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Cladribina per via orale nella terapia della sclerosi multipla recidivante
0La sclerosi multipla è una malattia autoimmune cronica e debilitante del sistema nervoso centrale, in cui i linfociti T e B svolgono un ruolo patogenetico molto importante. Diversi farmaci immunomodulanti ed immunosoppressori sono stati utilizzati con beneficio nei pazienti affetti da sclerosi multipla: interferone beta, mitoxantrone, natalizumab, glatiramer acetato. Tuttavia le risposte sono in genere incomplete ed esistono motivi di preoccupazione riguardo ai profili di sicurezza di questi farmaci che possono limitarne l’uso generalizzato a lungo termine. Inoltre, la necessità di somministrare questi farmaci per via parenterale rappresenta una barriera relativa o assoluta alla loro diffusione su larga scala, limitando l’aderenza a lungo termine e i risultati clinici.
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Fingolimod per via orale o interferone per via intramuscolare nella terapia della sclerosi multipla recidivante-remittente
0Gli autori di questo studio di fase 3, multicentrico, randomizzato in doppio cieco della durata di 12 mesi hanno valutato l’efficacia e la sicurezza del fingolimod in confronto a quelle dell’ interferone beta-1a per via intramuscolare.
I pazienti arruolati in questo studio erano tutti di età compresa tra 18e 55 anni d’età, tutti avevano ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla recidivante-remittente ed avevano avuto almeno una recidiva documentata durante l’anno precedente o almeno 2 recidive documentate durantei due an prcedenti l’inizio dello studio. I pazienti furono randomizzati a ricevere per 12 mesi fingolimod per via orale ad una dose quotidiana di 1,25 oppure di 0,25 mg oppure interferone beta-1a per via intramuscolare alla dose di 30 µg settimanale.
Fingolimod per via orale nella sclerosi multipla recidivante
0Alcuni studi preclinici hanno dimostrato che il fingolimod riduce l’infiltrazione di linfociti potenzialmente autolesivi dentro sistema nervoso centrale, e che il farmaco promuove i processi di protezione e di riparazione del tessuto nervoso nei pazienti affetti da sclerosi multipla.
In un precedente studio di fase 2 nei pazienti trattati per 6 mesi con fingolimod era stata dimostrata una persistente soppressione, fino a 5 anni, sia delle recidive che dell’attività infiammatoria.
In questo studio di fase 3, controllato contro placebo sono stati valutati gli effetti della terapia orale con fingolimod in pazienti trattati per 2 anni.
La terapia orale della sclerosi multipla: siamo di fronte ad una svolta epocale o ad un piccolo passo avanti?
0I medici e soprattutto i pazienti hanno per molto tempo atteso l’arrivo di farmaci attivi per via orale per la terapia della sclerosi multipla recidivante-remittente. Recentemente 3 studi clinici bene condotti hanno valutato l’efficacia di 2 farmaci attivi per via orale, cladribina e fingolimod, nel trattamento della sclerosi multipla. Sebbene questi 2 farmaci abbiano un diverso meccanismo d’azione, entrambi riducono il numero di linfociti potenzialmente autoreattivi che penetrano nel sistema nervoso centrale. Sia la cladribina che il fingolimod sono risultati più efficaci del placebo per un periodo di 2 anni ed il fingolimod era più efficace dell’interferone per via intramuscolare in un periodo di 12 mesi. Ognuno dei 3 studi ha coinvolto oltre 130 centri in 32 nazioni, e l’arruolamento di 1272-1326 pazienti assicura che gli studi clinici abbiano un sufficiente potere statistico per evidenziare l’efficacia dei 2 diversi dosaggi del farmaco attivo periorale. I pazienti avevano una malattia recidivante attiva della durata variabile da 7-9 anni. Considerando le scale di valutazione della disabilità i pazienti avevano un punteggio mediano di 2 nello studio con il fingolimod e di 2,9-3 nello studio che ha valutato l’efficacia della cladribina.
Deficit funzionali primitivi dei fagociti causati da deficit dell’asse IL-12/IFNg -Deficit di segnale lungo la via dell’ IL-12
0L’IL-12 è una citochina eterodimerica costituita da due subunità A e B codificate da due geni distinti e note anche rispettivamente come p35 e p40. Il-12B ha un peso molecolare di 40kd circa ed è codificata da un gene che è stato mappato sul cromosoma 5q31-33 (32, 34). Il gene che codifica per IL-12° è ma papato sul cromosoma 3p12-q (29).
L’IL-12 è prodotta da macrofagi e cellule dendritiche infettate o stimolate da patogeni intracellulari. Essa svolge un ruolo fondamentale nell’immunità innata e rappresenta il principale stimolo per la produzione di IFNg , una citochina necessaria per le risposte immunitarie cellulari di tipo Th1 (15). La subunità B o IL-12p40 è condivisa con una altra citochina eterodimerica, l’IL-23 che interviene anch’essa nella difesa dalle infezioni in modo simile all’IL-12.
Il recettore per IL-12 consiste di due subunità IL-12Rb1e IL-12Rb2; IL-12Rb1 assieme a IL-23R forma anche un eterodimero che costituisce il recettore per IL-23.
