Posts tagged infezioni

Introduzione alle immunodeficienze primitive

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Le immunodeficienze primitive (IP) sono delle rare sindromi geneticamente determinate, e di solito trasmissibili ereditariamente, che si manifestano in tenera età con infezioni ricorrenti. Se ne conoscono oltre 100 tipi, e la lista diviene sempre più nutrita man mano che si scoprono nuovi difetti molecolari.
Pur essendo così numerose le IP possono essere suddivise in 5 grandi categorie a secondo del tipo cellulare principalmente interessato dal difetto; deficit dell’immunità umorale, deficit combinati dell’immunità umorale e cellulare, deficit dei fagociti e deficit del complemento. Pur non avendo valore diagnostico assoluto, il tipo di infezioni ricorrenti e l’età d’esordio, assieme all’eventuale presenza di altre malformazioni, aiutano ad indirizzarsi verso la corretta diagnosi. Questa richied sempre delle indagini molto sofisticate, al fine di instaurare la corretta terapia e valutare le indicazioni al trapianto di midollo che rimane ancora oggi l’unica terapia in grado di guarire molte delle IP.
In questo articolo introduttivo, saranno illustrate le caratteristiche principali delle diverse categorie di IP. Il lavoro contiene inoltre una breve sinossi sui principali organi e tessuti del sistema immunitario, che può risultare utile come introduzione alle monografie che trattano in modo particolareggiato e approfondito le singoli malattie da immunodeficienza.


Autore VIncenzo Cordiano

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Le infezioni sono più frequenti e più gravi nei pazienti con leucemia linfatica cronica che hanno i geni variabili delle immunoglobuline mutati

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Gli obiettivi di questo studio erano: valutare la correlazione di alcuni nuovi marcatori pronostici e della terapia sul tipo di infezioni osservate nei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica durante il decorso della loro malattia; l’intervallo di tempo dalla diagnosi alla comparsa di queste infezioni; il tasso di mortalità per cause infettive. Gli autori hanno anche cercato di identificare i pazienti ad alto rischio di sviluppare malattie infettive gravi in seguito all’applicazione delle moderne terapie per la leucemia linfatica cronica. Trattasi di uno studio retrospettivo nel quale sono stati osservati 280 pazienti seguiti in un unico centro inglese dal 1995 al 2005. L’età mediana dei pazienti era 69 anni (range 24-92 anni). Al momento della diagnosi 204 pazienti (73%) soffrivano di una malattia in stadio A secondo Binet, mentre il resto aveva uno stadio più avanzato. Il 10% dei pazienti sviluppò una citopenia autoimmune durante il follow-up e 45 pazienti (16%) ricevettero cortisonici o farmaci immunosoppressivi per la citopenia autoimmune o altre condizioni mediche. La chemioterapia si rese necessaria in 125 casi (45%) ad una mediana di quattro mesi dopo la diagnosi (range 0-201 mesi). Il numero mediano di chemioterapie era di 2 con un range da 1 a 9 linee chemioterapiche. Il 46% dei pazienti ricevette fludarabina come terapia iniziale o di salvataggio; il farmaco fu somministrato a 20 (36%) dei pazienti con malattia refrattaria. Sedici pazienti (13%) furono sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali, e cinque pazienti (4%) ricevettero un trapianto allogenico.
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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Importanza della profilassi antibiotica

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I protocolli di profilassi anti batterica standard applicati nei pazienti con immunodeficienza sono identici a quelli derivati da una serie di studi riguardanti pazienti immunocompetenti con otite media ricorrente (13, 17):
Ø Nei bambini il sulfametossazolo alla dose di 5 mg/kg/giorno in una o due dosi oppure amoxicillina 20 mg/kg al giorno in una o due dosi;
Ø Negli adulti amoxicillina 500 milligrammi al giorno oppure sulfametossazolo 160 milligrammi una volta al giorno

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Immunoglobuline speciali per via endovenosa

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Sieri di donatori con elevati titoli di anticorpi diretti contro particolari organismi infettivi possono essere preparati da un lotto di donatori con attività anticorpale standard contro il patogeno in questione. Nel trattamento delle immunodeficienzesolitamente si usano soltanto le globuline immuni anti citomegalovirus oppure la globulina immune anti varicella-zoster.

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Le neutropenie – Manifestazioni cliniche

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Le infezioni ricorrenti sono l’unica conseguenza significativa della neutropenia. Tuttavia, i segni classici dell’infezione sono spesso meno evidenti in pazienti con neutropenia (13). Ciò è particolarmente vero in pazienti con ipoplasia del midollo osseo che non possono rispondere adeguatamente all’infezione. In questi casi, per esempio, le radiografie possono non dimostrare una polmonite, o il paziente può essere privo dei classici segni di flogosi.

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Le neutropenie – Eziologia della neutropenia isolata

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Il mantenimento di un normale numero di PMN circolanti richiede la normalità del compartimento maturativo midollare, dei meccanismi di maturazione e rilascio e di quelli che regolano la sopravvivenza dei PMN nel sangue e nei tessuti (28).
Le cause della neutropenia isolata possono essere classificate per meccanismo oppure per agente eziologico. La neutropenia può risultare da vari meccanismi di base: diminuita produzione, granulocitopoiesi inefficace, adesione dei PMN circolanti all’endotelio vascolare nei tessuti, aumentata distruzione periferica (tabella 1).

