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I principali studi sulla terapia anticoagulante per la prevenzione dell’ictus cerebrale nella fibrillazione atriale: lo studio AFASAK

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Lo Studio danese AFASAK (Copenhagen Atrial Fibrillation – Aspirin – Anticoagulation Study), è uno studio randomizzato placebo-controllato, condotto fra il novembre 1985 ed il giugno 1988 in un singolo centro a Copenaghen.

Nello studio AFASAK furono arruolati 1.007 pazienti ambulatoriali (540 uomini e 467 donne) con fibrillazione atriale ed età media di 74 anni. 335 pazienti furono trattati con la TAO con l’intento di mantenere un INR fra 2,8-4,2; 336 con aspirina (ASA) (75 mg/die), altri 336 con placebo. I pazienti furono seguiti per 2 anni o fino alla conclusione dello studio.
Altri 1539 soggetti furono esclusi perché privi dei criteri di inclusione: il motivo principale dell’esclusione fu il rifiuto a partecipare da parte di 839 pazienti.
Per i pazienti in warfarina l’intervallo terapeutico dell’INR fu fissato fra 2,8 e 4,2. Quindi con limiti abbastanza elevati rispetto all’intervallo di 2-3 oggi consigliato nella maggioranza dei casi. (continua…)

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Lupus anticoagulant ed anticorpi antifosfolipidi – Terminologia

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Il termine di “Lupus anticoagulant” fu proposto nel 1972 da Feinstein e Rapaport per descrivere una categoria di inibitori circolanti della coagulazione, osservati per la prima volta nel lupus eritematoso e che presto vennero associati a fenomeni trombotici in questi pazienti.
Gli anticoagulanti lupici sono membri del gruppo degli anticorpi antifosfolipidi (AAF). Gli AAF sono immunoglobuline di vario isotipo (IgG,IgM, IgA): le prime due classi immunoglobuliniche sono le più frequenti.
(continua…)

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Proposta di un sistema a punteggio CHADS2 modificato per la stratificazione del rischio nei pazienti con fibrillazione atriale cronica

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La fibrillazione atriale è la più frequente fra le anomalie persistenti del ritmo cardiaco. La fibrillazione atriale è presente nel 2-4 per cento della popolazione di 60 anni o più. La sua incidenza praticamente raddoppia per ogni decade di aumento nell’età adulta. Per quanto riguarda la prevalenza della fibrillazione atriale, anch’essa aumenta naturalmente con l’età, interessando dall’otto al dieci per cento della popolazione > 80 anni.
La fibrillazione atriale si stima sia responsabile di circa il 15% di tutti gli ictus ischemici nella popolazione > 60 anni acausa dell’embolizzazione di trombi formatasi nell’atrio sinistro. L’incidenza dell’ictus correlato con la fibrillazione atriale aumenta con l’età. Infatti in uno studio che valutato 27.202 soggetti di età compresa fra 50 e 89 anni, con una diagnosi ospedaliera di fibrillazione atriale e senza una diagnosi precedente di ictus, il tasso di ictus ogni 100 pazienti era:

  • 1,3 nei soggetti fra 50-59 anni
  • 2,2 in quelli 60-69 anni
  • 4,2 per quelli 70-79 anni
  • 5,1 per quelli 80-89 anni
  • (continua…)

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