Posts tagged ferro
Osteoporosi da farmaci
0Numerosi farmaci utilizzati nella pratica clinica hanno effetti potenzialmente negativi sullo scheletro. I glucocorticoidi sono la causa più frequente di osteoporosi indotti da farmaci. Spesso non è possibile stabilire se l’osteoporosi è legata ai farmaci o ad altri fattori, dal momento che gli effetti del trattamento si sovrappongono a quelli della malattia primaria, che può provocare di per sé perdita di massa ossea (ad esempio, l’artrite reumatoide). In teoria tutte le molecole in grado di stimolare il riassorbimento osseo o di inibirne la neoformazione riducono la densità minerale ossea ed aumentano il rischio di fratture
Rischi e benefici della somministrazione del ferro per via endovenosa
0La via endovenosa è stata largamente utilizzata negli ultimi decenni nel trattamento dell’anemia sideropenica sia vera che funzionale. La carenza funzionale di ferro, che si osserva in diverse malattie croniche, è definita come un alterato rifornimento di ferro al midollo eritroide, nonostante i normali depositi del minerale nel corpo, ed è considerata una delle cause più importanti di mancata risposta all’eritropoietina o suoi derivati. La scoperta che l’ormone epcidina ha un ruolo chiave nella omeostasi del ferro ha aperto un nuovo orizzonte nella conoscenza della biologia delle anemie croniche. Il ferro per via endovenosa è stato inizialmente utilizzato nel campo dell’anemia renale, dimostrando che i pazienti avevano un significativo miglioramento della risposta all’eritropoietina oltre che una significativa riduzione del suo dosaggio e della durata del trattamento. Dall’esame dei diversi studi pubblicati si può concludere che i benefici della somministrazione del ferro per via endovenosa non dipendono dal bilancio marziale basale, definito con parametri quali la ferritina, la percentuale di saturazione della transferrina, la sideremia, i depositi di emosiderina nel midollo. I risultati di alcuni di questi studi sono stati tuttavia criticati, soprattutto per la difficoltà di stabilire criteri universali per la definizione di carenza di ferro. Queste difficoltà sono state accentuate dall’introduzione del concetto di carenza funzionale di ferro, che può anche svilupparsi gradualmente durante i primi mesi della terapia con eritropoietina. Molti di questi studi non hanno escluso i pazienti con vera carenza marziale, per esempio pazienti con una ferritinemia inferiore a 100 nanogrammi/ml e percentuale di saturazione della transferrina inferiore al 20%. Tuttavia può essere riduttivo considerare una carenza marziale in base a questi indicatori, i cui limiti sono ben noti dal momento che è dimostrato che vi sono numerosi pazienti neoplastici anemici con livelli di ferritina inferiore a 100 e percentuale di saturazione di transferrina inferiore al 20% che sono dotati di normali depositi di ferro e,tuttavia, traggono benefici dalla somministrazione del ferro per via endovenosa. (continua…)
Correlazioni cliniche e conseguenze dell’anemia in pazienti con scompenso cardiaco
0L’anemia sollecita l’attenzione dei ricercatori che si occupano di scompenso cardiaco perché la diminuzione dell’emoglobinemia è frequente negli scompensati ed è associata con una riduzione della sopravvivenza. L’interesse è stato ulteriormente accresciuto dai risultati di studi recenti secondo i quali il trattamento farmacologico dell’anemia può migliorare gli outcome dello scompenso cardiaco.
Molte domande circa il ruolo dell’emoglobina nello scompenso cardiaco attendono però una risposta. Innanzitutto è da chiarire la relazione fra anemia e frazione di eiezione ventricolare sinistra. Infatti, molti degli studi condotti fino hanno arruolato soltanto pazienti che avevano una frazione d’eiezione ventricolare sinistra (FEVS) inferiore a 0,4. Allo stesso modo pochi studi hanno descritto in modo dettagliato l’associazione fra emoglobina ed altre caratteristiche dei pazienti, compresi eziologia, comorbidità, segni e sintomi, altri parametri ematologici e biochimici. Di particolare interesse, ma scarsamente caratterizzata è anche la relazione fra emoglobina e funzione renale. Poco si sa, infine, circa i rapporti fra emoglobina e outcome diversi dal decesso e sul valore dell’emoglobina come fattore indipendente di outcome anche quando venga considerata la funzionalità renale.
