Posts tagged fludarabina

L’alemtuzumab è in grado di sradicare la leucemia linfatica cronica in una quota di pazienti trattati in precedenza con fludarabina

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I farmaci di più recente introduzione nella terapia della leucemia linfatica cronica consentono di ridurre la quantità di cellule leucemiche residue a livelli inferiori rispetto a quelli possibili in passato. I laboratori moderni, utilizzando metodiche come la citometria flusso a quattro colori che permette un’accurata definizione del fenotipo oppure la PCR, che consente la dimostrazione del riarrangiamento dei geni delle immunoglobuline, arrivano ad identificare persino una singola cellula leucemica in una popolazione di 100.000 cellule normali. La capacità di dimostrare la presenza di cellule leucemiche in così basse concentrazioni, assieme alla possibilità di eliminare la leucemia linfatica cronica con le più moderne terapie, consente di stabilire la reale  capacità dei farmaci di eliminare definitivamente le cellule tumorali della leucemia linfatica cronica. (continua…)

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La moderna terapia aumenta la sopravvivenza dei linfomi follicolari

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Il linfoma follicolare è il prototipo dei LNH a basso grado di malignità, un gruppo eterogeneo di neoplasie del sistema linfatico caratterizzato da un decorso indolente, sopravvivenza mediana abbastanza lunga e tendenza alle recidive.

Il linfoma follicolare è definito come un linfoma che origina dai linfociti B del centro germinativo (centroblasti e centrociti) che mantiene, almeno un pattern istologico nodulare o follicolare.

Per molti pazienti, soprattutto anziani, un approccio conservativo che rimandi l’inizio della terapia al momento della progressione clinica e della comparsa di complicanze può rappresentare il miglior provvedimento terapeutico. La scelta della terapia iniziale ha classicamente rappresentato un dilemma per il medico ed il paziente, giacché le varie terapie (alchilanti come singolo farmaco o associati con uno o più di uno fra i tanti farmaci antineoplastici, protocolli contenenti fludarabina, terapia ad alte dosi con trapianto di cellule staminali, farmaci “biologici” (come interferone, rituximab), nonostante la notevole variabilità del tasso di risposte iniziali, non hanno in passato ottenuto sostanziali e significativi miglioramenti della sopravvivenza complessiva. (continua…)

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Terapia sequenziale di prima linea della LLC-B con fludarabina, alte dosi di ciclofosfamide e rituximab

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La combinazione di fludarabina, ciclofosfamide e rituximab si è dimostrata molto efficace nel trattamento di prima linea dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B), ad esclusione di dei casi con del(17p) che, anche in altri programmi di chemioimmunoterapia ha dimostrato di essere un fattore prognostico negativo difficilmente eliminabile. I protocolli con questi tre farmaci richiedono molta cautela nel dosaggio da utilizzare, a causa della loro azione sinergica che si manifesta con profondi effetti immunosoppressivi e mielosoppressivi che aumentano notevolmente il rischio di infezioni. (continua…)

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La chemioimmunoterapia con basse dosi di fludarabina e ciclofosfamide ed alte dosi di rituximab è efficace in pazienti con LLC-B trattati de novo

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La terapia di prima linea della LLC-B è cambiata drasticamente dopo l’introduzione degli analoghi delle purine (fludarabina, cladribina, pentostatina) e degli anticorpi monoclonali, consentendo di ottenere delle remissioni complete prolungate, evenienza dapprima impensabile con la terapia “standard”.

Rituximab è un anticorpo monoclonale chimerico diretto contro l’antigene di membrana CD20, espresso sui linfociti B normali ed, a bassa densità, sulle cellule leucemiche della LLC-B. Il farmaco, se utilizzato da solo a dosi standard, ottiene percentuali di remissioni parziali attorno al 10-15% in pazienti precedentemente trattati, mentre in pazienti non pretrattati ottiene circa il 50% di RP ed il 10% circa di RC.

Se usato in combinazione con la fludarabina, in alcuni studi il rituximab ha ottenuto percentuali di risposte totali vicine al 90% con un 50% di RC. Aggiungendo ai due farmaci precedenti la ciclofosfamide, sono state ottenute risposte totali pari al 95% con un 70% di RC, anche se una neutropenia di grado 3-4 è stata riportata in oltre la metà dei pazienti così trattati. (continua…)

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Infezioni da analoghi delle purine nella leucemia linfatica cronica: patogenesi

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Gli analoghi delle purine – fludarabina, cladribina e pentostatina sono utilizzati nella terapia di numerose neoplasie ematologiche, comprese molte delle malattie linfoproliferative croniche fra le quali ricordiamo: leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B) e T (LLC-T), malattia di Waldenstrom, linfomi non Hodgkin , sindrome di Sézary e leucemia cellula capellute.

