Posts tagged ipogammaglobulinemia

Introduzione alle immunodeficienze primitive

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Le immunodeficienze primitive (IP) sono delle rare sindromi geneticamente determinate, e di solito trasmissibili ereditariamente, che si manifestano in tenera età con infezioni ricorrenti. Se ne conoscono oltre 100 tipi, e la lista diviene sempre più nutrita man mano che si scoprono nuovi difetti molecolari.
Pur essendo così numerose le IP possono essere suddivise in 5 grandi categorie a secondo del tipo cellulare principalmente interessato dal difetto; deficit dell’immunità umorale, deficit combinati dell’immunità umorale e cellulare, deficit dei fagociti e deficit del complemento. Pur non avendo valore diagnostico assoluto, il tipo di infezioni ricorrenti e l’età d’esordio, assieme all’eventuale presenza di altre malformazioni, aiutano ad indirizzarsi verso la corretta diagnosi. Questa richied sempre delle indagini molto sofisticate, al fine di instaurare la corretta terapia e valutare le indicazioni al trapianto di midollo che rimane ancora oggi l’unica terapia in grado di guarire molte delle IP.
In questo articolo introduttivo, saranno illustrate le caratteristiche principali delle diverse categorie di IP. Il lavoro contiene inoltre una breve sinossi sui principali organi e tessuti del sistema immunitario, che può risultare utile come introduzione alle monografie che trattano in modo particolareggiato e approfondito le singoli malattie da immunodeficienza.


Autore VIncenzo Cordiano

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Importanza della profilassi antibiotica

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I protocolli di profilassi anti batterica standard applicati nei pazienti con immunodeficienza sono identici a quelli derivati da una serie di studi riguardanti pazienti immunocompetenti con otite media ricorrente (13, 17):
Ø Nei bambini il sulfametossazolo alla dose di 5 mg/kg/giorno in una o due dosi oppure amoxicillina 20 mg/kg al giorno in una o due dosi;
Ø Negli adulti amoxicillina 500 milligrammi al giorno oppure sulfametossazolo 160 milligrammi una volta al giorno

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Immunoglobuline speciali per via endovenosa

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Sieri di donatori con elevati titoli di anticorpi diretti contro particolari organismi infettivi possono essere preparati da un lotto di donatori con attività anticorpale standard contro il patogeno in questione. Nel trattamento delle immunodeficienzesolitamente si usano soltanto le globuline immuni anti citomegalovirus oppure la globulina immune anti varicella-zoster.

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Immunoglobuline per via endovenosa

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Le immunoglobuline umane furono per la prima volta somministrate per via sottocutanea nella terapia di una deficienza immunitaria da Bruton nel 1952. Il paziente, un bambino di otto anni con agammaglobulinemia legata al sesso rispose con una diminuita incidenza di infezioni e visse fino ai 40 anni quando morì di polmonite (23). Le immunoglobuline per via intramuscolare senza dubbio assicuravano efficace protezione dalle infezioni batteriche, anche se al prezzo di frequenti iniezioni dolorose. Le iniezioni per via endovenosa hanno il vantaggio di una maggiore durata con riduzione del numero delle iniezioni; sono meno dolorose; consentono la somministrazione di dosaggi più elevati e hanno una maggiore efficacia.

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La terapia medica delle immunodeficienze primitive – Introduzione

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La principale conseguenza clinica dell’immunodeficienza è rappresentata dall’aumentata frequenza delle infezioni e della loro gravità. La migliore conoscenza della fisiopatologia molecolare di molte di queste malattie ed il migliore uso di alcune terapie mediche hanno fornito un drammatico miglioramento nell’aspettativa e nella qualità di vita per i pazienti con immunodeficienza e immunosoppressione (2).
In questa sezione saranno trattate le diverse opzioni terapeutiche mediche, tipo le immunoglobuline e la vaccinazioni. Il ruolo del trapianto del midollo e il possibile ruolo futuro della terapia genica nel trattamento delle immunodeficienze primitive sono discusse altrove. Informazioni dettagliate riguardanti le specifiche strategie terapeutiche per ognuna di queste malattie sono discusse nelle rispettive sezioni

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La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti riceventi un trapianto di organo solido

