Posts tagged eritropoietina

Darbepoetina alfa in pazienti con diabete tipo 2 ed insufficienza renale cronica

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Il diabete mellito tipo 2 e l’insufficienza renale cronica sono fattori indipendenti di rischio cardiovascolari e spesso coesistono nello stesso paziente. La dislipidemia e l’ipertensione arteriosa aumentano il rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali nei pazienti con nefropatia diabetica, ma oggi disponiamo di farmaci efficaci che consentono di ridurre il rischio associati con la presenza di questi fattori di rischio classici e di rallentare la progressione verso l’insufficienza renale cronica terminale. Numerosi studi osservazionali hanno negli ultimi anni evidenziato il ruolo indipendente dell’anemia come fattore prognostico associato con un più elevato tasso di eventi cardiovascolari e renali, specialmente in soggetti diabetici. È sorprendente, tuttavia che, sebbene terapie altamente efficaci per l’anemia siano disponibili da oltre 20 anni, non si abbiano ancora dati certi che ci consentano di affermare se il trattamento dell’anemia abbia nella popolazione dei nefropatici anemici effetti benefici simili a quelli apportati dalla terapia dei fattori di rischio classici. (continua…)

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Anomalie ematologiche nei pazienti con artrite reumatoide – Le anemie

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Le malattie reumatiche infiammatorie croniche sono spesso complicate da anomalie ematologiche, comprese anemia, anomalie dei leucociti, delle piastrine e del sistema emostatico-coagulativo, neoplasie ematologiche. I pazienti con artrite reumatoide (RA) possono soffrire da una varietà di disordini ematologici, specialmente anemia, leucopenia e piastrinosi. Le manifestazioni ematologiche dell’artrite reumatoide (RA) sono discusse in questo articolo. I disordini ematologici osservati in pazienti con altri disordini autoimmuni, quale lupus eritematoso sistemico, sono discussi altrove. (continua…)

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Correlazioni cliniche e conseguenze dell’anemia in pazienti con scompenso cardiaco

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L’anemia sollecita l’attenzione dei ricercatori che si occupano di scompenso cardiaco perché la diminuzione dell’emoglobinemia è frequente negli scompensati ed è associata con una riduzione della sopravvivenza. L’interesse è stato ulteriormente accresciuto dai risultati di studi recenti secondo i quali il trattamento farmacologico dell’anemia può migliorare gli outcome dello scompenso cardiaco.

Molte domande circa il ruolo dell’emoglobina nello scompenso cardiaco attendono però una risposta. Innanzitutto è da chiarire la relazione fra anemia e frazione di eiezione ventricolare sinistra. Infatti, molti degli studi condotti fino hanno arruolato soltanto pazienti che avevano una frazione d’eiezione ventricolare sinistra (FEVS) inferiore a 0,4. Allo stesso modo pochi studi hanno descritto in modo dettagliato l’associazione fra emoglobina ed altre caratteristiche dei pazienti, compresi eziologia, comorbidità, segni e sintomi, altri parametri ematologici e biochimici. Di particolare interesse, ma scarsamente caratterizzata è anche la relazione fra emoglobina e funzione renale. Poco si sa, infine, circa i rapporti fra emoglobina e outcome diversi dal decesso e sul valore dell’emoglobina come fattore indipendente di outcome anche quando venga considerata la funzionalità renale.

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Correlazioni cliniche e conseguenze dell'anemia in pazienti con scompenso cardiaco

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L’anemia sollecita l’attenzione dei ricercatori che si occupano di scompenso cardiaco perché la diminuzione dell’emoglobinemia è frequente negli scompensati ed è associata con una riduzione della sopravvivenza. L’interesse è stato ulteriormente accresciuto dai risultati di studi recenti secondo i quali il trattamento farmacologico dell’anemia può migliorare gli outcome dello scompenso cardiaco.

Molte domande circa il ruolo dell’emoglobina nello scompenso cardiaco attendono però una risposta. Innanzitutto è da chiarire la relazione fra anemia e frazione di eiezione ventricolare sinistra. Infatti, molti degli studi condotti fino hanno arruolato soltanto pazienti che avevano una frazione d’eiezione ventricolare sinistra (FEVS) inferiore a 0,4. Allo stesso modo pochi studi hanno descritto in modo dettagliato l’associazione fra emoglobina ed altre caratteristiche dei pazienti, compresi eziologia, comorbidità, segni e sintomi, altri parametri ematologici e biochimici. Di particolare interesse, ma scarsamente caratterizzata è anche la relazione fra emoglobina e funzione renale. Poco si sa, infine, circa i rapporti fra emoglobina e outcome diversi dal decesso e sul valore dell’emoglobina come fattore indipendente di outcome anche quando venga considerata la funzionalità renale.