Correlazioni cliniche e conseguenze dell'anemia in pazienti con scompenso cardiaco
0L’anemia sollecita l’attenzione dei ricercatori che si occupano di scompenso cardiaco perché la diminuzione dell’emoglobinemia è frequente negli scompensati ed è associata con una riduzione della sopravvivenza. L’interesse è stato ulteriormente accresciuto dai risultati di studi recenti secondo i quali il trattamento farmacologico dell’anemia può migliorare gli outcome dello scompenso cardiaco.
Molte domande circa il ruolo dell’emoglobina nello scompenso cardiaco attendono però una risposta. Innanzitutto è da chiarire la relazione fra anemia e frazione di eiezione ventricolare sinistra. Infatti, molti degli studi condotti fino hanno arruolato soltanto pazienti che avevano una frazione d’eiezione ventricolare sinistra (FEVS) inferiore a 0,4. Allo stesso modo pochi studi hanno descritto in modo dettagliato l’associazione fra emoglobina ed altre caratteristiche dei pazienti, compresi eziologia, comorbidità, segni e sintomi, altri parametri ematologici e biochimici. Di particolare interesse, ma scarsamente caratterizzata è anche la relazione fra emoglobina e funzione renale. Poco si sa, infine, circa i rapporti fra emoglobina e outcome diversi dal decesso e sul valore dell’emoglobina come fattore indipendente di outcome anche quando venga considerata la funzionalità renale.
Meccanismi complessi regolano il metabolismo del ferro nei macrofagi
0La produzione giornaliera di nuovi eritrociti da parte del midollo osseo è un processo che richiede il ricorso ai depositi di ferro dell’organismo; inoltre l’attività eritroide del midollo osseo regola il controllo dell’omeostasi del ferro. I macrofagi dei tessuti, specialmente nella milza e nel fegato, svolgono un ruolo importante nel controllo della biodisponibilità del ferro per l’eritropoiesi. Queste cellule fagocitano i globuli rossi (RBC) senescenti e riciclano il ferro eme re-introducendolo nel plasma, fornendo in tal modo i 20-25 mg di ferro necessari per la produzione giornaliera di nuovi eritrociti. Conseguentemente al legame di un globulo rosso senescente con la membrana dei macrofagi, la formazione di una vescicola fagocitica porta alla interiorizzazione del globulo rosso, che viene successivamente degradato dalla macchina proteolitica dei fagolisosomi. La molecola di eme raggiunge il citosol dove può agire come una molecola sensore che regola la trascrizione di numerosi geni, o essere degradato dalla eme ossigenasi 1 (HO-1) e rilasciare CO, biliverdina e ferro nella sua forma ferrosa Fe (II). Le molecole di ferro sono quindi incorporate nelle molecole di ferritina per un ulteriore utilizzo o per la loro riesportazione verso il plasma da parte della ferroportina (FPN), l’unico esportatore di ferro nei mammiferi. FPN è intensamente espressa a livello della membrana plasmatica dei macrofagi, ma anche negli enterociti duodenali, nei quali contribuisce all’assorbimento intestinale del ferro, e in diversi altri tipi cellulari, quali epatociti e cellule tubulari renali, seppure ad un livello molto più basso. La presenza di FPN nelle cellule eritroidi è stata anche riportata, anche se la sua funzione non è ancora stata chiarita. (continua…)
Importanza della gastrite autoimmune, di Helicobacter pylori e della celiachia nella patogenesi dell'anemia sideropenica refrattaria
0Nell’adulto l’anemia sideropenica è solitamente causata da emorragia gastrointestinale o, nelle donne in età fertile da irregolarità mestruali o dalle aumentate richiese della gravidanza. Nei maschi adulti e nelle donne in postmenopausa, inoltre le indagini endoscopiche usuali (esofagostroduodenoscopia e colonscopia) e radiografiche riescono ad identificare una causa di emorragia gastrointestinale soltanto nel 60-65% dei casi. Nella maggioranza delle donne in età fertile, invece, non è quasi mai identificata una causa di sanguinamento gastrointestinale.
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Gli inibitori della pompa protonica sopprimono l'assorbimento intestinale del ferro nelle emocromatosi ereditarie
0La salassoterapia, è l’unica possibilità terapeutica oggi disponibile per la rimozione del ferro in eccesso nei pazienti con emosiderosi, ma rappresenta, nello stesso tempo, un potente stimolo per il suo assorbimento.
Dopo la rimozione del sovraccarico iniziale, pertanto, una terapia di mantenimento a lungo termine, che garantisca la rimozione di circa due litri il sangue ogni anno, equivalenti a circa un grammo di ferro, si rende necessaria per mantenere i depositi nell’ambito dei limiti normali.
