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Rischio di linfoma ed obesità, fumo di tabacco e consumo di alcolici
0Alcuni fattori modificabili dello stile di vita, tra cui il consumo di alcol, il fumo di sigarette, l’ obesità, l’inattività fisica e la dieta di tipo occidentale, causerebbero i due terzi di tutti i cancri non genetici. Lo stile di vita può spiegare in parte il drammatico aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin negli ultimi decenni, aumento non spiegabile con le cause note. Ad aumentare la complessità si aggiunge la sia la probabile diversità eziologica tra i vari sottotipi di linfoma non Hodgkin sia la condivisione da parte di istotipi diversi degli stessi agenti causali.
L’evidenza epidemiologica ad oggi disponibile,derivata principalmente da grandi analisi di dati aggregati di studi caso-controllo, suggerisce che i consumatori di alcol hanno un minor rischio per la maggior parte dei diversi tipi di linfoma non-Hodgkin, anche se la protezione sembra limitata agli uomini ed ai residenti in aree diverse dai paesi del Mediterraneo. (continua…)
Linfomi non Hodgkin causati dalla terapia antineoplastica – 2. Ruolo della chemioterapia e della radioterapia
0Associazione fra linfomi non Hodgkin e radioterapia
L’associazione tra l’esposizione alle radiazioni e neoplasie secondarie alla terapia è ben nota. Tuttavia, al di fuori di questo ambito, vi sono solo limitate evidenze sull’effetto delle radiazioni nella patogenesi dei sNHL. Anche all’interno del gruppo di soggetti più studiato, i sopravvissuti alla bomba atomica in Giappone, non vi era evidenza di un aumentato rischio di sNHL . Vi sono, tuttavia, i risultati degli studi che dimostrano un aumento dei tassi di decessi per cancro in pazienti sottoposti a radioterapia della spina dorsale per spondilite anchilosante, ma non è stato osservato un chiaro rapporto con la dose somministrata. L’associazione della radioterapia con sNHL è difficile da confermare, al contrario dell’associazione con i tumori solidi, che è indubbiamente presente.. (continua…)
Linfomi non Hodgkin causati dalla terapia antineoplastica – 1. Epidemiologia
0Nonostante i numerosi studi epidemiologici, sono emersi pochi indizi sull’importanza di fattori ambientali nell’eziologia della maggioranza dei NHL. Sebbene specifici legami causali sono stati identificati per alcuni sottotipi di NHL, è molto difficile trarre conclusioni generalizzate per la maggior parte dei casi di linfoma osservati nel mondo occidentale. Un notevole impulso al miglioramento delle nostre conoscenze potrebbe venire dalla comprensione della capacità degli agenti sospettati di interagire con i meccanismi intracellulari importanti per la biologia dei linfociti normali, i quali, in determinate condizioni, aumentano il tasso “fisiologico” di DSB (rotture della doppia elica del DNA) aberranti e la probabilità di sviluppo di traslocazioni e mutazioni. (continua…)
La radioterapia a bassi volumi provoca un numero minore di cancri della mammella nelle donne guarite dal linfoma di Hodgkin
0Per il crescente numero dei sopravvissuti del linfoma di Hodgkin (LH), i tumori secondari sono una delle principali cause di morte. Nelle donne il cancro della mammella è la seconda neoplasia primitiva più frequente, e numerosi studi hanno definito l’incidenza e rischio relativo di carcinoma mammario nelle donne trattate per LH. L’aumento d’ incidenza cumulativa aggiustato per alcune variail (la giovane età, il trattamento iniziale, la dose di radiazioni, le dimensioni del campo irradiato, il tempo trascorso dal trattamento) si avvicina al 25%- 30% in una donna di 55 anni trattata per LH all’età di 25 anni. Questo aumento del rischio di cancro al seno inizia a partire da circa 10 anni dopo la terapia primaria e persiste ad oltre 25 anni di follow-up.
La classificazione istologica del linfoma di Hodgkin
0Esistono almeno quattro sottotipi principali di linfoma di Hodgkin, identificabili con l’esame istologico del linfonodo prelevato mediante biopsia:
Predominanza linfocitaria
Sclerosi nodulare
Cellularità mista
Deplezione linfocitaria
Ogni sottotipo ha delle caratteristiche particolari; in ognuno di essi sono comunque presenti delle cellule caratteristiche, le cosiddette cellule di Reed-Sternberg, di cui si conoscono diverse varianti; esse sono assenti nei linfomi non Hodgkin e consentono di stabilire la corretta diagnosi.