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I pazienti trapiantati sono trattati con farmaci immunosoppressori che alterano numerosi meccanismi immunitari. Pertanto, sono proprio quei pazienti a maggior rischio di avere infezioni influenzali più gravi che hanno maggiori probabilità di non rispondere adeguatamente alla vaccinazione. Quasi il 90% dei trapianti di organi solidi sono rappresentati da reni, fegato, cuore.
Una revisione retrospettiva di pazienti con trapianto di organi solidi ricoverati in ospedale per influenza tra il 1990 e il 2000, ha evidenziato un numero elevato di pazienti con trapianto di polmone rispetto ai pazienti che avevano ricevuto trapianti di fegato e di rene. Questi tassi di ricovero più elevati potrebbero essere l’effetto di una maggiore sorveglianza dei riceventi di trapianto polmonare, di una diminuzione degli anticorpi secreti nel polmone trapiantato, di lesioni epiteliali, di un alterato drenaggio linfatico del polmone trapiantato nel sito primario dell’infezione influenzale. Altri tre studi in riceventi di trapianto di polmone con sintomatologia acuta virale delle vie respiratorie hanno identificato l’influenza nel 3%, 16%, e 48% delle malattie virali nei periodi di maggior diffusione dell’influenza nella comunità. (continua…)

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Casi atipici di linfoistiocitosi emofagocitica familiare causati da mutazioni dei geni UNC13D e STXBP2

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La linfoistiocitosi emofagocitica familiare (FHL) è un disordine geneticamente eterogeneo della funzione immunitaria caratterizzata da ridotta citotossicità dei linfociti. Quattro difetti genetici associati con la FHL sono stati identificati. FHL-2 è causata da mutazioni del gene PRF1, che codifica per la perforin 1, una proteina che è essenziale per la lisi delle cellule bersaglio. I geni mutati nella FHL-3 ( UNC13D che codifica MUNC13-4), FHL-4 ( STX11 che codifica per la Sintassina 11) e FHL-5 ( STXBP2 che codifica per MUNC18-2). Tutti questi geni codificano per proteine importanti per il traffico intra-cellulare e l’esocitosi dei granuli litici contenenti perforina e altre molecole effettrici della citotossicità cellulo-mediata. La compromissione della citotossicità porta all’attivazione incontrollata delle cellule T citotossiche e dei macrofagi con conseguente esagerato stato infiammatorio caratterizzato da infiltrazione di cellule T e di macrofagi in vari organi tra cui midollo osseo, fegato e la centrale del sistema nervoso.

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La vaccinazione antinfluenzale nei pazienti con immunodepressione acquisita

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Nonostante le preoccupazioni prevalenti per il rischio d’infezione influenzale nei pazienti immunodepressi, l’incidenza e gli effetti dell’infezione nei soggetti immunodepressi non sono ben conosciuti. Sebbene la vaccinazione antinfluenzale sia raccomandata da molti per le persone immunodepresse, i dubbi derivano dalla constatazione che la stessa disfunzione immunitaria, che aumenta il rischio e le complicanze dell’influenza, possa compromettere anche le risposte e l’efficacia del vaccino. (continua…)

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Deficit selettivo di Immunoglobuline A – Manifestazioni cliniche

La maggioranza (85-90 %) degli individui carenti di IgA è asintomatica. Inoltre, è improbabile che, in assenza di altre immunodeficienze primitive associate, i bambini che hanno meno di 5 anni ed una concentrazione di IgA del siero > 5 mg/dL manifestino un deficit serio in epoca successiva (58). Questa osservazione è stata confermata in uno studio che ha valutato il decorso clinico in 40 bambini con malattia severa (definita come concentrazione di IgA del siero < 5 mg/dL) ed in 40 con carenza parziale (IgA > 5 mg/dL ma con valori inferiori a 2 deviazioni standard dai valori medi normali) (64). A distanza di 4 anni dalla diagnosi iniziale, i livelli nel siero di IgA erano divenuti normali in circa il 50% dei bambini con carenza parziale. Al contrario, livelli normali di IgA non furono osservati nel gruppo dei bambini con malattia inizialmente severa (64).

 

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Deficit selettivo di Immunoglobuline A – Epidemiologia e genetica

La frequenza, pur essendo il deficit selettivo di IgA riconosciuto come il deficit immunitario più frequente a livello mondiale, è molto variabile nelle diverse popolazioni (1, 10, 29, 33, 49, 61), passando da 1 su 700 individui di razza caucasica a valori notevolmente inferiori nelle popolazioni asiatiche. Per esempio, la frequenza del deficit varia da 1:2600 a 1:5300 in Cina, mentre in Giappone un individuo ogni 15000 è portatore dell’anomali (38). Queste notevoli differenze depongono per l’esistenza di una predisposizione genetica al deficit.

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