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L’eritropoietina e gli altri farmaci stimolanti l’eritropoiesi riducono la sopravvivenza ed aumentano il rischio di trombosi venosa nei pazienti con anemia da cancro

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Fin dalla sua iniziale approvazione per la terapia dell’anemia secondaria alla chemioterapia, l’ eritropoietina suscitò preoccupazioni circa l’aumentato rischio di tromboembolismo venoso e di progressione tumorale.

Due studi pubblicati nel 2003 segnalarono una riduzione della sopravvivenza nei pazienti con cancro della mammella trattati con eritropoietina e chemioterapia, ed in pazienti con cancro della regione testa-collo sottoposti a radioterapia. Altri studi segnalarono un aumentato rischio di trombosi associato con l’uso di eritropoietina ma non identificarono un aumentato rischio di mortalità. Nel 2006 una revisione operata da studiosi appartenenti alla Cochrane aveva già segnalato qualche preoccupazione nei pazienti oncologici trattati con eritropoietina.

Gli autori dello studio che stiamo esaminando hanno rivisto i risultati delle ricerche compiute a partire dal 1985 fino al gennaio 2008, identificando circa 50 studi clinici il cui endpoint era la sopravvivenza, per un totale di 13611 pazienti con cancro trattati in studi di fase III. Il rischio di trombosi fu valutato in 38 studi di fase III per un numero complessivo di 8172 pazienti. Naturalmente, gli studi erano molto diversi fra di loro rispetto al farmaco utilizzato, al numero di pazienti trattati, alla durata del trattamento, alla terapia antineoplastica attuata e, naturalmente, per il tipo istologico di cancro. (continua…)

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Le eritropoietine nei pazienti affetti da neoplasie: raccomandazioni ESMO per l’uso

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L’anemia da cancro è definita come una diminuzione dell’emoglobina al di sotto del limite inferiore normale causata direttamente dalla malattia neoplastica o dalla terapia. Una lieve anemia è definita da un’emoglobina superiore a 10 grammi e inferiore a 11,9 grammi/decilitro; un’anemia moderata come emoglobina superiore a 8 grammi e inferiore a 9,9 grammi/dL, mentre si parla d’anemia grave quando l’emoglobina è inferiore a 8 g/dL.

Incidenza e prevalenza dell’anemia nei pazienti neoplastici

Anemia da cancro è presente in circa il 40% dei pazienti neoplastici. L’anemia è di lieve entità nel 30% dei casi; moderata nel 9% e severa nell’un per cento dei pazienti.

Globalmente l’incidenza della anemia durante la chemioterapia o la radioterapia è del 54% (lieve 39%, moderata 14%, e grave 1%). L’incidenza è più elevata nel cancro polmonare (71%) e nei cancri ginecologici (65%) ed aumenta con il numero dei cicli di chemioterapia.

L’anemia di grado elevato ha un impatto negativo sulla qualità di vita ed è uno dei principali, sebbene non il solo motivo di fatica, uno dei più frequenti e importanti sintomi del cancro. (continua…)

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Anemia dell’anziano: associazione con disabilità, declino delle performance motorie e diminuzione della forza muscolare

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L’anemia è stata associata con il declino della funzione fisica, indipendentemente dalla coesistenza d’altre patologie. Tuttavia, non sono note le modalità con le quali l’anemia influenza negativamente e determini il peggioramento della funzione fisica. Si potrebbe ipotizzare che l’anemia causa astenia e diminuita ossigenazione muscolare, che a loro volta compromettono la forza e la qualità della contrazione muscolare e, quindi, della performance fisica. Inoltre, gli anziani hanno spesso segni biochimici di uno stato flogistico latente o a basso grado, dimostrabile, per esempio, con l’aumento nel siero della proteina C reattiva e d’altri indici di flogosi, è possibile, quindi, ipotizzare l’esistenza di uno stato d’infiammazione cronica subclinica che, a sua volta, può causare un’accentuazione del declino fisico. Penninx et al. hanno esaminato la possibile associazione tra anemia, disabilità, performance fisica, forza muscolare ed esistenza di uno stato flogistico latente. Sono stati studiati 1156 soggetti anziani ultra sessantacinquenni arruolati nello studio in Chianti condotto in Italia, nella regione Toscana; la disabilità è stata valutata tramite ADL e IADL, la performance fisica tramite test del cammino per 4 m, prove d’equilibrio e la prova

