Posts tagged epatite

Linfoma non Hodgkin e virus dell’epatite C: i risultati di una metanalisi e revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2003

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La linfomagenesi è un processo multifasico nel quale intervengono fattori genetici, ambientali ed infettivi. Vi sono diversi esempi di virus che svolgono un ruolo eziopatogenetico nella patogenesi di alcuni tumori primari umani, per esempio il virus di Epstein-Barr ( carcinoma nasofaringeo e linfoma di Burkitt), HTLV-1 (leucemia/linfoma dei linfociti T), papillomavirus umano (anche nell’apparato genitale ) e molti altri. L’interesse su HCV come agente eziologico di alcune malattie linfoproliferative è stato suscitato dall’osservazione che in molti casi di carbossiemoglobina mista essenziale, una malattia linfoproliferativa, è significativamente associata con l’infezione da HCV. La spiegazione per il coinvolgimento diretto di HCV nel processo di linfomagenesi è stata fornita da studi che hanno dimostrato la presenza di proteine HCV correlate e/o di particelle replicanti di HCV nei linfociti periferici e nei campioni bioptici nei tessuti linfomatosi usando tecniche di immunocitochimica e molecolare.
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Linfoma non Hodgkin e virus dell'epatite C: i risultati di una metanalisi e revisione sistematica degli studi pubblicati fino al 2003

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La linfomagenesi è un processo multifasico nel quale intervengono fattori genetici, ambientali ed infettivi. Vi sono diversi esempi di virus che svolgono un ruolo eziopatogenetico nella patogenesi di alcuni tumori primari umani, per esempio il virus di Epstein-Barr ( carcinoma nasofaringeo e linfoma di Burkitt), HTLV-1 (leucemia/linfoma dei linfociti T), papillomavirus umano (anche nell’apparato genitale ) e molti altri. L’interesse su HCV come agente eziologico di alcune malattie linfoproliferative è stato suscitato dall’osservazione che in molti casi di carbossiemoglobina mista essenziale, una malattia linfoproliferativa, è significativamente associata con l’infezione da HCV. La spiegazione per il coinvolgimento diretto di HCV nel processo di linfomagenesi è stata fornita da studi che hanno dimostrato la presenza di proteine HCV correlate e/o di particelle replicanti di HCV nei linfociti periferici e nei campioni bioptici nei tessuti linfomatosi usando tecniche di immunocitochimica e molecolare.
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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia – I pazienti con cirrosi epatica hanno un aumento del rischio variabile

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Il rischio di un intervento chirurgico nei pazienti con cirrosi dipende dalla gravità della malattia, dalle condizioni cliniche e dal tipo di procedura chirurgica. Per oltre 30 anni, il principale predittore di rischio operatorio nei pazienti con cirrosi è stata la classificazione di Child, ma recenti studi suggeriscono che l’utilizzo del Modello End-Stage Liver Disease (MELD) può dare risultati superiori. (continua…)

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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia – I pazienti con aumento minimo del rischio

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I pazienti con lieve o moderata malattia epatica cronica senza cirrosi solitamente tollerano bene la chirurgia. Tuttavia, la terapia medica deve essere ottimizzata prima dell’intervento chirurgico.

Lieve epatite cronica

I pazienti asintomatici con epatite cronica lieve sono a basso rischio di complicanze. In uno studio, per esempio, non sono state osservate complicanze maggiori durante 34 procedure chirurgiche in 24 pazienti con lieve o moderata epatite cronica.
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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia candidati ad interventi di cardiochirurgia

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La chirurgia cardiaca è associata ad un aumento della mortalità nei pazienti con cirrosi rispetto ad altri interventi chirurgici.

* Una delle casistiche più numerose incluse 44 pazienti con cirrosi epatica di cui 12 svilupparono scompenso epatico e 7 decedettero. La classe Child-Plough-Turcotte (CPT) era un predittore significativo di scompenso e mortalità. Per la mortalità, un punteggio CPT > 7 aveva sensibilità, specificità, valore predittivi positivo e negativo di 86, 92, 67, e 97 per cento, rispettivamente. Gli autori conclusero che il bypass cardiopolmonare può essere effettuato in modo sicuro nei pazienti con un punteggio CPT <7. Tuttavia, in altri studi , le complicazioni maggiori sono state descritte proprio in pazienti con punteggi più bassi. (continua…)

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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia – L’ittero ostruttivo

