Posts tagged effetti collaterali

Cardiotossicità da trastuzumab – Incidenza

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Trastuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro lo Human Epidermal Growth Factor Receptor-2 (ErbB2 o HER2). Questo recettore, una tirosina chinasi di membrana, è espresso nel 15-20% delle pazienti con cancro della mammella, e per questa sottopopolazione di donne trastuzumab rappresenta un’importante opzione terapeutica sia per la malattia in fase avanzata che per gli stati limitati. Il suo uso, tuttavia, aumenta, anche se modestamente, il rischio di cardiotossicità, che si manifesta tipicamente come una diminuzione asintomatica della frazione di eiezione ventricolare sinistra e, meno frequentemente con insufficienza cardiaca clinicamente manifesta. (continua…)

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Osteoporosi da farmaci

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Numerosi farmaci utilizzati nella pratica clinica hanno effetti potenzialmente negativi sullo scheletro. I glucocorticoidi sono la causa più frequente di osteoporosi indotti da farmaci. Spesso non è possibile stabilire se l’osteoporosi è legata ai farmaci o ad altri fattori, dal momento che gli effetti del trattamento si sovrappongono a quelli della malattia primaria, che può provocare di per sé perdita di massa ossea (ad esempio, l’artrite reumatoide). In teoria tutte le molecole in grado di stimolare il riassorbimento osseo o di inibirne la neoformazione riducono la densità minerale ossea ed aumentano il rischio di fratture

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Linfomi non Hodgkin causati dalla terapia antineoplastica – 2. Ruolo della chemioterapia e della radioterapia

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Associazione fra linfomi non Hodgkin e radioterapia

L’associazione tra l’esposizione alle radiazioni e neoplasie secondarie alla terapia è ben nota. Tuttavia, al di fuori di questo ambito, vi sono solo limitate evidenze sull’effetto delle radiazioni nella patogenesi dei sNHL. Anche all’interno del gruppo di soggetti più studiato, i sopravvissuti alla bomba atomica in Giappone, non vi era evidenza di un aumentato rischio di sNHL . Vi sono, tuttavia, i risultati degli studi che dimostrano un aumento dei tassi di decessi per cancro in pazienti sottoposti a radioterapia della spina dorsale per spondilite anchilosante, ma non è stato osservato un chiaro rapporto con la dose somministrata. L’associazione della radioterapia con sNHL è difficile da confermare, al contrario dell’associazione con i tumori solidi, che è indubbiamente presente.. (continua…)

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Osteoporosi da farmaci antiretrovirali

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La terapia antiretrovirale (zidovudina, didanosina, zalcitabina, lamivudina, stavudina, abacavir, nevirapina, delavirdina, efavirenz, saquinavir, indinavir, ritonavir, nelfinavir, amprenavir, lopinavir, atazanavir,enfuvirtide, tenofovir) ha ridotto in modo significativo la morbilità e la mortalità dei pazienti infettati da HIV-1, nei quali sempre più frequentemente sono osservati casi di osteopenia ed osteoporosi.

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Sicurezza del fattore VIIa per la terapia di emorragie gravi – Analisi dei principali studi clinici pubblicati

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Il fattore VII della coagulazione attivato ricombinante (rFVIIa) (NovoSeven, Novo Nordisk) fu approvato originariamente per il trattamento delle emorragie nei pazienti con emofilia A o B che hanno anticorpi inibitori dei fattori VIII o IX della coagulazione. Le indicazioni sono state ampliate in seguito per includere il trattamento e la prevenzione di episodi emorragici da procedure chirurgiche o invasive nei pazienti con emofilia congenita ed acquisita, carenza di fattore VII, o tromboastenia di Glanzmann .

rFVIIa può risultare utile nel prevenire o curare emorragie gravi o pericolose per la vita in pazienti affetti da svariate patologie. Un numero crescente di casi clinici e di piccoli studi pubblicati, controllati o non controllati, ha dimostrato l’efficacia dell’uso di rFVIIa per varie indicazioni cliniche diverse dall’emofilia, fra cui gravi lesioni traumatiche, il controllo del sanguinamento durante la chirurgia e i trapianti, il trattamento dell’emorragia intracerebrale o elle gravi emorragie in pazienti in terapia anticoagulante. Molti dei pazienti che hanno ricevuto rFVIIa per queste indicazioni erano ad alto rischio di morte a causa delle emorragie, che era un prerequisito per la sperimentazione clinica.

 

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Efficacia ed effetti collaterali del fattore VIIa per la terapia di emorragie minacciose per la vita

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IIl fattore VII della coagulazione attivato ricombinante (rFVIIa) (NovoSeven, Novo Nordisk) fu approvato originariamente per il trattamento delle emorragie nei pazienti con emofilia A o B che hanno anticorpi inibitori dei fattori VIII o IX della coagulazione. Le indicazioni sono state ampliate in seguito per includere il trattamento e la prevenzione di episodi emorragici da procedure chirurgiche o invasive nei pazienti con emofilia congenita ed acquisita, carenza di fattore VII, o tromboastenia di Glanzmann .

rFVIIa può risultare utile nel prevenire o curare emorragie gravi o pericolose per la vita in pazienti affetti da svariate patologie. Un numero crescente di casi clinici e di piccoli studi pubblicati, controllati o non controllati, ha dimostrato l’efficacia dell’uso di rFVIIa per varie indicazioni cliniche diverse dall’emofilia, fra cui gravi lesioni traumatiche, il controllo del sanguinamento durante la chirurgia e i trapianti, il trattamento dell’emorragia intracerebrale o elle gravi emorragie in pazienti in terapia anticoagulante. Molti dei pazienti che hanno ricevuto rFVIIa per queste indicazioni erano ad alto rischio di morte a causa delle emorragie, che era un prerequisito per la sperimentazione clinica.