L’introduzione di questa classe di farmaci ha rivoluzionato la terapia delle malattie linfoproliferative indolenti.

Sono tuttavia farmaci dal costo elevato e, recentemente, i supposti benefici degli analoghi delle purine, quando prescritti in prima linea al posto degli alchilanti nella LLC-B, sono stati messi in discussione.

Provocano uno stato di grave e persistente immunodepressione, alla patogenesi del quale concorrono la linfocitopenia CD4, l’ipogammaglobulinemia, la neutropenia, lo stadio avanzato della malattia, l’età avanzata dei pazienti.

Molteplici sono stati i fattori di rischio identificati nei numerosi studi. Questi fattori possono essere utilizzati per costruire dei modelli prognostici che aiutano a calcolare il rischio di complicanze infettive e la probabilità che i pazienti a maggior rischio possano beneficiare da una profilassi antibiotica, antivirale, antifungina, antimicobaterica, a seconda del caso.

Le infezioni sono generalmente causate da batteri capsulati, ma soprattutto a distanza di tempo dal termine della terapia, aumenta la frequenza di infezioni opportunistiche causate da Pneumocistys carinii, herpes zoster varicella, Candida spp e altri funghi.

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Terapia delle infezioni nei pazienti con leucemia linfatica cronica trattati con analoghi delle purine

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Gli analoghi delle purine – fludarabina, cladribina e pentostatina sono utilizzati nella terapia di numerose neoplasie ematologiche, comprese molte delle malattie linfoproliferative croniche fra le quali ricordiamo: leucemia linfatica cronica a cellule B (LLC-B) e T (LLC-T), malattia di Waldenstrom, linfomi non Hodgkin , sindrome di Sézary e leucemia cellula capellute.

L’introduzione di questa classe di farmaci ha rivoluzionato la terapia delle malattie linfoproliferative indolenti. Sono tuttavia farmaci dal costo elevato e, recentemente, i supposti benefici degli analoghi delle purine, quando prescritti in prima linea al posto degli alchilanti nella LLC-B, sono stati messi in discussione.

Provocano uno stato di grave e persistente immunodepressione, alla patogenesi del quale concorrono la linfocitopenia CD4, l’ipogammaglobulinemia, la neutropenia, lo stadio avanzato della malattia, l’età avanzata dei pazienti.

Molteplici sono stati i fattori di rischio identificati nei numerosi studi. Questi fattori possono essere utilizzati per costruire dei modelli prognostici che aiutano a calcolare il rischio di complicanze infettive e la probabilità che i pazienti a maggior rischio possano beneficiare da una profilassi antibiotica, antivirale, antifungina, antimicobaterica, a seconda del caso.

Le infezioni sono generalmente causate da batteri capsulati, ma soprattutto a distanza di tempo dal termine della terapia, aumenta la frequenza di infezioni opportunistiche causate da Pneumocistys carinii, herpes zoster varicella, Candida spp e altri funghi.

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La terapia di mantenimento con rituximab aumenta la durata della risposta dopo terapia di salvataggio con rituximab, fludarabina, ciclofosfamide e mitoxantrone (R-FCM) in pazienti con linfoma follicolare o mantellare recidivato

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Diversi studi randomizzati prospettici hanno dimostrato un consistente miglioramento della prognosi dei linfomi a cellule B (follicolari e diffusi a grandi cellule) con l’aggiunta del rituximab alla chemioterapia.

Nei linfomi diffusi a grandi cellule B (DLBCL), l’ associazione rituximab + chemioterapia (R-CT) produce una maggiore percentuale di risposte e di remissioni di lunga durata e, pertanto, delle possibilità di guarigione. Anche nei linfomi follicolari, sia in prima che in seconda linea, furono ottenuti aumenti significativi delle percentuali di risposta, di durata delle remissioni e persino della sopravvivenza globale. Un aumento significativo delle percentuali di risposte ed un moderato prolungamento della durata della risposta furono osservati anche nei linfomi mantellari. (continua…)

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