Posts tagged embolia polmonare

Elevata prevalenza di steatosi epatica non alcolica nei pazienti con tromboembolia venosa idiopatica

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Il tromboembolismo venoso (TEV) ha un’incidenza annuale di 1-2 eventi/1000 persone nella popolazione generale, ed è considerato un emergente problema di salute pubblica. Le trombosi venose ed arteriosee sono state storicamente considerate come entità distinte a causa della diversa composizione del trombo e della differente risposta a diversi farmaci antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti. La sindrome metabolica (SM), che colpisce> 20% dell’intera popolazione, aumenta il rischio cardiovascolare probabilmente attraverso un’ipercoagulabilità del sangue. Questo fenomeno è il risultato di elevati livelli plasmatici dell’inibitore dell’attivatore del plasminogeno-1 (PAI-1), del fibrinogeno e dei fattori VII, VIII e di von Willebrand, nonché della molecola di adesione intercellulare 1 (ICAM-1) e la molecola di adesione delle cellule vascolari 1 (ICAM-1).
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Rivaroxaban versus enoxaparina in pazienti con trombosi venosa profonda o embolia polmonare

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La tromboembolia venosa acuta (vale a dire, trombosi venosa profonda [DVT] o embolia polmonare) è un disturbo frequente con un’incidenza annuale di 1 o 2 casi per 1000 persone circa nella popolazione generale. Il trattamento a breve termine è efficace, con un rischio di recidiva – la complicazione maggiore – ridotto dal 25% a circa il 3% durante i primi 6 – 12 mesi di terapia. Il rischio di recidiva rimane anche dopo la fine del trattamento e può raggiungere il 5 al 10% durante il primo anno.

 

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Apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed altri nuovi anticoagulanti orali: è in arrivo la rivoluzione tanto attesa nella terapia anticoagulante orale

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La tromboembolia venosa è la terza causa principale di morte cardiovascolare, dopo l’ infarto miocardico e l’ictus. La sostituzione chirurgica totale d’anca o di ginocchio è la procedura con il più elevato rischio di tromboembolia venosa. Diversi studi pubblicati recentemente hanno confermato l’efficacia e la sicurezza dei nuovi inibitori del fattore Xa orale rivaroxaban e apixaban, nella gestione della malattia tromboembolica venosa. Nello studio Acute DVT Study , rivaroxaban (alla dose di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane, seguiti da 20 mg una volta giorno) è stato confrontato con enoxaparina seguita da warfarin o acenocumarolo, per 3, 6 o 12 mesi, nei pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica. Rivaroxaban ha dimostrato un’efficacia non inferiore alla enoxaparina pù warfarina per la tromboembolia venosa ricorrente, con tassi simili di emorragia

 

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Ematocrito e rischio di trombosi venosa in una popolazione norvegese

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Il tromboembolismo venoso (TEV), che si manifesta come trombosi venosa profonda o embolia polmonare, è una comune malattia multifattoriale con gravi complicanze a breve e lungo termine il cui esito è potenzialmente fatale. Anche se l’età, l’obesità, la chirurgia, i traumi, i tumori maligni, l’immobilità, la gravidanza, e numerose condizioni mediche acute sono fattori di rischio ben noti per TEV, fino al 30-50% dei casi di tromboembolia venosa non ha evidenti fattori predisponenti.

Secondo i postulati di Virchow, il rischio di TEV è legato principalmente all’ ipercoagulabilità, ad alterazioni del flusso del sangue, a lesioni endoteliali vascolari. L’ematocrito, la percentuale di volume di sangue occupata dai globuli rossi (RBC), è uno dei principali fattori determinanti della viscosità del sangue. Un aumento dell’ematocrito aumenta la viscosità del sangue, riduce il ritorno venoso, aumenta l’adesività delle piastrine. È ben noto che i soggetti con livelli di ematocrito al di sopra del range di normalità, come si osserva per esempio nelle eritrocitosi primarie o secondarie sono predisposti sia per le malattie cardiovascolari arteriose che la trombosi venosa. L’ematocrito aumenta anche il rischio di malattie cardiovascolari e la mortalità da ogni causa nella popolazione generale. (continua…)

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D-Dimero e durata della terapia anticoagulante per la tromboembolia venosa

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La recidiva della trombosi venosa occorre in circa il 30% dei pazienti che sospendono terapia anticoagulante orale (TAO).

Molti fattori sono stati associati con il rischio di recidiva, compresi:

  • la trombosi delle vene prossimali rispetto a quelle distali;
  • il sesso maschile;
  • l’indice di massa corporea superiore a 30.

