Posts tagged ciclofosfamide

Il rituximab combinato con il protocollo CVP in prima linea migliora la prognosi dei pazienti con linfoma follicolare

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Per anni la terapia standard del linfoma follicolare avanzato sintomatico è stata la chemioterapia. Farmaci alchilanti, antracicline, analoghi delle purine sono stati associati fra di loro e con altri farmaci in vari protocolli di chemioterapia, senza che finora si sia riusciti a dimostrare la superiorità di uno schema di chemioterapia rispetto agli altri, ad eccezione forse della combinazione di antracicline con interferone. (continua…)

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Prognosi e risposta alla terapia immunosoppressiva dell’ aplasia midollare in età pediatrica

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L’aplasia midollare severa era considerata una sindrome ematologica fatale. I recenti progressi nella terapia di supporto e di fondo (trapianto di midollo e/o terapia immunosoppressiva) hanno migliorato notevolmente i tassi di sopravvivenza, la qualità di vita, e la prognosi a lungo termine dei pazienti in età pediatrica. Qualora sia disponibile un donatore familiare HLA identico, il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenta la terapia di scelta per l’aplasia midollare severa. Attualmente, con questa procedura, può essere curato circa il 90% dei bambini. La terapia immunosoppressiva rappresenta un’alternativa di alla terapia prima linea nei pazienti senza un donatore HLA compatibile. La combinazione di globulina antitimocitaria o globulina antilinfocitaria e di ciclosporina ottiene all’incirca il 75% di risposte. L’aggiunta di una citochina come G-CSF o GM-CSF alla terapia immunosoppressiva può accelerare il tempo di ripristino dei neutrofili e diminuire la percentuale d’infezioni, ma non influenza il tasso di risposte o la sopravvivenza globale.

 

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Terapia sequenziale di prima linea della LLC-B con fludarabina, alte dosi di ciclofosfamide e rituximab

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La combinazione di fludarabina, ciclofosfamide e rituximab si è dimostrata molto efficace nel trattamento di prima linea dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B), ad esclusione di dei casi con del(17p) che, anche in altri programmi di chemioimmunoterapia ha dimostrato di essere un fattore prognostico negativo difficilmente eliminabile. I protocolli con questi tre farmaci richiedono molta cautela nel dosaggio da utilizzare, a causa della loro azione sinergica che si manifesta con profondi effetti immunosoppressivi e mielosoppressivi che aumentano notevolmente il rischio di infezioni. (continua…)

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La chemioimmunoterapia con basse dosi di fludarabina e ciclofosfamide ed alte dosi di rituximab è efficace in pazienti con LLC-B trattati de novo

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La terapia di prima linea della LLC-B è cambiata drasticamente dopo l’introduzione degli analoghi delle purine (fludarabina, cladribina, pentostatina) e degli anticorpi monoclonali, consentendo di ottenere delle remissioni complete prolungate, evenienza dapprima impensabile con la terapia “standard”.

Rituximab è un anticorpo monoclonale chimerico diretto contro l’antigene di membrana CD20, espresso sui linfociti B normali ed, a bassa densità, sulle cellule leucemiche della LLC-B. Il farmaco, se utilizzato da solo a dosi standard, ottiene percentuali di remissioni parziali attorno al 10-15% in pazienti precedentemente trattati, mentre in pazienti non pretrattati ottiene circa il 50% di RP ed il 10% circa di RC.

Se usato in combinazione con la fludarabina, in alcuni studi il rituximab ha ottenuto percentuali di risposte totali vicine al 90% con un 50% di RC. Aggiungendo ai due farmaci precedenti la ciclofosfamide, sono state ottenute risposte totali pari al 95% con un 70% di RC, anche se una neutropenia di grado 3-4 è stata riportata in oltre la metà dei pazienti così trattati. (continua…)

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Linfoma follicolare: è giunto il momento di cantar vittoria grazie al rituximab?

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Per molto tempo il prolungamento della sopravvivenza del linfoma follicolare è stato considerato un obiettivo irraggiungibile nel XX secolo, anche se questa convenzione era basata sui risultati di un solo studio retrospettivo della durata di 30. Tutto questo oggi è cambiato, come vedremo.

Le prime segnalazioni di un cambiamento della sopravvivenza del linfoma apparvero in studio retrospettivo, condotto negli Stati Uniti, nel quale era riportato un miglioramento della sopravvivenza globale dell’1,8% per anno nei pazienti diagnosticati fra il 1983 e il 1999. Gli autori dello studio ipotizzavano che il progresso era causato dall’applicazione sequenziale di terapie efficaci e dal miglioramento della terapia di supporto.