Il sottotipo più frequente è la sclerosi nodulare: tipicamente interessa giovani donne che si presentano con masse mediastiniche in stadio I o II. Istologicamente si caratterizza per la presenza di una variante di cellule neoplastiche, conosciute come cellule lacunari, e per la presenza di abbondante tessuto fibroso (sclerosi) che delimita i noduli all’interno dei quali sono presenti le cellule neoplastiche
Il sottotipo a predominanza linfocitaria non è molto frequente (5-6 % dei casi); si presenta quasi sempre in stadio localizzato, risponde bene alla terapia, ma spesso si osservano delle recidive anche a distanza di molti anni. Una caratteristica particolare è che le recidive sono spesso del tipo linfoma non Hodgkin, fra i quali, secondo le più moderne vedute, esso andrebbe effettivamente classificato.
Il sottotipo tipo a deplezione linfocitaria è il più raro fra i quattro, almeno nei paesi sviluppati. I pazienti sono spesso anziani, generalmente in stadio avanzato. É il tipo istologico comunemente osservato nei soggetti HIV positivi. Può essere facilmente confuso il linfoma non Hodgkin anaplastico a grandi cellule.
Il sottotipo a cellularità mista è il secondo in ordine di frequenza: istologicamente non si osservano fibrosi o noduli ben formati, le cellule neoplastiche sono numerose e ben evidenti
I linfomi di Hodgkin nei bambini
I linfomi di Hodgkin sono rari nei bambini con meno di 5 anni. A partire da questa fascia di età si assiste ad un progressivo aumento dell’incidenza della malattia, cosicché i giovani fino a 20-25 anni rappresentano una percentuale significativa della popolazione di pazienti con Hodgkin.
Anche per la malattia di Hodgkin valgono le stesse considerazioni generali fatte per i linfomi non Hodgkin in età pediatrica, cui si rimanda. In particolare è raccomandabile che essi siano seguiti presso centri dotati di esperienza nel trattamento dei tumori infantili dove è possibile un approccio multidisciplinare.
Per quanto riguarda la sintomatologia, le procedure diagnostiche e della stadiazione non esistono significative differenze con i linfomi di Hodgkin dell’adulto. Le modalità di esordio clinico sono praticamente uguali, cioè quasi sempre il primo sintomo è la comparsa di ingrossamento di uno o più linfonodi nella regione del collo non dolente, senza altri disturbi. Il sistema di stadiazione utilizzato è quello di Ann Arbor o la sua versione modificata a Cotswold e gli accertamenti diagnostici sono identici a quelli previsti per tutti gli altri tipi di linfoma.
Anche per quanto riguarda la terapia degli Hodgkin pediatrici il cardine è rappresentato dalla chemioterapia mentre, negli ultimi anni, la radioterapia è stata usata meno frequentemente che in passato, soprattutto per cercare di ridurre gli effetti collaterali tardivi della terapia del morbo di Hodgkin. Molti di essi sono più frequenti in soggetti con meno di 16 anni al momento della diagnosi, specie se trattati con modalità combinata (chemioterapia e radioterapia).
Oggi è possibile guarire definitivamente il 90% dei bambini e adolescenti affetti dal morbo di Hodgkin, per cui diventa imperativo cercare di ridurre il più possibile gli effetti collaterali a distanza della terapia, in modo da non annullare gli ottimi risultati raggiunti.
Studi recenti hanno evidenziato che le percentuali di guarigione poosono essere prtaicamente identiche quando si ometta la radioterapia in pazienti con prognosi favorevole, sia negli stadi limitati sia in quelli estesi.
Inoltre, quando si ritenga indispensabile l’uso della radioterapia, si usano dosi inferiori rispetto agli adulti, specie in soggetti che non hanno ancora completato lo sviluppo. Per esempio nei bambini irradiati a mantellina è frequente osservare un ridotto sviluppo delle strutture musculo-scheletriche del collo e della parte superiore del torace.[ad code=1 align=left]
Linfoma di Hodgkin: Terapia degli stadi limitati a prognosi favorevole
0Fra i pazienti con linfoma di Hodgkin (LH) ad estensione limitata, cioè in stadio I-II, la terapia radiante ad alte dosi a scopo guaritivo ha rappresentato in passato la terapia di elezione per la malattia localizzata con l’eventuale aggiunta di chemioterapia (CT) adiuvante; è tuttavia possibile che la chemioterapia da sola possa rappresentare una valida alternativa alla radioterapia (RT).