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I pazienti con ittero ostruttivo sono ad aumentato rischio per diverse complicanze perioperatorie comprese le infezioni (causate, almeno in parte dalla colonizzazione batterica delle vie biliari, disturbi della funzione delle cellule di Kupffer, difettosa funzione dei neutrofili, e un alto tasso di endotossiemia), ulcera da stress, coagulazione intravascolare disseminata, deiscenza della ferita, e insufficienza renale. La mortalità perioperatoria varia dall’otto al ventotto per cento in diversi studi . Per esempio, un tasso di mortalità complessiva del 9 per cento è stato osservato in uno studio retrospettivo di grandi dimensioni che comprendeva 373 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico per ittero ostruttivo. (continua…)

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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia – L'ittero ostruttivo

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I pazienti con ittero ostruttivo sono ad aumentato rischio per diverse complicanze perioperatorie comprese le infezioni (causate, almeno in parte dalla colonizzazione batterica delle vie biliari, disturbi della funzione delle cellule di Kupffer, difettosa funzione dei neutrofili, e un alto tasso di endotossiemia), ulcera da stress, coagulazione intravascolare disseminata, deiscenza della ferita, e insufficienza renale. La mortalità perioperatoria varia dall’otto al ventotto per cento in diversi studi . Per esempio, un tasso di mortalità complessiva del 9 per cento è stato osservato in uno studio retrospettivo di grandi dimensioni che comprendeva 373 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico per ittero ostruttivo. (continua…)

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La valutazione del rischio perioperatorio nei pazienti con epatopatia – Introduzione

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I pazienti con malattia epatica che richiedono un intervento chirurgico sono a maggior rischio di complicazioni legate sia all’intervento stesso che all’anestesia rispetto a quelli con fegato sano. L’entità del rischio dipende dal tipo di malattia epatica e dalla sua gravità, dalla procedura chirurgica e dal tipo di anestesia.
I pazienti con malattia epatica hanno spesso patologie concomitanti (come le malattie cardiovascolari) che influenzano l’ esito dell’intervento chirurgico ed il suo decorso. (continua…)

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Steatosi epatica e virus dell’epatite C – Meccanismi e significato

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Steatosi da HCV

La presenza di steatosi alla biopsia epatica in pazienti con epatite C è più frequente rispetto ad altre malattie croniche del fegato come l’epatite cronica B e l’epatite autoimmune. La steatosi è 2,5 volte più frequente nei pazienti con HCV rispetto alla popolazione generale. La steatosi macrovescicolare nei pazienti con HCV è anche distribuita nelle aree periportali piuttosto che nella regione centrolobulare, che è invece più frequente nella NAFLD.
E’ stato dimostrato che il genotipo 3 è associato in modo indipendente con la steatosi epatocellulare nei pazienti con epatite cronica C. Inoltre, la gravità della steatosi in questi pazienti è direttamente correlata alla carica di HCV RNA. Questo rapporto tra la carica virale e l’entità della steatosi non è stato osservato in altri genotipi di HCV. E’ stato inoltre notato che la steatosi inizialmente presente nei pazienti con genotipo 3 si risolve con una risposta virologica sostenuta ottenuta con α-interferone pegilato e ribavirina. Non solo, la steatosi, regredita con l’eradicazione del virus, ricompare in caso di recidiva dell’infezione virale. Tutti questi risultati sono stati osservati solo con il genotipo 3 del virus e non sono riproducibili con altri genotipi di HCV. Questi risultati hanno evidenziato la capacità del genotipo 3 di indurre direttamente steatosi, anche se il meccanismo è tuttora ignoto.
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Steatosi epatica e virus dell'epatite C – Meccanismi e significato

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Steatosi da HCV

La presenza di steatosi alla biopsia epatica in pazienti con epatite C è più frequente rispetto ad altre malattie croniche del fegato come l’epatite cronica B e l’epatite autoimmune. La steatosi è 2,5 volte più frequente nei pazienti con HCV rispetto alla popolazione generale. La steatosi macrovescicolare nei pazienti con HCV è anche distribuita nelle aree periportali piuttosto che nella regione centrolobulare, che è invece più frequente nella NAFLD.
E’ stato dimostrato che il genotipo 3 è associato in modo indipendente con la steatosi epatocellulare nei pazienti con epatite cronica C. Inoltre, la gravità della steatosi in questi pazienti è direttamente correlata alla carica di HCV RNA. Questo rapporto tra la carica virale e l’entità della steatosi non è stato osservato in altri genotipi di HCV. E’ stato inoltre notato che la steatosi inizialmente presente nei pazienti con genotipo 3 si risolve con una risposta virologica sostenuta ottenuta con α-interferone pegilato e ribavirina. Non solo, la steatosi, regredita con l’eradicazione del virus, ricompare in caso di recidiva dell’infezione virale. Tutti questi risultati sono stati osservati solo con il genotipo 3 del virus e non sono riproducibili con altri genotipi di HCV. Questi risultati hanno evidenziato la capacità del genotipo 3 di indurre direttamente steatosi, anche se il meccanismo è tuttora ignoto.
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