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Fibrillazione atriale: controllo del ritmo e della frequenza nello studio AFFIRM
0Esistono due approcci al trattamento della fibrillazione atriale: uno è la cardioversione seguita dal trattamento con farmaci antiaritmici per il mantenimento del ritmo sinusale, l’altro consiste nell’impiego di farmaci che controllano la frequenza a livello del nodo atrio-ventricolare ( AV ), evitando il passaggio degli impulsi a livello ventricolare ma lasciando inalterata la fibrillazione striale.
La fibrillazione atriale non-trattata si manifesta generalmente con una risposta ventricolare irregolare, rapida ed è spesso caratterizzata da sintomi fastidiosi, tra cui palpitazioni, fatigue, dispnea, e vertigini. Secondo molti autori il rallentamento della risposta ventricolare, a riposo e durante l’ attività, con l’uso di farmaci che allungano il periodo refrattario del nodo atrio-ventricolare ( AV ) migliora i sintomi e i riduce il rischio di successivi eventi avversi cardiovascolari.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale –L’ ablazione con catetere della fibrillazione atriale
0L’ablazione con catetere per il mantenimento del ritmo sinusale è stata riportata in studi clinici e meta analisi che hanno valutato i dati di oltre 6900 pazienti. I soggetti sottoposti ad ablazione rappresentano una popolazione molto selezionata, caratterizzata da una predominanza di casi con fibrillazione atriale parossistica sintomatica che non hanno risposto al trattamento con uno o più farmaci anti-aritmici, con atrio sinistro di grandezza normale o soltanto lievemente dilatato, funzione ventricolare sinistra normale o soltanto lievemente ridotta, assenza di grave malattia polmonare. In seguito all’ablazione, molti pazienti non presentano più episodi di fibrillazione atriale parossistica ricorrente per un anno o più.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale –Raccomandazioni per il mantenimento del ritmo sinusale
0Nelle nuove raccomandazioni del 2011, il dronedarone è incorporato nell’algoritmo terapeutico per mantenere il ritmo sinusale nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica ricorrente o persistente. Prima di iniziare la terapia anti-aritmica farmacologica si raccomanda di rimuovere, per quanto possibile, le cause che possono avere precipitato la fibrillazione atriale. L’ablazione con catetere, se effettuata in mani esperte, è utile per mantenere il ritmo sinusale in pazienti selezionati con fibrillazione atriale parossistica che presentano sintomi significativi che non hanno risposto alla terapia anti-aritmica ed hanno un atrio sinistro normale o soltanto moderatamente dilatato, una FEVS normale lievemente ridotta senza malattia polmonare grave. Questa è una raccomandazione di classe prima con livello di evidenza A.
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Il dronedarone aumenta la mortalità nei pazienti con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco.
0Le aritmie atriali e ventricolari contribuiscono alla morbilità ed alla mortalità associate con insufficienza cardiaca. I farmaci antiaritmici di classe III riducono la probabilità di sviluppo di fibrillazione atriale nei pazienti con insufficienza cardiaca e aumentano il tasso di conversione da fibrillazione atriale a ritmo sinusale, riducendo il rischio di scompenso cardiaco acuto.