dell’alzarsi dalla sedia, la forza muscolare è stata valutata tramite test al dinamometro d’estensione del ginocchio e di chiusura della mano, sono stati inoltre dosati i livelli sierici d’IL-6, TNF-α, PCR. Dai risultati, corretti per età, sesso, BMI, MMSE, creatininemia, comorbilità, è emerso che i soggetti anemici presentavano un grado di disabilità significativamente superiore ai non anemici. Anche in tale studio i pazienti anemici hanno mostrato una peggiore performance fisica e ridotta forza muscolare con punteggi costantemente più bassi alle prove funzionali e forza muscolare significativamente ridotta. L’età media dei pazienti era 75, 4 anni; il 56, 1% dei pazienti era donna; l’emoglobina media era 14, 4 g/decilitro negli uomini 13,2 g/decilitro nelle donne. Un’anemia fu riscontrata in 114 dei 1008 (11,3%) dei partecipanti: 49 (11, 8%) maschi e 65 (11, 5%) donne. Una più alta incidenza di anemia si è avuta nei soggetti più anziani, nei soggetti con un basso BMI e/o con un basso MMSE, e nei soggetti con storia di patologia cardiovascolare,

patologia polmonare, ictus, ulcera gastrica, insufficienza renale. In tale studio i livelli dei marcatori d’infiammazione cronica studiati (IL-6, TNF-α, PCR) sono stati strettamente correlati al rischio di disabilità e le persone con anemia avevano livelli d’IL-6, TNF−α e PCR significativamente più elevati dei controlli. Tuttavia quando i livelli dei marcatori sono stati aggiunti all’analisi multivariata (ANCOVA) l’anemia è rimasta significativamente ed indipendentemente associata a maggiore disabilità, riduzione della forza e minore performance fisica. In letteratura è ampiamente documentato il coinvolgimento delle citochine proinfiammatorie e dell’interleuchina 6 (IL-6) in particolare in patologie croniche di peculiare interesse geriatrico quali osteoporosi, malattia d’Alzheimer, aterosclerosi, neoplasie, etc. Elevati livelli d’IL-6 sono stati associati con un’aumentata incidenza di disabilità e di fragilità nell’anziano, ad una maggiore prevalenza di depressione di morbilità cardiovascolare ed una più alta mortalità, e sono stati proposti. come marker precoce di fragilità nell’anziano . Recentemente è stata documentata l’inibizione (ipossiemia-indotta) della secrezione d’eritropoietina per opera d’IL-1, IL-6, TNF-α, TNF-α ed il feedback positivo che le condizioni ipossiche esercitano sulla secrezione delle citochine stesse, suggerendo un ruolo dei marcatori d’infiammazione nella riduzione dei livelli d’emoglobina e di ematocrito età dipendente ed anche nella genesi di alcune anemie nell’anziano. In colture midollari tali citochine hanno dimostrato di inibire sia le fasi iniziali che finali dell’eritropoiesi .

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Anemia dell’anziano: associazione con disabilità, declino delle performance motorie e diminuzione della forza muscolare

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L’anemia è stata associata con il declino della funzione fisica, indipendentemente dalla coesistenza d’altre patologie. Tuttavia, non sono note le modalità con le quali l’anemia influenza negativamente e determini il peggioramento della funzione fisica. Si potrebbe ipotizzare che l’anemia causa astenia e diminuita ossigenazione muscolare, che a loro volta compromettono la forza e la qualità della contrazione muscolare e, quindi, della performance fisica. Inoltre, gli anziani hanno spesso segni biochimici di uno stato flogistico latente o a basso grado, dimostrabile, per esempio, con l’aumento nel siero della proteina C reattiva e d’altri indici di flogosi, è possibile, quindi, ipotizzare l’esistenza di uno stato d’infiammazione cronica subclinica che, a sua volta, può causare un’accentuazione del declino fisico. Penninx et al. hanno esaminato la possibile associazione tra anemia, disabilità, performance fisica, forza muscolare ed esistenza di uno stato flogistico latente. Sono stati studiati 1156 soggetti anziani ultra sessantacinquenni arruolati nello studio in Chianti condotto in Italia, nella regione Toscana; la disabilità è stata valutata tramite ADL e IADL, la performance fisica tramite test del cammino per 4 m, prove d’equilibrio e la prova

dell’alzarsi dalla sedia, la forza muscolare è stata valutata tramite test al dinamometro d’estensione del ginocchio e di chiusura della mano, sono stati inoltre dosati i livelli sierici d’IL-6, TNF-α, PCR. Dai risultati, corretti per età, sesso, BMI, MMSE, creatininemia, comorbilità, è emerso che i soggetti anemici presentavano un grado di disabilità significativamente superiore ai non anemici. Anche in tale studio i pazienti anemici hanno mostrato una peggiore performance fisica e ridotta forza muscolare con punteggi costantemente più bassi alle prove funzionali e forza muscolare significativamente ridotta. L’età media dei pazienti era 75, 4 anni; il 56, 1% dei pazienti era donna; l’emoglobina media era 14, 4 g/decilitro negli uomini 13,2 g/decilitro nelle donne. Un’anemia fu riscontrata in 114 dei 1008 (11,3%) dei partecipanti: 49 (11, 8%) maschi e 65 (11, 5%) donne. Una più alta incidenza di anemia si è avuta nei soggetti più anziani, nei soggetti con un basso BMI e/o con un basso MMSE, e nei soggetti con storia di patologia cardiovascolare,

