Posts tagged ciclosporina

La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti riceventi un trapianto di organo solido

0

I pazienti trapiantati sono trattati con farmaci immunosoppressori che alterano numerosi meccanismi immunitari. Pertanto, sono proprio quei pazienti a maggior rischio di avere infezioni influenzali più gravi che hanno maggiori probabilità di non rispondere adeguatamente alla vaccinazione. Quasi il 90% dei trapianti di organi solidi sono rappresentati da reni, fegato, cuore.
Una revisione retrospettiva di pazienti con trapianto di organi solidi ricoverati in ospedale per influenza tra il 1990 e il 2000, ha evidenziato un numero elevato di pazienti con trapianto di polmone rispetto ai pazienti che avevano ricevuto trapianti di fegato e di rene. Questi tassi di ricovero più elevati potrebbero essere l’effetto di una maggiore sorveglianza dei riceventi di trapianto polmonare, di una diminuzione degli anticorpi secreti nel polmone trapiantato, di lesioni epiteliali, di un alterato drenaggio linfatico del polmone trapiantato nel sito primario dell’infezione influenzale. Altri tre studi in riceventi di trapianto di polmone con sintomatologia acuta virale delle vie respiratorie hanno identificato l’influenza nel 3%, 16%, e 48% delle malattie virali nei periodi di maggior diffusione dell’influenza nella comunità. (continua…)

Share

Prognosi e risposta alla terapia immunosoppressiva dell’ aplasia midollare in età pediatrica

0

L’aplasia midollare severa era considerata una sindrome ematologica fatale. I recenti progressi nella terapia di supporto e di fondo (trapianto di midollo e/o terapia immunosoppressiva) hanno migliorato notevolmente i tassi di sopravvivenza, la qualità di vita, e la prognosi a lungo termine dei pazienti in età pediatrica. Qualora sia disponibile un donatore familiare HLA identico, il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenta la terapia di scelta per l’aplasia midollare severa. Attualmente, con questa procedura, può essere curato circa il 90% dei bambini. La terapia immunosoppressiva rappresenta un’alternativa di alla terapia prima linea nei pazienti senza un donatore HLA compatibile. La combinazione di globulina antitimocitaria o globulina antilinfocitaria e di ciclosporina ottiene all’incirca il 75% di risposte. L’aggiunta di una citochina come G-CSF o GM-CSF alla terapia immunosoppressiva può accelerare il tempo di ripristino dei neutrofili e diminuire la percentuale d’infezioni, ma non influenza il tasso di risposte o la sopravvivenza globale.

 

(continua…)

Share

Osteoporosi da farmaci

0

Numerosi farmaci utilizzati nella pratica clinica hanno effetti potenzialmente negativi sullo scheletro. I glucocorticoidi sono la causa più frequente di osteoporosi indotti da farmaci. Spesso non è possibile stabilire se l’osteoporosi è legata ai farmaci o ad altri fattori, dal momento che gli effetti del trattamento si sovrappongono a quelli della malattia primaria, che può provocare di per sé perdita di massa ossea (ad esempio, l’artrite reumatoide). In teoria tutte le molecole in grado di stimolare il riassorbimento osseo o di inibirne la neoformazione riducono la densità minerale ossea ed aumentano il rischio di fratture

(continua…)

Share

Osteoporosi da farmaci immunosoppressori

0

Metotrexate

Il metotrexate, farmaco immuno soppressivo è utilizzato soprattutto in reumatologia ed ematologia inibisce la sintesi e la proliferazione degli osteoblasti. Aumenta il riassorbimento osseo, effetto rapidamente reversibile a partire da pochi mesi dopo la sospensione della terapia.

Nell’uomo non è stato evidenziato un effetto citotossico diretto sugli osteoblasti o gli osteoclasti, ma il farmaco stimola in modo indiretto la formazione degli osteoclasti attraverso la modulazione del rapporto RANKL-osteoprotegerina o interferendo con la sintesi di varie interleuchine come IL-1 e IL- 6. L’osteopenia indotta dal metotrexate e irreversibile dopo la sospensione del farmaco e dipende dalla dose e dalla durata della terapia.

(continua…)

Share

Fattori che influenzano la risposta della sopravvivenza nei pazienti con mielodisplasia trattati con terapia immunosoppressiva

3

Il concetto che una risposta immunitaria diretta contro le cellule emopoietiche può causare insufficienza del midollo portando ad una pancitopenia deriva dalle prime esperienze con trapianto di midollo per l’anemia aplastica grave, quando si cominciò ad osservare che alcuni pazienti che non presentavano attecchimento del midollo sviluppavano un recupero ematologico autologo. Diversi autori in seguito utilizzarono la globulina antitimocitaria per trattare l’insufficienza midollare che accompagna le mielodisplasie ipoplastiche con qualche successo.

In seguito è stato dimostrato che la terapia immunosoppressiva può essere di beneficio per i pazienti affetti da mielodisplasia indipendentemente dalla cellularità del loro midollo. La globulina antitimocitaria fu uno dei primi farmaci a dimostrare efficacia nelle mielodisplasie. Alcuni autori svilupparono un sistema a punteggio di previsione della risposta l’immunoterapia basata sull’età del paziente, la durata della dipendenza da trasfusione di globuli rossi, e dalla presenza di un allele HLA-DR15. Sebbene l’immunoterapia può migliorare la citopenia della mielodisplasia, non è stato estesamente studiato l’impatto dell’ immunoterapia sulla sopravvivenza e sulla progressione leucemica, sia nei pazienti che rispondono di quelli che non rispondono. (continua…)

Share

La linfoistiocitosi emofagocitica: rara complicanza della terapia antineoplastica nei bambini

0

La linfoistiocitosi emofagocitica è una sindrome rara caratterizzata da febbre, pancitopenia, epatosplenomegalia ed emofagocitosi midollare, epatica o linfonodale. Vi sono due distinte categorie di linfoistiocitosi classificate come primarie e secondarie, entrambe fatali se non trattatate rapidamente. Le forme primarie sono sindromi autosomiche recessive, spesso a distribuzione familiare, che insorgono solitamente nel primo anno di vita. Le forme secondarie sono associate con una notevole varietà di malattie: infezioni, malattie autoimmuni, neoplasie.

(continua…)

Share

La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti riceventi un trapianto di cellule staminali emopoietiche

0

Si stima che circa 35.000 persone ricevono un trapianto autologo di cellule staminali (reimpianto delle cellule della stessa persona) e 20.000 allogenici (da donatore estraneo geneticamente compatibile) ogni anno in tutto il mondo. La fase di condizionamento pre-trapianto o di preparazione all’infusione di cellule staminali richiede generalmente alte dosi di chemioterapia, radiazioni, o entrambi, per prevenire il rigetto del trapianto allogenico da parte delle cellule immunitarie residue dell’ospite, per distruggere tutte le cellule residue maligne nei pazienti trattati con per neoplasie, e ricavare uno spazio per l’attecchimento nel midollo delle cellule staminali del donatore. Questi regimi di condizionamento intensivo lasciare i pazienti acutamente e profondamente immunocompromessi fino a diversi mesi dopo il trapianto. Ulteriori complicazioni, come ad esempio il ritardato attecchimento e la malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD), possono predisporre i pazienti ad una prolungata disfunzione immunitaria. (continua…)

Share
Go to Top