Sebbene la prosecuzione della terapia anticoagulante orale diminuisca il rischio di recidiva della malattia tromboembolica venosa, il trattamento a lungo termine con la warfarina non è conveniente ed è associato con un rischio compreso fra 1 e 3% per emorragie maggiori. Identificare i pazienti il cui rischio di recidiva è basso, e la cui terapia anticoagulante può essere sospesa con una certa sicurezza, rappresenta pertanto una priorità. Poiché i livelli di D-dimero rappresentano un marcatore di rischio trombotico, in quanto i suoi livelli aumentano i pazienti con malattia tromboembolica acuta, il dosaggio di questo fattore può essere utile per decidere se sospendere o no la terapia nel singolo paziente. (continua…)

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Terapia con idraparinux del tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda ed embolia polmonare)

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La terapia standard per la TROMBOSI VENOSA PROFONDA (TVP) e l’embolia polmonare (epa) è rappresentata da un’iniziale ciclo di eparina non frazionata o a basso peso molecolare (EBPM) seguito da un periodo di 3-12 mesi di terapia anticoagulante orale (TAO) (1-2). Questo approccio è efficace ma richiede il monitoraggio continuativo ed il costante adeguamento delle dosi di TAO.

L’idraparinux (Sanofi-aventis) è un nuovo pentasaccaride sintetico che inibisce il fattore X attivato (Xa) della coagulazione ed è diverso dal fondaparinux per avere una emivita notevololmente più lunga. Questa proprietà permette la somministrazione di una dose fissa per via sottocutanea una volta alla settimana. (continua…)

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La recidiva del tromboembolismo venoso nei pazienti giovani

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Le recidiva della malattia venosa tromboembolica comporta un significativo costo economico per la società ed una diminuzione della qualità di vita per i pazienti.

Diversi studi clinici hanno indagato i fattori di rischio per la recidiva della trombosi con lo scopo di suddividere i pazienti in categorie a basso ed alto rischio e, se possibile, di ottimizzare il trattamento per la profilassi secondaria.

È stato dimostrato che la presenza di alcuni fattori come cancro, condizioni trombofiliche persistenti, età avanzata, ed una breve durata della anticoagulazione dopo il primo episodio aumentano il rischio di recidiva della trombosi venosa. I campioni di popolazione studiati finora sono eterogenei e vi sono pochi studi sulle conseguenze cliniche a lungo termine della trombosi venosa profonda. (continua…)

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Elevata prevalenza di disfibrinogenemia in pazienti con ipertensione polmonare cronica tromboembolica

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Il meccanismo della ipertensione polmonare cronica tromboembolica è ignoto, ed è difficile prevedere e prevenire l’ ipertensione polmonare cronica tromboembolica dopo embolia polmonare acuta.

Studi recenti hanno evidenziato che il fibrinogeno di pazienti con ipertensione polmonare cronica tromboembolica è parzialmente resistente alla lisi da plasmina in vitro, suggerendo che anomalia funzionali o strutturali del fibrinogeno possano conferire resistenza alla fibrinolisi in vivo e rappresentare un importante meccanismo patogenetico per la comparsa di ipertensione polmonare cronica tromboembolica. L’abnorme fibrina potrebbe persistere nel coagulo tromboembolico e stimolarne il rimodellamento all’interno della parete vascolare. (continua…)

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Ruolo dell'endotelio nell'aterosclerosi e nella trombolisi

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La trombolisi, il processo che porta alla dissoluzione del trombo o più specificamente alla frammentazione  del reticolo di fibrina (fibrinolisi), costituisce una componente critica della normale emostasi (1).
Se non ci fosse un sistema fibrinolitico intatto, persino un trombo di minuscole  dimensioni,come quello  richiesto per bloccare  la fuoriuscita di sangue dopo  lesioni vascolari insignificanti  progredirebbe rapidamente fino a compromettere il flusso ematico. Quindi la fibrinolisi intravascolare rappresenta,da un punto di vista teleologico, un meccanismo di difesa vitale, prevenendo l’attivazione dell’emostasi in organi vitali, per esempio nel letto arterioso coronarico o cerebrale.

Le migliorate conoscenze della fibrinolisi hanno portato alla produzione di nuovi farmaci trombolitici e fibrinolitici che possono essere utilizzati a scopo terapeutico in diverse malattie trombotiche quali infarto del miocardio, ictus ed embolia polmonare.
Fino ad oggi, i farmaci trombolitici sono stati utilizzati soprattutto nel trattamento precoce dell’infarto miocardico e, più recentmente, dell’ictus ischemico.
In questo studio analizzeremo le funzioni fondamentali dell’endotelio vascolare ed i meccanismi della trombosi. Seguirà una discussione dei meccanismi e dei fattori che influenzano la trombolisi.

L’endotelio vascolare

L’endotelio  è stato considerato a lungo come un condotto  inerte simile ad una membrana di cellofan che riveste  il sistema circolatorio la cui  funzione essenziale è il mantenimento della permeabilità della parete del vaso.
Studi successivi hanno portato  all’opinione corrente dell’endotelio come un organo dinamico, eterogeneo, diffuso che possiede funzioni secretive, sintetiche, metaboliche ed immunologiche vitali.
(continua…)

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