Posts tagged emosiderosi

Il dosaggio dell’emojuvelina solubile nel siero: nuovo strumento diagnostico per la diagnosi delle alterazioni del metabolismo del ferro

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L’emoglobina degli eritrociti contiene la maggior parte (circa i due terzi) del ferro corporeo totale. Quando i globuli rossi hanno completato la loro durata di vita di circa 120 giorni, il loro ferro è riciclato dai macrofagi specializzati, e reso disponibile per la sintesi di nuovi globuli rossi. La ridotta disponibilità di ferro al midollo osseo, come avviene in carenza di ferro o in vari disordini infiammatori, limita la sintesi dell’emoglobina causando la comparsa di anemia. All’altro estremo della scala, l’ eccessivo assorbimento intestinale di ferro o l’eccesso di ferro con le trasfusioni di sangue causa sovraccarico in vari organi (soprattutto nel fegato, cuore e ghiandole endocrine) e tossicità per la capacità di ferro di catalizzare la generazione di specie di ossigeno altamente reattive. (continua…)

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Il dosaggio dell'emojuvelina solubile nel siero: nuovo strumento diagnostico per la diagnosi delle alterazioni del metabolismo del ferro

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L’emoglobina degli eritrociti contiene la maggior parte (circa i due terzi) del ferro corporeo totale. Quando i globuli rossi hanno completato la loro durata di vita di circa 120 giorni, il loro ferro è riciclato dai macrofagi specializzati, e reso disponibile per la sintesi di nuovi globuli rossi. La ridotta disponibilità di ferro al midollo osseo, come avviene in carenza di ferro o in vari disordini infiammatori, limita la sintesi dell’emoglobina causando la comparsa di anemia. All’altro estremo della scala, l’ eccessivo assorbimento intestinale di ferro o l’eccesso di ferro con le trasfusioni di sangue causa sovraccarico in vari organi (soprattutto nel fegato, cuore e ghiandole endocrine) e tossicità per la capacità di ferro di catalizzare la generazione di specie di ossigeno altamente reattive. (continua…)

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Generazione in quantità potenzialmente illimitate di globuli rossi maturi a partire de cellule staminali embrionali pluripotenti: nuove prospettive per la medicina trasfusionale

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Oltre 80 milioni di unità di sangue intero sono raccolte da donatori in tutto il mondo ogni anno. in Nei paesi in via di sviluppo e nazioni la scarsezza di donatori ed i costi dello screening per infezioni, spesso non alla portata delle economie più deboli, aumentano l’ interesse per alternative sicure ed efficaci ai prodotti di origine umana.
. (continua…)

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Siamo entrati nell’era del “sangue artificiale” disponibile in quantità illimitate?

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La trasfusione di globuli rossi e piastrine è una delle procedure di salvataggio più frequentemente utilizzate in clinica. Le trasfusioni di sangue sono necessari per sostituire il sangue perso dopo lesioni traumatiche o interventi chirurgici, ma sono utilizzate anche per il trattamento delle ustioni e, spesso cronicamente, pazienti con leucemia, cancro, malattie falciformi, talassemia e piastrinopenia. Con i nuovi progressi della terapia medica e l’invecchiamento della popolazione, la domanda di prodotti derivati del sangue (emoderivati) continua ad aumentare. Attualmente, tutti gli emoderivati utilizzati per la terapia trasfusionale sono ottenuti attraverso la donazione volontaria che crea carenze periodiche e preoccupazioni per la possibile trasmissione di malattie infettive. (continua…)

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Siamo entrati nell'era del “sangue artificiale” disponibile in quantità illimitate?

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La trasfusione di globuli rossi e piastrine è una delle procedure di salvataggio più frequentemente utilizzate in clinica. Le trasfusioni di sangue sono necessari per sostituire il sangue perso dopo lesioni traumatiche o interventi chirurgici, ma sono utilizzate anche per il trattamento delle ustioni e, spesso cronicamente, pazienti con leucemia, cancro, malattie falciformi, talassemia e piastrinopenia. Con i nuovi progressi della terapia medica e l’invecchiamento della popolazione, la domanda di prodotti derivati del sangue (emoderivati) continua ad aumentare. Attualmente, tutti gli emoderivati utilizzati per la terapia trasfusionale sono ottenuti attraverso la donazione volontaria che crea carenze periodiche e preoccupazioni per la possibile trasmissione di malattie infettive. (continua…)

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La classificazione WHO, assieme alla citogenetica ed al fabbisogno trasfusionale può diventare la base per la scelta della terapia nei pazienti con mielodisplasia

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Diversi sistemi prognostici sono stati elaborati con lo scopo di migliorare la capacità di prevedere la sopravvivenza e la progressione delle mielodisplasie, in base ad alcune variabili cliniche come l’età, le citopenie periferiche, il numero di blasti midollari, la LDH, le anomalie citogenetiche.