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Le neutropenie – Patogeni più frequentemente isolati in pazienti con neutropenia

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Quasi sempre i patogeni isolati da pazienti neutropenici sono piogeni, enterobatteri o alcune specie di funghi. Solitamente sono batteri della flora endogena tipo St. aureus cutanei e organismi Gram- intestinali o delle vie urinarie. La neutropenia non aumenta il rischio d’infezioni virali o parassitarie.

Le sedi più frequenti d’infezione includono la cavità orale e le mucose, la pelle, le zone perineali e genitali. In caso di neutropenia severa persistente, le infezioni sistemiche si presentano con batteremia e infezioni del polmone e del tratto gastrointestinale. I pazienti che ricevono antibiotici a largo spettro per due settimane o più in fase neutropenica sono più inclini all’infezione da batteri enterici e/o funghi, mentre i pazienti con cateteri o altri corpi estranei risultano più probabilmente infettati dagli stafilococchi coagulasi negativi.

In uno studio fu valutata la frequenza dei micro-organismi in 909 episodi di batteremia e l’esito dell’infezione in 799 pazienti neoplastici febbrili neutropenici (17). Gli episodi batteriemici nel 46 per cento dei casi erano dovuti ad organismi Gram+, nel 42 per cento ad organismi Gram- e nel 12 per cento erano polimicrobici. L’infezione di una sede diversa dal sangue fu osservata in 242 episodi; le sedi più frequenti erano il polmone (circa 40 per cento), la pelle ed i tessuti molli (circa 30 per cento), l’apparato urinario, i seni nasali e paranasali, l’orofaringe, meningi, endocardio, scheletro e intestino. In generale, la risposta era buona quando l’infezione era causata da un singolo organismo e meno favorevole quando l’infezione era sostenuta da più di un tipo di microbo.

Approccio Diagnostico

Nell’approccio al paziente con neutropenia il primo passo è la conferma della diagnosi. La revisione di uno striscio periferico confermerà il numero ridotto di neutrofili. In tutti i casi in cui il conteggio differenziale leucocitario è stato effettuato dai contaglobuli automatici, esso dovrebbe essere ripetuto manualmente da persona esperta. Una pseudoneutropenia può comparire se la formula leucocitaria è eseguita dopo un periodo di tempo prolungato dal prelievo, oppure in presenza di paraproteinemia o di determinati anticoagulanti che possono causare aggregazione dei

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La Sindrome di Chediak-Higashi – Manifestazioni cliniche e terapia

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La sindrome di Chediak-Higashi si presenta clinicamente abbastanza precocemente con un  caratteristica costellazione di anomalie altamente suggestiva per una diagnosi clinica  (11):

  • Infezioni ricorrenti da piogeni del tratto respiratorio e della cute
  • Diminuita pigmentazione della cute e dei capelli (albinismo oculocutaneo parziale)
  • Disturbi neurologici tipo fotofobia, nistagmo, neuropatia periferica, anomalie del tratto spinale e del cervelletto, convulsioni, raramente ritardo mentale
  • Diatesi emorragica con normale numero delle piastrine
  • Tendenza alla trasformazione in una “fase accelerata” caratterizzata dalla comparsa di una peculiare malattia linfoproliferativa (16).

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Immunoglobuline per via endovenosa

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Le immunoglobuline umane furono per la prima volta somministrate per via sottocutanea nella terapia di una deficienza immunitaria da Bruton nel 1952. Il paziente, un bambino di otto anni con agammaglobulinemia legata al sesso rispose con una diminuita incidenza di infezioni e visse fino ai 40 anni quando morì di polmonite (23). Le immunoglobuline per via intramuscolare senza dubbio assicuravano efficace protezione dalle infezioni batteriche, anche se al prezzo di frequenti iniezioni dolorose. Le iniezioni per via endovenosa hanno il vantaggio di una maggiore durata con riduzione del numero delle iniezioni; sono meno dolorose; consentono la somministrazione di dosaggi più elevati e hanno una maggiore efficacia.

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Le neutropenie o le sindromi con diminuzione dei granulociti neutrofili

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I granulociti neutrofili o granulociti polimorfonucleati (PMN) sono la popolazione più numerosa fra i principali 5 tipi di leucociti. Come tutte le cellule del sistema emolinfopoietico, esse maturano nel midollo a partire da precursori multipotenti in grado di dare origine a più tipi cellulari i quali, stimolati da numerose citochine, da fattori di crescita e da interazioni dirette con le cellule stromali, proliferano e sono indirizzati alla maturazione preferenziale in senso granulocitopoietico piuttosto che verso altre linee emopoietiche (20, 25). Compiuta la maturazione, i neutrofili migrano dal midollo nel sangue periferico e nei tessuti, dove essi rappresentano una prima linea di rapida difesa dell’ospite contro le infezioni e partecipano alla riparazione dei danni tessutali indotti dalle cause più disparate (34).
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