 

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Linfomi non Hodgkin causati dalla terapia antineoplastica – 1. Epidemiologia

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Nonostante i numerosi studi epidemiologici, sono emersi pochi indizi sull’importanza di fattori ambientali nell’eziologia della maggioranza dei NHL. Sebbene specifici legami causali sono stati identificati per alcuni sottotipi di NHL, è molto difficile trarre conclusioni generalizzate per la maggior parte dei casi di linfoma osservati nel mondo occidentale. Un notevole impulso al miglioramento delle nostre conoscenze potrebbe venire dalla comprensione della capacità degli agenti sospettati di interagire con i meccanismi intracellulari importanti per la biologia dei linfociti normali, i quali, in determinate condizioni, aumentano il tasso “fisiologico” di DSB (rotture della doppia elica del DNA) aberranti e la probabilità di sviluppo di traslocazioni e mutazioni. (continua…)

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Talidomide: Effetti collaterali

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Gli effetti collaterali del talidomide sono numerosi. Con l’aumentare del numero dei pazienti trattati, della durata del trattamento e delle dosi somministrate (in particolare, nel mieloma multiplo in ricaduta o nei pazienti con HIV), parecchi effetti collaterali in precedenza non riconosciuti o sottovalutati sono stati recentemente segnalati. Alcuni effetti secondari possono essere considerati come maggiori e possono avere conseguenze gravi (teratogenicità, neuropatia periferica e trombosi venosa profonda) . Alcuni effetti secondari solitamente sono considerati minori, poiché tendono a comparire all’inizio del trattamento ed a sparire generalmente con la riduzione della dose. Tuttavia, essi possono essere dose- limitanti o causare l’interruzione del trattamento quando la talidomide è usata a dosi elevate come antineoplastico (in particolare, sonnolenza, costipazione ed eruzione cutanea). L’incidenza dei singoli effetti collaterali non è conosciuta e tende a variare nei differenti studi, secondo la malattia e la dose della talidomide somministrata. (continua…)

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Gravi eventi avversi nei donatori dopo donazione di cellule staminali allogeniche

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Nelle due ultime decadi il trapianto di cellule staminali emopoietiche allogeniche è divenuta una terapia frequente ed il numero delle procedure effettuate aumenta di anno in anno. Il trapianto di cellule staminali allogeniche è associato con una significativa morbilità e mortalità nei riceventi, mentre per i donatori la procedura è considerata relativamente sicura e praticamente priva di gravi effetti collaterali. Tuttavia, l’esperienza dei registri internazionali dei donatori ed i risultati di studi randomizzati che hanno confrontato la donazione di cellule midollari e periferiche, indicano che entrambe le procedure comportano inconvenienti di vario grado per i donatori, prima, durante e dopo la donazione. Anche se tali inconvenienti sono solitamente passeggeri e di lieve entità, sono descritti anche eventi fatali. Tra gli eventi segnalati ricordiamo decessi, eventi vascolari, emorragie, rottura di milza, comparsa di malattie infiammatorie, disturbi respiratori transitori, sindrome da polmone acuto, crisi falcemiche, neoplasie ematologiche, ma in nessuno di questi studi è stata fornita una stima attendibile del rischio. Nondimeno, essi documentano un rischio potenziale per il donatore che sembra essere molto piccolo ma non ben definito.Con lo scopo di prevenire tali eventi avversi molti centri hanno adottato una politica di accurata selezione e valutazione dei donatori ed un sistema di follow-up dopo la donazione. (continua…)

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Mortalità per infarto del miocardio acuto in pazienti guariti dal linfoma di Hodgkin

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Dopo l’introduzione della radioterapia e della chemioterapia, la sopravvivenza complessiva dei pazienti con linfoma di Hodgkin a 5 anni si avvicina al 90%, mentre negli anni 50 del secolo scorso era pari al 29%.

La maggioranza di questi pazienti può considerarsi guarita dal linfoma, ma il prezzo che molti dei soggetti guariti è inaccettabilmente elevato a causa dell’elevata incidenza di seconde neoplasie e di malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nei sopravviventi a lungo temine.

Diversamente dalle seconde neoplasie in pazienti con linfoma di Hodgkin, per le quali il rischio è stato ben caratterizzato come incidenza, dose di radiazioni e modalità temporali di comparsa, soltanto da pochi anni sono apparsi risultati di studi estesi che anno valutato il rischio di tossicità cardiaca tardiva in questi soggetti.

L’infarto del miocardio rappresenta, infatti, la più frequente singola causa di morte per cardiopatia nei soggetti guariti da linfoma di Hodgkin. Rispetto alla popolazione generale il rischio relativo d’infarto del miocardio riportato varia in modo considerevole nei diversi studi, e sembra essere superiore negli uomini rispetto alle donne e nei pazienti più giovani. Volendo calcolare il contributo relativo d’ogni singolo farmaco o modalità di terapia, il compito è molto difficoltoso in quanto la maggioranza dei pazienti riceve sia radioterapia sia chemioterapia. (continua…)

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