Nel 1997 fu proposto l’IPSS, Internation Prognostic Scoring System, che si basa sulla percentuale di blasti midollari, sul numero di citopenie periferiche, e su 3 gruppi citogenetici con diverso rischio. Nonostante alcune discrepanze, l’IPSS è stato valutato in popolazioni di pazienti indipendenti, ed è divenuto oramai una pietra miliare negli studi clinici ed è stato adottato nella pratica clinica quotidiana a scopo decisionale. (continua…)

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La ferritinemia ed il fabbisogno trasfusionale non influenzano la prognosi dei pazienti affetti da anemia refrattaria con sideroblasti ad anello.

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Dai dati della letteratura disponibili è ragionevole supporre che il sovraccarico di ferro non contribuisca in modo notevole alla mortalità e morbilità nei pazienti affetti da mielodisplasia considerati a rischio intermedio-1 o elevato secondo lo score prognostico internazionale IPSS.

In questo gruppo di soggetti, infatti, la sopravvivenza mediana è stimata a meno di tre anni e la sopravvivenza a 5 anni è inferiore al 20%. Il problema principale è se l’emosiderosi trasfusionale ha un’influenza sulla mortalità o provochi problemi funzionali clinicamente rilevanti nei pazienti con mielodisplasia a basso rischio. In queste situazioni cliniche, l’esposizione degli organi bersagli all’eccesso di ferro comincia precocemente e l’insufficienza d’organo si sviluppa dopo un periodo di sovraccarico di ferro prolungato, solitamente dopo 10 anni. La situazione nei pazienti affetti da sindrome mielodisplastica è notevolmente differente: la mielodisplasia è una condizione neoplastica acquisita con un’età mediana alla diagnosi di oltre settant’anni; la sopravvivenza mediana è breve, e spesso coesistono altre patologie responsabili di danni cardiaci ed epatici.

Per cercare di chiarire questo aspetto gli autori di questo studio retrospettivo,condotto presso la Mayo Clinic negli USA, hanno analizzato 126 pazienti affetti da anemia refrattaria con sideroblasti ad anello, una condizione solitamente caratterizzata dall’associazione con un rischio basso o intermedio-1, da una sopravvivenza relativamente lunga e da un fabbisogno trasfusionale che tende a peggiorare con il trascorrere degli anni.

I 126 pazienti arruolati furono classificati secondo i criteri FAB e seguiti per un follow-up mediano di 36 mesi, durante il quale 83 pazienti (67%) morirono e otto (6%) ebbero una trasformazione leucemica. La causa di morte fu accertata in 47 casi e non comprendeva il sovraccarico di ferro come causa primaria.

La sopravvivenza mediana era di 56 mesi. Come atteso, la stratificazione del rischio in base al sistema IPSS aveva un notevole valore predittivo per la sopravvivenza (p < 0,0001). Inoltre la necessità trasfusionale alla diagnosi (p=0,001) ed un livello di emoglobina inferiore a 10 g/dL (p=0,003) furono identificati come fattori prognostici indipendenti per una sopravvivenza ridotta. Al contrario, la sopravvivenza non era influenzata dal numero totale di unità di globuli rossi trasfuse: 91 (72%) dei 126 pazienti avevano ricevuto una mediana di 23 unità di globuli rossi (range 2-350) al momento della loro ultima visita.

Infine, non c’era alcuna correlazione significativa fra sopravvivenza globale e ferritina sierica alla diagnosi o picco di ferritina sierica durante il follow-up. Stratificando i pazienti secondo un livello di ferritina inferiore o superiore a 1000 nanogrammi/ml alla diagnosi, o in tre strati a seconda del massimo picco di ferrtinemia raggiunto durante la terapia (< 1000, 1000-5000 o > 5000 nanogrammi per millilitro) non fu osservata alcuna differenza fra le curve di sopravvivenza dei diversi gruppi.