Deficit funzionali primitivi dei fagociti causati da deficit dell’asse IL-12/IFNg -Deficit dei recettori per IFNgamma
0I deficit di entrambe le isoforme di IFNgR possono essere totali o parziali (30).
Deficit completo di IFNgR1
Il deficit completo di IFNgR1 può essere trasmesso come carattere autosomico recessivo o dominante. Il gene IFNgR1 è mappato sul cromosoma 6q23-q24 (19). Si conoscono soggetti omozigoti ed eterozigoti compositi. Il difetto è descritto in famiglie di differenti nazioni non correlate genericamente fra di loro.
Le mutazioni recessive sono di tipo null e impediscono nella maggioranza dei casi l’espressione di IFNgR1 sulla superficie della membrana dei monociti. Tuttavia in 4 famiglie con 5 bambini affetti con deficit completo di IFNgR1 il recettore è espresso ma la mutazione preclude il legame con il rispettivo ligando naturale, l’IFNg (5).
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Deficit funzionali primitivi dei fagociti causati da deficit dell’asse IL-12/IFNg -Introduzione
0Recentemente sono stati identificati difetti genetici di diverse molecole che svolgono un ruolo essenziale per una normale funzione dei macrofagi attivati e per l’eliminazione di batteri intracellulari fagocitati. Questi difetti geneticamente eterogenei sono la causa più frequente di sindromi note anche come micobatteriosi atipiche familiari o predisposizione genetica alle micobatteriosi (OMIM 209950) (5). Pur essendo eterogenee a livello molecolare, queste lesioni genetiche ereditarie si manifestano con un fenotipo comune caratterizzato principalmente dall’aumentata suscettibilità all’infezione da micobatterici atipici, ma anche a da m. tubercolosis e altri patogeni intracellulari (PI) quali Listeria monocitogenes, Salmonella ecc. (6, 7, 11, 21, 25, 26). (continua…)
Interferone e ribavirina nel trattamento dei linfomi non Hodgkin indolenti HCV+
0l virus dell’epatite C (HCV) causa non solo epatopatie croniche ma anche diverse malattie linfoproliferative croniche.
L’identificazione di CD81 come il principale recettore virale potrebbe spiegare il particolare linfotropismo di HCV poiché questo recettore è espresso sui linfociti B. Il legame con CD81 determina l’attivazione cellulare e l’iperespressione di CD69, CD71, CD86 e del recettore per le chemochine CXCR3. Inoltre, un’aumentata prevalenza della traslocazione t(14,18) è stato osservata nei pazienti HCV positivi, persino in assenza di malattie linfoproliferative. Le interazioni di HCV con il sistema immunitario possono spiegare il ruolo del virus in diverse malattie extraepatiche, come i linfomi non Hodgkin. (continua…)
Risposta virologica dopo terapia standard con interferone e ribavirina in pazienti con cirrosi epatica scompensata HCV+
0In pazienti cirrotici HCV+ con scompenso epatico, la sicurezza e l’efficacia del trattamento anti-virale sono attualmente fonte di discussione, essendo le preoccupazioni principali dovute all’incertezza sulla possibilità di ottenere una risposta virologica sostenuta (SVR) e di ridurre l’aumentato rischio di complicanze e di eventi avversi iatrogeni segnalato nei soggetti cirrotici HCV+.
Tra i pazienti con fibrosi a ponte o cirrosi compensata, l’uso di interferone alfa pegilato (PEG-IFN) e ribavirina (RBV) ha ottenuto tassi di risposta virologica sostenuta del 13-41% per il genotipo 1 e 73-83% per i genotipi 2 e 3. Questi dati sono nettamente superiori al tasso di 0-30% di eradicazione globale riportati in pazienti cirrotici con segni di scompenso epatico. Nella letteratura è stata verificata in diversi stdui la possibilità di terapie a base di Peg-interferone nei pazienti cirrotici in classi A e B Child-Pugh-Turcotte (CPT) che avevano avuto un episodio di scompenso epatico.
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Anagrelide nei soggetti giovani – Risultati di uno studio a lungo termine
0La Trombocitemia Essenziale è oggi classificata, assieme alla policitemia vera ed alla metaplasia mieloide, fra le malattie mieloproliferative croniche. Fa le tre malattie, la TE ha la prognosi migliore, con la minore propensione a trasformarsi in leucemia acuta. La terapia specifica oggi disponibile, riduce la morbidità da complicanze tromboemorragiche ma non ha modificato la sopravvivenza della TE. A questo proposito, un solo studio randomizzato ha dimostrato una significativa riduzione dell’incidenza di trombosi nei pazienti ad alto rischio trattati con idrossiurea. Altri studi non randomizzati hanno suggerito una riduzione degli episodi trombotici ed un adeguato controllo della trombocitosi nei pazienti trattati. D’altro canto, l’incidenza di trombosi nei pazienti con TE a basso rischio di trombosi non è talmente elevata da giustificare una terapia farmacologica. Per questo motivo, il trattamento citoriduttivo è generalmente riservato ai pazienti considerati ad alto rischio per complicanze tromboemorragiche.
I farmaci utilizzati nella TE per abbassare il numero delle piastrine comprendono idrossiurea, pipobromano, IFN alfa, busulfano, radiofosforo e, più recentemente, l’anagrelide.