Posts tagged ipertensione
Monoterapia o associazione di sartani con ACE-inibitori per la riduzione della proteinuria nei pazienti con nefropatia: una revisione sistematica e metanalisi della letteratura
0La proteinuria aumenta il rischio di progressione delle malattie renali croniche e di sviluppo d’insufficienza d’organo terminale.
Modelli sperimentali animali suggeriscono che l’escrezione renale di proteine non solo riflette la gravità della nefropatia, ma contribuisce anche alla progressione delle lesioni d’organo e, quindi, della malattia di base stessa.
In uno studio d’intervento sulla nefropatia diabetica, la terapia indusse riduzioni della proteinuria durante le prime settimane, riduzione che era lineare e correlata al decorso clinico della malattia anche dopo diversi anni. L’inibizione del sistema renina-angiotensina (per esempio con sartani del recettore dell’angiotensina), a causa di una riduzione della proteinuria che, è indipendente dalla diminuzione della pressione arteriosa ma dipende, invece, strettamente dall’attività del sistema renina-angiotensina. Studi clinici nei quali è stata valutata l’azione antiproteinuria dei sartani, hanno riportato effetti variabili. Non è chiaro se i sartani sono più efficaci degli ace-inibitori nel ridurre la proteinuria, oppure se l’associazione degli ace-inibitori con sartani è preferibile rispetto ai singoli farmaci.
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Rapporti Fra Pressione Arteriosa Ed Incidenza D'infarto Ed Emorragia Cerebrale: Importanza Della Corretta Terminologia
0L’ipertensione arteriosa è uno dei più importanti fattori di rischio per l’ictus nella popolazione generale.
I rapporti fra ipertensione arteriosa ed incidenza dei vari sottotipi d’ictus, in termini di rischio assoluto e relativo, sono poco noti. In alcuni studi la correlazione fra ictus ischemico ed ipertensione arteriosa era minore rispetto all’ictus emorragico.
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L'iperaldosteronismo primario è una sindrome più rara di quanto finora ritenuto
0Uno studio retrospettivo di 20 anni ha trovato che l’iperaldosteronismo primario è in realtà una condizione poco frequente nei pazienti con ipertensione arteriosa.
In questo studio furono arruolati oltre 1500 pazienti con ipertensione resistente; soltanto il 10% di loro era realmente affetto da questo disordine endocrino, che è considerato come una forma d’ipertensione secondaria. Questa percentuale è nettamente inferiore al 30% riportato in precedenza nei pazienti con ipertensione primaria considerati resistenti.
L’ipertensione resistente è definita da valori superiori a 140/90 mm Hg nonostante una terapia con tre farmaci, compreso un diuretico. La maggioranza degli studi finora condotti aveva una casistica poco numerosa e furono eseguiti principalmente in centri di riferimento.
Può il paziente con ipertensione ben controllata sospendere la terapia?
0Alcuni pazienti con ipertensione lieve hanno un buon controllo della loro pressione arteriosa, spesso con un solo farmaco.
La domanda che spesso questi pazienti pongono dopo anni, è se la terapia anti ipertensiva può essere gradualmente diminuita o se deve essere continuata .
I numerosi studi che hanno valutato l’effetto della sospensione del trattamento hanno dimostrato che tra il 5 e il 55% dei pazienti rimane normoteso per almeno uno o due anni [1,2]; una quota maggiore di pazienti va bene con una diminuzione del numero dei farmaci e/ o del dosaggio della terapia[3]. Oltre a mantenere il controllo della pressione arteriosa, una riduzione dell’assunzione dei farmaci riduce del 45-80% l’incidenza degli effetti collaterali dei farmaci, per esempio iperuricemia e ipokaliemia da diuretici [4].
Rapporti fra quantità di sale assunto con la dieta ed ipertensione
0Una dieta povera di potassio e con elevato apporto di sale, inteso come sodio, è stata associata a livelli più elevati di pressione sanguigna: un effetto riscontrato in studi su modelli animali, sulla popolazione generale e su pazienti ipertesi. I risultati di studi osservazionali indicano una forte associazione positiva fra livelli di assunzione di sodio e pressione arteriosa.
Studi randomizzati d’interventi tesi a ridurre la quantità di sodio ingerito con gli alimenti in popolazioni con e senza ipertensione hanno confermato i risultati degli studi osservazionali. È stato anche osservato che la riduzione dei livelli dietetici di sodio riduce la pressione arteriosa e la mortalità.
E’ noto da tempo che la risposta pressoria all’assunzione di sodio e potassio mostra una notevole variabilità fra gli individui. Pertanto, pur modificando in modo significativo le quantità di sodio consumate con l’alimentazione non è certo che si ottengano gli stessi risultati nell’intera popolazione studiata. Glia autori dello studio GenSalt hanno cercato di rispondere al quesito se i livelli di sodio interferiscono con la presione arteriosa intervenendo su una popolazione rurale cinese.
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La ridotta assunzione di sale da cucina riduce la mortalità cardio- e cerebrovascolare
0Una dieta iposodica riduce la pressione arteriosa e può prevenire l’ipertentensione.
Studi osservazionali indicano una forte associazione positiva fra livelli di assunzione di sodio e pressione arteriosa. Studi randomizzati di riduzione del sodio in popolazioni con e senza ipertensione hanno confermato questi risultati osservazionali.
Lo studio DASH- sodium (Dietary approaches to stop hypertension) ha confermato gli effetti sulla pressione arteriosa a breve termine con una relazione dose-risposta (5) e cinque grandi studi randomizzati durati almeno un anno hanno confermato il modesto effetto della riduzione sodica sulla pressione arteriosa nei pazienti con pre-ipertensione (pressione arteriosa normale-alta).