Posts tagged Ictus
Radiazioni e rischio di malattie circolatorie: dati relativi ai sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, 1950-2003
0Gli effetti delle radiazioni sull’incidenza la mortalità per malattie circolatorie hanno notevoli implicazioni per la salute pubblica, specialmente se gli effetti si osservano dosi inferiori ad 1 Gray. Poiché il numero di soggetti che si sottopongono a TAC della testa o del torace o a procedure radiografiche interventistiche sta aumentando rapidamente, è essenziale conoscere se l’esposizione a basse dosi di radiazioni può aumentare il rischio di ictus o cardiopatia.
Diversi studi, anche alcuni randomizzati e controllati, hanno osservato che elevate dosi di radiazioni sul cuore per il trattamento del linfoma di Hodgkin o del cancro della mammella sono associate con un eccesso di morti per cardiopatia negli anni successivi. Altri studi hanno suggerito che la radioterapia per il linfoma di Hodgkin, la leucemia infantile o tumori cerebrali o cancro della regione testa/collo aumenta il rischio di
L’inquinamento acustico da traffico aumenta il rischio di ictus cerebrale nei soggetti anziani
0L’esposizione acuta all’inquinamento acustico è sospettata di attivare i sistemi endocrino e nervoso simpatico, causando quindi variazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca oltre al rilascio di ormoni dello stress. Inoltre, l’esposizione all’inquinamento sonoro notturno, anche ai livelli che normalmente si osservano in ambiente urbano, causa disturbi del sonno. (continua…)
Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale –L’ ablazione con catetere della fibrillazione atriale
0L’ablazione con catetere per il mantenimento del ritmo sinusale è stata riportata in studi clinici e meta analisi che hanno valutato i dati di oltre 6900 pazienti. I soggetti sottoposti ad ablazione rappresentano una popolazione molto selezionata, caratterizzata da una predominanza di casi con fibrillazione atriale parossistica sintomatica che non hanno risposto al trattamento con uno o più farmaci anti-aritmici, con atrio sinistro di grandezza normale o soltanto lievemente dilatato, funzione ventricolare sinistra normale o soltanto lievemente ridotta, assenza di grave malattia polmonare. In seguito all’ablazione, molti pazienti non presentano più episodi di fibrillazione atriale parossistica ricorrente per un anno o più.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale –Raccomandazioni per il mantenimento del ritmo sinusale
0Nelle nuove raccomandazioni del 2011, il dronedarone è incorporato nell’algoritmo terapeutico per mantenere il ritmo sinusale nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica ricorrente o persistente. Prima di iniziare la terapia anti-aritmica farmacologica si raccomanda di rimuovere, per quanto possibile, le cause che possono avere precipitato la fibrillazione atriale. L’ablazione con catetere, se effettuata in mani esperte, è utile per mantenere il ritmo sinusale in pazienti selezionati con fibrillazione atriale parossistica che presentano sintomi significativi che non hanno risposto alla terapia anti-aritmica ed hanno un atrio sinistro normale o soltanto moderatamente dilatato, una FEVS normale lievemente ridotta senza malattia polmonare grave. Questa è una raccomandazione di classe prima con livello di evidenza A.
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Effetti del Dronedarone sugli eventi cardiovascolari nella fibrillazione atriale
0In due studi randomizzati e controllati su 1.237 pazienti con fibrillazione o flutter atriale, il dronedarone ha dimostrato di essere più efficace del placebo nel mantenimento del ritmo sinusale e nel controllo della frequenza ventricolare durante le recidive di fibrillazione atriale. A dodici mesi di follow-up, i tassi di effetti avversi tiroidei, epatici, polmonari non sono stati significativamente maggiori con dronedarone rispetto al placebo. Tuttavia, un altro studio con Dronedarone nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia sintomatica, ma senza fibrillazione atriale, è stato prematuramente interrotto a causa di un eccesso di morti tra i pazienti trattati con dronedarone.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Dronedarone per la prevenzione della fibrillazione atriale ricorrente
0Il dronedarone ha una struttura simile a quella dell’amiodarone ed è privo di iodio. Due studi randomizzati EURIDIS e ADONIS hanno dimostrato che il dronedarone prolunga il tempo alla recidiva della fibrillazione atriale. In pazienti con fibrillazione atriale persistente, lo studio DAFNE ha dimostrato che la somministrazione di dronedarone convertiva soltanto il 5,8% dei casi al ritmo sinusale (3,1% convertiti con placebo) e non migliorava il successo della cardioversione elettrica acuta. Il dronedarone rallenta la frequenza ventricolare della fibrillazione atriale in media di 11 – 13 battiti al minuto. L’incidenza di conversione spontanea al ritmo sinusale dipendeva dalla dose (cioè 800,1200 e 1600 mg). La percentuale di conversione era 5,8%; 8,2% e 14,2% con i tre dosaggi, rispettivamente, ma l’incidenza di cardioversione elettrica efficace non era significativamente diversa nei tre gruppi e rispetto al placebo.
