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Incidenza di seconde neoplasie primitive in una popolazione di pazienti affetti da hairy cell leukemia

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La leucemia a cellule capellute (Hairy Cell Leukemia,HCL) è una neoplasia dei linfociti B maturi che costituisce circa il 2% di tutte le leucemie. La sopravvivenza è notevolmente migliorata dopo l’introduzione in terapia degli analoghi delle purine e dell’interferone alfa.

Anche se non tutti gli autori sono concordi, il trattamento con questi farmaci sembra essere associato con aumentato rischio di seconde neoplasie. Infatti, il rischio relativo di seconde neoplasie riportato nelle casistiche di HCL varia dallo 0,95% al 4,33 %. Questi studi tipicamente erano basati su piccoli numeri, con l’eccezione di uno studio su oltre mille pazienti con HCL nei quali il rischio standardizzato di seconde neoplasie era uguale a 1,0 (IC 95% = 0,74-1,33). Il rischio di seconde neoplasie nei pazienti con HCL è stato principalmente attribuito alla diminuzione della funzione dei linfociti T causata dalla chemioterapia e dalle disfunzioni del sistema immunitario associate con la malattia di base.

Gli autori di questo studio hanno intrapreso uno studio retrospettivo per valutare il rischio di seconde neoplasie primitive, la sede specifica delle stesse e la mortalità causa-specifica nei pazienti con HCL, secondo l’età dei pazienti, l’anno di calendario della diagnosi, il trattamento iniziale, la durata del follow-up. I dati dei pazienti erano contenuti nel database del the Surveillance, Epidemiology and End Results (SEER) Program degli USA e riferiti al periodo compreso fra il 1973 ed il 2002. (continua…)

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I nuovi metodi di laboratorio basati sul rilascio di interferone-gamma dai linfociti T migliorano la diagnosi di tubercolosi

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Il miglioramento delle nostre capacità diagnostiche della tubercolosi è necessario per affrontare adeguatamente la preoccupante diffusione dell’epidemia della malattia.

Recentemente, sono state proposte metodiche diagnostiche di laboratorio basate sul rilascio di IFN-g da parte dei linfociti T. Questi test sembrano privi di alcuni limiti dell’intradermoreazione alla tubercolina. I nuovi metodi immunologici dosano la quantità di IFN-g liberata dai linfociti T stimolati da antigeni codificati da regioni di DNA specifiche per Mycobacterium tubercolosis; queste sequenze nucleotidiche sono assenti sul bacillo di Calmette-Guérin e sulla maggioranza dei micobatteri ambientali.
(continua…)

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