patologia polmonare, ictus, ulcera gastrica, insufficienza renale. In tale studio i livelli dei marcatori d’infiammazione cronica studiati (IL-6, TNF-α, PCR) sono stati strettamente correlati al rischio di disabilità e le persone con anemia avevano livelli d’IL-6, TNF−α e PCR significativamente più elevati dei controlli. Tuttavia quando i livelli dei marcatori sono stati aggiunti all’analisi multivariata (ANCOVA) l’anemia è rimasta significativamente ed indipendentemente associata a maggiore disabilità, riduzione della forza e minore performance fisica. In letteratura è ampiamente documentato il coinvolgimento delle citochine proinfiammatorie e dell’interleuchina 6 (IL-6) in particolare in patologie croniche di peculiare interesse geriatrico quali osteoporosi, malattia d’Alzheimer, aterosclerosi, neoplasie, etc. Elevati livelli d’IL-6 sono stati associati con un’aumentata incidenza di disabilità e di fragilità nell’anziano, ad una maggiore prevalenza di depressione di morbilità cardiovascolare ed una più alta mortalità, e sono stati proposti. come marker precoce di fragilità nell’anziano . Recentemente è stata documentata l’inibizione (ipossiemia-indotta) della secrezione d’eritropoietina per opera d’IL-1, IL-6, TNF-α, TNF-α ed il feedback positivo che le condizioni ipossiche esercitano sulla secrezione delle citochine stesse, suggerendo un ruolo dei marcatori d’infiammazione nella riduzione dei livelli d’emoglobina e di ematocrito età dipendente ed anche nella genesi di alcune anemie nell’anziano. In colture midollari tali citochine hanno dimostrato di inibire sia le fasi iniziali che finali dell’eritropoiesi .

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Il trattamento con farmaci stimolanti l’eritropiesi migliora la fatigue degli anziani

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L’anemia delle malattie croniche, nota anche come anemia delle infiammazioni croniche, è frequente negli anziani, in conseguenza dell’aumentata prevalenza di malattie croniche e di condizioni infiammatorie in questo gruppo di pazienti. I meccanismi alla base dell’anemia associata con le malattie croniche sono stati studiati a lungo sono molteplici e comprendono l’alterato riciclo del ferro nell’eritropoiesi, la ridotta produzione di eritropoietina in risposta all’ipossia anemica, una diminuzione della durata di vita dei globuli rossi a causa di citochine infiammatorie, o una combinazione di tutti questi meccanismi. In circa il 34% dei pazienti anziani con anemia, i bassi livelli di emoglobina non hanno una chiara eziologia e sono stati definiti come anemia idiopatica dell’età avanzata (1, 4). Indipendentemente dalla causa, la maggioranza delle anemie nelle persone anziane è di lieve entità, con emoglobina compresa fra 11 e 12 grammi/decilitro. (continua…)

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Influenza delle differenze razziali sulla mortalità o disabilità negli anziani anemici

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I livelli attuali d’emoglobina per la definizione di anemia sono differenziati per età e sesso, ma minore attenzione è stata dedicata al chiarimento delle eventuali differenze nelle diverse razze. Per esempio, negli anziani neri non ispanici l’anemia è tre volte più frequente rispetto ai bianchi non ispanici (27,8% contro 9%). Differenze sono segnalate sia nei giovani adulti che negli anziani, e permangono non spiegate anche dopo correzione per diverse malattie,per il livello d’istruzione e lo stato di salute mentale. Inoltre, vi sono evidenze che la distribuzione dei livelli di emoglobina fra i neri è spostata verso i valori più bassi, persino nei soggetti giovani sani, rispetto ai bianchi.

Queste osservazioni hanno indotto alcuni autori a proporre criteri razza-specifici per la definizione di anemia. Tuttavia, prima di accettare ed utilizzare definizioni alternative di anemia, basate semplicemente sulla sola distribuzione statistica dei livelli di Hb, i ricercatori devono specificare i valori soglia di emoglobina al di sotto dei quali si verificano eventi avversi nei neri e nei bianchi e stabilire se questi livelli sono inferiori nella popolazione nera. Alla luce dell’aumentato rischio di eventi avversi associati con l’anemia e delle evidenti disparità razziali della sua prevalenza nella pratica geriatrica, Patel et al hanno valutato se gli effetti longitudinali dell’anemia sono diversi per razza in un gruppo di soggetti anziani in buona salute arruolati nello studio the Health Aging and Body Composition (Health ABC). (continua…)

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