I risultati di questo studio sono in qualche modo simili a quelli di studi precedenti che avevano dimostrato una correlazione fra fabbisogno trasfusionale e sopravvivenza nelle sindromi mielodisplastiche. Tuttavia, al contrario degli studi italiani di Malcovati et al, nello studio retrospettivo di Chee et al. un livello di ferritina nel siero superiore a 1000 nanogrammi/ml non aveva alcuna influenza sulla sopravvivenza, sia considerando tutti i pazienti arruolati nello studio sia restringendo l’analisi soltanto a quelli con dipendenza trasfusionale al momento della diagnosi. Pertanto, sembrerebbe concludere, che l’apparente correlazione fra livelli di ferritina nel siero e sopravvivenza nei pazienti trasfusione-dipendenti con anemia refrattaria o anemia refrattaria con sideroblasti ad anello, osservata da Malcovati et al, possa essere spiegata, in realtà, dalla correlazione fra sopravvivenza e richiesta trasfusionale.

I risultati di questo studio suggeriscono anche una limitata importanza del sovraccarico marziale nei pazienti con anemia refrattaria e sideroblasti ad anello sulla mortalità. In alcuni pazienti sottoposti a biopsia epatica per cirrosi, non fu segnalata alcuna presenza di sovraccarico marziale. Recentemente, due studi hanno dimostrato l’assenza di un significativo deposito di ferro miocardico nei pazienti mielodisplastici che avevano ricevuto ripetute trasfusioni di sangue. In questo studio la terapia ferrochelante fu iniziata in 15 pazienti. In nessuno di loro fu possibile dimostrare alcun beneficio clinico, anche se si ottenne una riduzione dei livelli di ferritinemia.

Comunque, a causa della limitata numerosità del campione, non si possono trarre valide conclusioni per quanto riguarda gli eventuali benefici clinici della ferrochelazione nei pazienti affetti da sindrome mielodisplastica a basso grado trasfusione-dipendenti.

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Riferimenti bibliografici

1: Chee CE, Steensma DP, Wu W, Hanson CA, Tefferi A.

Neither serum ferritin nor the number of red blood cell transfusions affect

overall survival in refractory anemia with ringed sideroblasts.

Am J Hematol. 2008 Aug;83(8):611-3.

PMID: 18442062 [PubMed - indexed for MEDLINE]

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La concentrazione cutanea di ferro: un semplice e sensibile metodo di valutazione dei depositi del ferro nei pazienti con talassemia major

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I metodi a nostra disposizione per la valutazione della distribuzione del ferro nei vari distretti corporei non sono soddisfacenti, a causa della loro scarsa sensibilità e/o specificità oppure dell’elevato costo.

Per esempio, le nuove tecniche radiologiche sviluppate per misurare il contenuto corporeo di ferro sulla base della suscettibilità magnetica non sono disponibili su larga scala, nemmeno nelle nazioni a maggior sviluppo economico. Pertanto autori egiziani hanno usato un metodo semplice, rapido ed economico, come il contenuto di ferro di campioni di cute prelevati mediante biopsia, per stabilire la correlazione con il contenuto epatico di ferro in pazienti con talassemia major. (continua…)

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Le elevate concentrazioni di GDF15 nelle talassemie sopprimono la sintesi epatica di epcidina: finalmente trova una spiegazione il meccanismo dell’aumentato assorbimento intestinale di ferro nelle sindromi talassemiche

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La regolazione dell’assorbimento intestinale del ferro mediata dall’epcidina rappresenta il più importante meccanismo per il mantenimento dell’omeostasi marziale negli esseri umani, che sono privi di meccanismi fisiologici di escrezione del ferro.

L’epcidina, una piccola molecola prodotta dal fegato, agisce principalmente provocando la degradazione della ferroportina, la cui funzione è di trasportare il ferro all’interno degli enterociti.

Recentemente è stato dimostrato che i livelli di epcidina sono diminuiti nella b-talassemia, suggerendo in queste sindromi da sovraccarico di ferro, l’epcidina è regolata negativamente dal ferro. Inoltre il siero di soggetti con b-talassemia inibisce l’espressione dello mRNA dell’epcidina in linee cellulari di epatoma.

L’espressione dell’epcidina è soggetta negli epatociti alla regolazione di segnali multipli, fra i quali ricordiamo il ferro, l’ipossia e citochine infiammatorie. Fra queste ultime un ruolo particolarmente importante sembra essere svolto da numerose molecole della famiglia del Transforming Growth factor-b.

È pertanto ipotizzabile che l’espansione del compartimento eritroide possa influenzare la regolazione dell’espressione di epcidina attraverso il rilascio di uno o più proteine della famiglia TGFB secrete dagli eritroblasti durante l’eritropoiesi.

Per verificare la correttezza di questa ipotesi, gli autori di questo studio hanno misurato il profilo della trascrizione genica di eritroblasti in diverso stadio di maturazione (a 7 e 14 giorni di coltura in vitro) di pazienti affetti da b-talassemia o altre patologie ed in soggetti normali. (continua…)

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