La RT da sola è in grado di fornire eccellenti risultati nei pazienti con malattia localizzata ma, soprattutto in alcuni sottogruppi di pazienti trattati con RT poco estesa, è gravata da un alto tasso di recidive. (continua…)
Origine della cellula di Reed-Sternberg
0Il linfoma di Hodgkin (LH) è una neoplasia dalle caratteristiche peculiari in quanto le cellule tumorali, note come cellule di Reed-Sternberg, sono rare e immerse in un infiltrato cellulare reattivo predominante costituito da granulociti, plasmacellule, linfociti T, istiociti, eosinofili.
Nel corso degli anni l’origine delle cellule neoplastiche del LH è rimasta avvolta da un alone di mistero; esse sono state di volta in volta considerate come originate dai macrofagi, dagli istiociti, dalle cellule follicolari dendritiche, dalle cellule reticolari interdigitate, dai granulociti, dai linfociti B o dai linfociti T. (continua…)
Linfoma di Hodgkin: diagnosi e valutazione iniziale dei pazienti
0La valutazione iniziale del paziente con linfoma di Hodgkin (LH), o con sospetto della malattia, deve tendere ad acquisire ogni informazione utile per la diagnosi, la valutazione della prognosi, la stadiazione e la scelta del piano di trattamento più consono alle necessità e attese del paziente.
La valutazione iniziale del paziente con linfoma di Hodgkin (LH), o con sospetto della malattia, deve tendere ad acquisire ogni informazione utile per la diagnosi, la valutazione della prognosi, la stadiazione e la scelta del piano di trattamento più consono alle necessità e attese del paziente.
Gli elementi essenziali da valutare all’inizio in un paziente con sospetto LH derivano dall’anamnesi, dall’esame obiettivo, dalla biopsia linfonodale, da tecniche radiologiche (soprattutto TAC toraco-addominale) e da alcuni semplici test di laboratorio
La diagnosi istologica di LH richiede la valutazione di materiale rappresentativo della lesione principale. La biopsia osteomidollare (BOM), la scintigrafia ossea, l’ecografia epatica e splenica sono utilizzate in pazienti selezionati, in caso di particolari indicazioni cliniche che attestino un sospetto interessamento di determinati organi e tessuti.
Il risultato della BOM influenza poco la scelta della terapia tanto che il suo uso routinario è molto controverso, soprattutto nei pazienti con stadio limitato e assenza di sintomi B. Le radiografie del torace e la TAC toraco-addominale-pelvica con iniezione di mezzo di contrasto e.v., eventualmente con tecniche d’alta definizione, dovrebbero essere effettuate in tutti i pazienti.
La laparotomia esplorativa con splenectomia e la linfografia bipedale non sono più considerate procedure essenziali per la stadiazione del LH. Sono in corso numerosi studi per valutare il ruolo delle più moderne tecniche radiologiche come la PET e la RMN nella diagnosi iniziale nella stadiazione del linfoma di Hodgkin.
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Linfoma di Hodgkin
0Il linfoma di Hodgkin è un tumore abbastanza raro e dalle cause sconosciute. Può presentarsi in soggetti di tutte le età, ma è più frequente in quelli fra 20 e 30 anni e fra 65 e 70.
Sconosciute sono le cause; non è stata dimostrata in modo definitiva un’origine infettiva della malattia, anche se in molti casi è possibile dimostrare la presenza del virus di Epstein-Barr (il virus della mononucleosi infettiva) all’interno delle cellule neoplastiche. Sono in corso ricerche in molti laboratori per poter comprendere i meccanismi con i quali il virus provochi la trasformazione neoplastica; quando ciò sarà avvenuto è probabile che si riuscirà a realizzare anche farmaci più efficaci e meno tossici.
Sconosciuto è anche il tipo di cellula in cui prende origine il tumore: in molti casi è un linfocita B, a volte un linfocita T. In alcuni casi non si riesce tuttavia ad identificare il tipo cellulare interessato alla trasformazione neoplastica.
Nonostante queste incertezze, il morbo di Hodgkin rappresenta oggi il prototipo dei tumori curabili con i moderni approcci terapeutici. Questo tumore è stato infatti il primo a poter essere curato con la chemioterapia e/o radioterapia nella maggioranza dei soggetti affetti. Un contributo fondamentale a questi progressi è stato fornito da studiosi italiani, particolarmente dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che hanno proposto negli anni 70 un protocollo di polichemioterapia, l’ABVD, che oggi è divenuto il protocollo standard nei maggiori centri mondiali, soprattutto perché meono tossico di altri e di efficacia almento pari o superiore. (continua…)