanza limitate. Tra i pazienti neoplastici ricoverati in ospedale con sintomi respiratori durante i periodi di epidemia influenzale, il 21-33% risulta positivo ai test per l’influenza. Anche la mortalità per influenza è molto alta tra i pazienti con cancro. Quattro diversi studi hanno riportato percentuali di decessi del 11%, 25%, 27% e 33% . (continua…)

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Plasmocitoma solitario osseo – Terapia

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La terapia del plasmocitoma solitario osseo si basa principalmente sulla radioterapia locale a dosi adeguate; il ruolo della chemioterapia adiuvante e nei casi ad alto rischio è controverso, mentre la chirurgia ha un’importanza limitata alla riparazione delle fratture vertebrali e agli interventi di laminectomia decompressiva . (continua…)

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Abiraterone, un inbitore della sintesi degli androgeni ha migliorato significativamente la sopravvivenza in maschi con carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione

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Nello studio clinico denominato COU-AA-301, di fase III condotto per valutare l’efficacia e la sicurezza di abiraterone vs placebo in pazienti con carcinoma alla prostata in fase avanzata, sono stati arruolati 1.195 pazienti con tumore alla prostata metastatico in fase avanzata e resistente ad almeno due cicli di chemioterapia.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere abiraterone acetato più prednisone, oppure placebo e prednisone. Dopo aver preso visione dei dati dello studio il comitato etico dello studio ha deciso che a tutti i pazienti fosse data la possibilità di usufruire del nuovo farmaco. (continua…)

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In età adulta i bambini trattati con radioterapia hanno un rischio aumentato di sindrome metabolica

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L’esposizione all’irradiazione corporea totale o limitata al torace e/o all’addome e uno stile di vita sedentario fra i sopravvissuti al cancro in età pediatrica aumentano il rischio di sindrome metabolica e a malattie cardiovascolari, secondo una ricerca pubblicata nel numero di gennaio di Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.

Il nuovo studio aggiunge altri dati a studi precedenti i quali suggeriscono che i sopravvissuti a malattie neoplastiche trattate durante l’infanzia o l’adolescenza hanno un rischio auentato di sviluppare la sindrome metabolica rispetto alla popolazione generale.

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La classificazione istologica del linfoma di Hodgkin

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Esistono almeno quattro sottotipi principali di linfoma di Hodgkin, identificabili con l’esame istologico del linfonodo prelevato mediante biopsia:

Predominanza linfocitaria

Sclerosi nodulare

Cellularità mista

Deplezione linfocitaria

Ogni sottotipo ha delle caratteristiche particolari; in ognuno di essi sono comunque presenti delle cellule caratteristiche, le cosiddette cellule di Reed-Sternberg, di cui si conoscono diverse varianti; esse sono assenti nei linfomi non Hodgkin e consentono di stabilire la corretta diagnosi.

Il sottotipo più frequente è la sclerosi nodulare: tipicamente interessa giovani donne che si presentano con masse mediastiniche in stadio I o II. Istologicamente si caratterizza per la presenza di una variante di cellule neoplastiche, conosciute come cellule lacunari, e per la presenza di abbondante tessuto fibroso (sclerosi) che delimita i noduli all’interno dei quali sono presenti le cellule neoplastiche

Il sottotipo a predominanza linfocitaria non è molto frequente (5-6 % dei casi); si presenta quasi sempre in stadio localizzato, risponde bene alla terapia, ma spesso si osservano delle recidive anche a distanza di molti anni. Una caratteristica particolare è che le recidive sono spesso del tipo linfoma non Hodgkin, fra i quali, secondo le più moderne vedute, esso andrebbe effettivamente classificato.

Il sottotipo tipo a deplezione linfocitaria è il più raro fra i quattro, almeno nei paesi sviluppati. I pazienti sono spesso anziani, generalmente in stadio avanzato. É il tipo istologico comunemente osservato nei soggetti HIV positivi. Può essere facilmente confuso il linfoma non Hodgkin anaplastico a grandi cellule.

Il sottotipo a cellularità mista è il secondo in ordine di frequenza: istologicamente non si osservano fibrosi o noduli ben formati, le cellule neoplastiche sono numerose e ben evidenti

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La moderna terapia aumenta la sopravvivenza dei linfomi follicolari

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Il linfoma follicolare è il prototipo dei LNH a basso grado di malignità, un gruppo eterogeneo di neoplasie del sistema linfatico caratterizzato da un decorso indolente, sopravvivenza mediana abbastanza lunga e tendenza alle recidive.

Il linfoma follicolare è definito come un linfoma che origina dai linfociti B del centro germinativo (centroblasti e centrociti) che mantiene, almeno un pattern istologico nodulare o follicolare.

Per molti pazienti, soprattutto anziani, un approccio conservativo che rimandi l’inizio della terapia al momento della progressione clinica e della comparsa di complicanze può rappresentare il miglior provvedimento terapeutico. La scelta della terapia iniziale ha classicamente rappresentato un dilemma per il medico ed il paziente, giacché le varie terapie (alchilanti come singolo farmaco o associati con uno o più di uno fra i tanti farmaci antineoplastici, protocolli contenenti fludarabina, terapia ad alte dosi con trapianto di cellule staminali, farmaci “biologici” (come interferone, rituximab), nonostante la notevole variabilità del tasso di risposte iniziali, non hanno in passato ottenuto sostanziali e significativi miglioramenti della sopravvivenza complessiva. (continua…)

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