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Effetti del Dronedarone sugli eventi cardiovascolari nella fibrillazione atriale
0In due studi randomizzati e controllati su 1.237 pazienti con fibrillazione o flutter atriale, il dronedarone ha dimostrato di essere più efficace del placebo nel mantenimento del ritmo sinusale e nel controllo della frequenza ventricolare durante le recidive di fibrillazione atriale. A dodici mesi di follow-up, i tassi di effetti avversi tiroidei, epatici, polmonari non sono stati significativamente maggiori con dronedarone rispetto al placebo. Tuttavia, un altro studio con Dronedarone nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia sintomatica, ma senza fibrillazione atriale, è stato prematuramente interrotto a causa di un eccesso di morti tra i pazienti trattati con dronedarone.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Dronedarone per la prevenzione della fibrillazione atriale ricorrente
0Il dronedarone ha una struttura simile a quella dell’amiodarone ed è privo di iodio. Due studi randomizzati EURIDIS e ADONIS hanno dimostrato che il dronedarone prolunga il tempo alla recidiva della fibrillazione atriale. In pazienti con fibrillazione atriale persistente, lo studio DAFNE ha dimostrato che la somministrazione di dronedarone convertiva soltanto il 5,8% dei casi al ritmo sinusale (3,1% convertiti con placebo) e non migliorava il successo della cardioversione elettrica acuta. Il dronedarone rallenta la frequenza ventricolare della fibrillazione atriale in media di 11 – 13 battiti al minuto. L’incidenza di conversione spontanea al ritmo sinusale dipendeva dalla dose (cioè 800,1200 e 1600 mg). La percentuale di conversione era 5,8%; 8,2% e 14,2% con i tre dosaggi, rispettivamente, ma l’incidenza di cardioversione elettrica efficace non era significativamente diversa nei tre gruppi e rispetto al placebo.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Raccomandazioni per la combinazione della terapia anticoagulante con quella antiaggregante
0Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia anticoagulante con warfarina è efficace per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei soggetti con fibrillazione atriale. L’aspirina offre soltanto una modesta protezione contro l’ictus in questi pazienti. L’anticoagulazione orale con dosi aggiustate di warfarina è più efficace dell’aspirina per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. Recenti studi hanno valutato la terapia antiaggregante piastrinica con aspirina e clopidogrel per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. (continua…)
Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Il controllo della frequenza ventricolare
0Nei pazienti con fibrillazione atriale, la frequenza ventricolare può aumentare eccessivamente durante lo sforzo, anche nei casi in cui è ben controllata riposo. La riduzione della frequenza, permettendo un adeguato tempo di riempimento ventricolare ed evitando l’ischemia frequenza – dipendente, può migliorare l’emodinamica. Pertanto, nella FA può essere indicata la valutazione della risposta della frequenza cardiaca allo sforzo massimale o sub massimale oppure il monitoraggio della frequenza per un periodo adeguato mediante Holter. Inoltre, la variabilità della frequenza durante la fibrillazione atriale fornisce informazioni circa lo stato del sistema nervoso autonomico che può avere implicazioni prognostiche indipendenti. (continua…)
Apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed altri nuovi anticoagulanti orali: è in arrivo la rivoluzione tanto attesa nella terapia anticoagulante orale
0La tromboembolia venosa è la terza causa principale di morte cardiovascolare, dopo l’ infarto miocardico e l’ictus. La sostituzione chirurgica totale d’anca o di ginocchio è la procedura con il più elevato rischio di tromboembolia venosa. Diversi studi pubblicati recentemente hanno confermato l’efficacia e la sicurezza dei nuovi inibitori del fattore Xa orale rivaroxaban e apixaban, nella gestione della malattia tromboembolica venosa. Nello studio Acute DVT Study , rivaroxaban (alla dose di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane, seguiti da 20 mg una volta giorno) è stato confrontato con enoxaparina seguita da warfarin o acenocumarolo, per 3, 6 o 12 mesi, nei pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica. Rivaroxaban ha dimostrato un’efficacia non inferiore alla enoxaparina pù warfarina per la tromboembolia venosa ricorrente, con tassi simili di emorragia
Dabigatran versus warfarina in pazienti con fibrillazione atriale
0Dabigatran è un nuovo farmaco per via orale che è rapidamente convertito da una esterasi nel siero in un potente inibitore competitivo diretto della trombina. Ha una biodisponibilità assoluta del 6, 5% ed oltre due terzi della dose sono eliminati dai reni; la sua emivita nel siero è di 2-17 ore e non richiede il regolare monitoraggio del tempo di Quick. In uno studio pilota, nel quale il farmaco è stato valutato in pazienti con fibrillazione atriale per la prevenzione del tromboembolismo venoso con dosi variabili da 150 mg due volte al giorno a 220 mg una volta al giorno, i risultati preliminari sono stati promettenti. In questo studio randomizzato il dabigatran alla dose di 110 mg due volte al giorno o 150 mg 2 volte al giorno è stato paragonato con la warfarina