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Terapia dell’anemia con eritropoietina e ferro per via endovenosa in pazienti con scompenso cardiaco congestizio
0L’anemia può di scatenare uno scompenso cardiaco congestizio. In pazienti ricoverati per scompenso l’emoglobina media è circa 12 g /decilitro, che è considerato il limite inferiore del normale negli adulti.
L’anemia è molto frequente nello scompenso cardiaco. Recentemente, in 142 pazienti scompensati seguiti in ambulatorio fu osservato che, con il peggiorare dello scompenso, la concentrazione emoglobinica media diminuiva da 13,7 g/decilitro nello scompenso lieve (classe I) a 10, 9 grammi/decilitro nello scompenso cardiaco congestizio grave (classe 4) e la prevalenza di un’emoglobinemia< 12 g/decilitro aumentava dal 9,1% nei pazienti con classe 1 al 79,1% in quelli con classe IV. Altri studi avevano dimostrato che l’anemia è un fattore di rischio indipendente per la comparsa di scompenso cardiaco. Nonostante questa associazione negativa con gli outcome clinici dello scompenso cardiaco, l’anemia non è menzionata nelle linee guida per la diagnosi il il trattamento dello scompenso cardiaco, e molti studi considerano l’anemia soltanto un fattore di importanza minore fra le cause di ricovero in ospedale per scompenso cardiaco.
L'assunzione di ferro con la dieta è un fattore di rischio per malattie delle coronarie in donne con diabete tipo 2
0Il ferro contenuto negli elementi si può suddividere in ferroeme (contenuto negli alimenti di origine animale come la carne rossa, pollame e pesce) e ferro non eme, contenuto nei vegetali. Il ferro eme è assorbito molto più rapidamente nell’intestino e contribuisce in modo preponderante a costituire le riserve del minerale nell’organismo. L’eccesso di ferro corporeo aumenta lo stress ossidativi causato da diversi fattori di rischio quali dislipidemia, infiammazione e insulino-resistenza e può favorire lo sviluppo dell’aterosclerosi.
Il sovraccarico di ferro in alcuni studi ha aumentato il rischio di cardiopatia ischemica, ma la validità di questa osservazione è controversa.
L’omeostasi del ferro è regolata principalmente dall’assorbimento intestinale. Normalmente i depositi di ferro aumentano in conseguenza dell’aumentato assorbimento di ferro con la dieta e limitano l’assorbimento intestinale stesso. Rispetto al ferroeme quello non eme è influenzato maggiormente da nutrienti come la vitamina C e alcol. Anche la variabilità genetica influenza l’assorbimento del minerale.
Effetti della somministrazione di ferro nei pazienti con scompenso cardiaco: i risultati dello studio pilota FERRIC-HF
0La ridotta tolleranza all’esercizio fisico è una caratteristica cardinale dell’insufficienza cardiaca, essendo causa di una scadente qualità di vita e di un rischio aumentato di morbilità e di mortalità. Le opzioni terapeutiche per aumentare la capacità funzionale sono limitate, quindi urgono strategie alternative.
Una caratteristica peculiare dello sforzo fisico nello scompenso cardiaco è l’inizio precoce del metabolismo anaerobico, in conseguenza della compromissione dell’ossigenazione del muscolo scheletrico e della capacità ossidativa, che sono indipendenti dall’emodinamica centrale. Il ferro svolge un ruolo molo importante nel metabolismo ossidativo, essendo un componente obbligato dell’emoglobina (Hb; trasporto dell’ossigeno), della mioglobina (riserva d’ossigeno), dei citocromi, delle emo- e solfo-proteine del ciclo di Krebs e della catena di trasporto degli elettroni (fosforilazione ossidativa). L’anemia secondaria a carenza di ferro altera le capacità di trasporto dell’ossigeno e d’ossidazione tessutale, con conseguente diminuzione del consumo d’ossigeno al picco (pVO2) e della resistenza allo sforzo submassimale. Anche in assenza d’anemia, la carenza di ferro può ridurre le prestazioni fisiche. La somministrazione di ferro per ricostituire le riserve marziali corregge rapidamente il deficit funzionale in soggetti sideropenici sani indipendentemente dalla presenza d’anemia. La grandezza del beneficio supera spesso la risposta eritropoietica.
L’anemia è frequente nei pazienti con scompenso cardiaco, ma la distinzione fra anemia da mancanza di ferro (carenza assoluta di ferro) dall’anemia delle malattie croniche (carenza relativa o funzionale di ferro) è notoriamente difficile.
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