Un miglioramento della sopravvivenza fu quindi riportato dal the Southwest Oncology Group in una revisitazione degli studi clinici condotti dal 1974 al 2000, nell’ultimo dei quali una maggiore sopravvivenza a quattro anni fu ottenuta con la chemioterapia combinata con anticorpi antiCD20. Gli autori attribuivano il 10% di guadagno della sopravvivenza nei pazienti trattati dal 1988 al 1994 – l’era “prerituximab”- all’efficacia delle terapie sequenziali, poiché non fu osservato alcun vantaggio di sopravvivenza libera da progressione dopo la terapia iniziale in questa epoca. (continua…)

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Celecoxib ad alte dosi e basse dosi "metronomiche" di ciclofosfamide sono efficaci in pazienti con linfoma non Hodgkin aggressivo recidivato o refrattario.

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Dati recenti indicano che l’angiogenesi è un processo importante nella fisiopatologia e nella prognosi dei sottotipi istologici aggressivi di linfoma non Hodgkin

L’angiogenesi è un processo multifasico che porta alla formazione di nuovi vasi sanguigni da quelli già esistenti ed è associata con la crescita o la disseminazione dei tumori maligni. Diversi autori hanno dimostrato che l’uso di basse dosi croniche di chemioterapia somministrate ad intervalli regolari, senza prolungati periodi di sospensione, la cosiddetta chemioterapia ” metronomica” può inibire l’angiogenesi in modo selettivo agendo sulle cellule endoteliali neoformate e sulle cellule circolanti e midollari proangiogeniche, compresi i progenitori delle cellule endoteliali circolanti (8, 9). Le proprietà anti-angiogeniche della chemioterapia a basse dosi sono state confermate in modelli preclinici che hanno utilizzato l’aggiunta di un secondo farmaco ad azione elettiva sulla parete vascolare, come gli antagonisti del recettore per VEGF. (continua…)

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Prednisone, etoposide procarbazina e ciclofosfamide somministrati per via orale in pazienti con linfoma recidivato/refrattari: terapia metronomica bassa dose

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La chemioterapia di salvataggio dei linfomi non Hodgkin in recidiva non è attuabile in molti pazienti, nei quali l’obiettivo della remissione prolungata o la guarigione con terapie aggressive non è proponibile. Pertanto, in questi pazienti, la strategia terapeutica in un modo o nell’altro deve essere necessariamente di tipo palliativo, semplice da usare, somministrabile a domicilio del paziente e non deve richiedere la somministrazione per via endovenosa.

Con queste premesse Coleman et al. hanno trattato per 16 anni pazienti con un’associazione di farmaci, tutti singolarmente efficaci e disponibili in formulazione orale. I farmaci – prednisone, etoposide, procarbazina ciclofosfamide – sono singolarmente attivi e forniscono risposte variabili dal 17% al 60% dei casi. (continua…)

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Storia naturale e complicanze dell'amiloidosi sistemica secondaria o amiloidosi AA

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Il deposito di fibrille amiloidi derivate dalla proteina reattante di fase acuta sieroamiloide A (o Serum Amyloid A, SAA) circololante è causa di amiloidosi AA sistemica, una grave complicanza di molte malattie infiammatorie croniche (artrite reumatoide, tubercolosi, lebbra ecc.).
La SAA è una proteina di fase acuta i cui livelli sierici possono aumentare dai 3 mg/L in condizioni normali fino a oltre 2000 mg/L della risposta di fase acuta ad infezioni o infiammazioni. La sintesi epatica della SAA è stimolata da numerose citochine proinfiammatorie. La SAA è un’apolipoproteina che partecipa alla costituzione delle lipoproteine ad elevata densità (HDL); la sua continua iperproduzione durante i processi flogistici cronici è la condizione essenziale, ma non sufficiente, affinché si formino i depositi tessutali di amiloide AA. Infatti, la complicanza compare soltanto in pochi soggetti fra quelli colpiti da una delle tante malattie infiammatorie che possono essere associate all’amiloidosi AA. Pertanto, sono necessari altri fattori, anche genetici, perché avvenga la formazione delle fibrille.
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Guida alla chemioterapia per pazienti: parte terza

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Le classi principali in cui vengono suddivisi i chemioterapici sono:

Alcaloidi della Vinca, derivati dalla pianta omonima. Agiscono specificamente nella fase M, impedendo quindi la divisione della cellula. I farmaci di questa classe con rilevante attività antineoplastica sono la Vincristina e la Vinblastina, utilizzate nella terapia delle leucemie linfatiche acute e croniche, del mieloma, dei linfomi e di molti tumori solidi.
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Leucemia mieloide acuta o mielodisplasia secondaria all' uso di G-CSF durante chemioterapia adiuvante per il cancro della mammella

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In uno studio recente, è stato riportato (5) un raddoppio del rischio di mielodisplasia o leucemia acuta secondaria alla terapia (t-MDS/LMA) nei pazienti con cancro della mammella che furono trattate con G-CSF durante la chemioterapia adiuvante.
Questo studio conferma i risultati di studi precedenti, contribuendo ad aumentare le preoccupazioni sull’uso dei fattori di crescita che potrebbero iniziare o accelerare lo sviluppo di mielodisplasia o leucemia e avanzano dubbi soprattutto sull’opportunità della somministrazione di fattore di crescita a soggetti sani donatori di cellule staminali.
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