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Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Raccomandazioni per la combinazione della terapia anticoagulante con quella antiaggregante
0Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia anticoagulante con warfarina è efficace per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei soggetti con fibrillazione atriale. L’aspirina offre soltanto una modesta protezione contro l’ictus in questi pazienti. L’anticoagulazione orale con dosi aggiustate di warfarina è più efficace dell’aspirina per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. Recenti studi hanno valutato la terapia antiaggregante piastrinica con aspirina e clopidogrel per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. (continua…)
Meccanismi con i quali l’iperglicemia causa danno vascolare
0Le prove definitive a favore dell’ipotesi del glucosio come fattore di rischio cardiovascolare possono essere innanazitutto dedotte dagli studi d’intervento farmacologico e non.
Nello studio UKPDS fu confermata per la prima volta una riduzione del 15% del rischio d’infarto del miocardio. Quello studio dimostra anche una riduzione del rischio del 14% per ogni punto percentuale di riduzione dell’emoglobina glicosilata del rischio d’infarto del miocardio. Questi risultati sono stati in seguito confermati in pazienti con diabete di tipo 1. Nello studio di follow-up del the Diabetes Control and Complications Trial, una riduzione dello spessore della intima carotidea fu osservata in pazienti trattati intensivamente rispetto a quelli sottoposti a terapia insulinica convenzionale. La ridotta progressione dell’aterosclerosi fu anche confermata da uno studio più recente che riportò una riduzione del 42% del rischio d’ogni outcome cardiovascolare predefinito e del 57% di riduzione del rischio di primo evento (infarto miocardico non fatale, ictus o morte per malattie cardiovascolari). (continua…)
Meccanismi con i quali l'iperglicemia causa danno vascolare
0Le prove definitive a favore dell’ipotesi del glucosio come fattore di rischio cardiovascolare possono essere innanazitutto dedotte dagli studi d’intervento farmacologico e non.
Nello studio UKPDS fu confermata per la prima volta una riduzione del 15% del rischio d’infarto del miocardio. Quello studio dimostra anche una riduzione del rischio del 14% per ogni punto percentuale di riduzione dell’emoglobina glicosilata del rischio d’infarto del miocardio. Questi risultati sono stati in seguito confermati in pazienti con diabete di tipo 1. Nello studio di follow-up del the Diabetes Control and Complications Trial, una riduzione dello spessore della intima carotidea fu osservata in pazienti trattati intensivamente rispetto a quelli sottoposti a terapia insulinica convenzionale. La ridotta progressione dell’aterosclerosi fu anche confermata da uno studio più recente che riportò una riduzione del 42% del rischio d’ogni outcome cardiovascolare predefinito e del 57% di riduzione del rischio di primo evento (infarto miocardico non fatale, ictus o morte per malattie cardiovascolari). (continua…)
Apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed altri nuovi anticoagulanti orali: è in arrivo la rivoluzione tanto attesa nella terapia anticoagulante orale
0La tromboembolia venosa è la terza causa principale di morte cardiovascolare, dopo l’ infarto miocardico e l’ictus. La sostituzione chirurgica totale d’anca o di ginocchio è la procedura con il più elevato rischio di tromboembolia venosa. Diversi studi pubblicati recentemente hanno confermato l’efficacia e la sicurezza dei nuovi inibitori del fattore Xa orale rivaroxaban e apixaban, nella gestione della malattia tromboembolica venosa. Nello studio Acute DVT Study , rivaroxaban (alla dose di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane, seguiti da 20 mg una volta giorno) è stato confrontato con enoxaparina seguita da warfarin o acenocumarolo, per 3, 6 o 12 mesi, nei pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica. Rivaroxaban ha dimostrato un’efficacia non inferiore alla enoxaparina pù warfarina per la tromboembolia venosa ricorrente, con tassi simili di emorragia