Posts tagged patogenesi

Dislipidemia, leptina e citochine circolanti: legame fra obesità ed insufficienza delle cellule beta pancreatiche

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L’obesità è il principale fattore di rischio per lo sviluppo del diabete. Spesso fa parte della sindrome metabolica ed è accompagnata da dislipidemia ed aumentati livelli circololanti di leptina e citochine. Tutti questi fattori sono in grado di modulare la sopravvivenza e la funzione delle cellule beta.

L’influenza della dislipidemia sulle cellule beta di un determinato individuo dipende dal suo specifico profilo lipidico. Mentre alcuni acidi grassi liberi e lipoproteine hanno un effetto pro-apoptotico sulla cellula beta, altri sono protettivi. Per esempio, l’esposizione a lungo termine di cellule beta ad acidi grassi saturi come il palmitato sembra essere tossica, mentre acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico proteggono dalla apoptosi indotta da palmitato e dal glucosio. È interessante notare che simili effetti tossici sono anche osservati in cellule non beta come quelle cardiache. Questi effetti vanno di pari passo con gli effetti negativi sulla funzione delle cellule beta (cioè gli acidi grassi saturi sono dannosi, mentre gli acidi grassi monoinsaturi sono protettivi). Anche le lipoproteine possono condizionare la sopravvivenza e la funzione delle cellule beta in modo simile, e dove le VLDL e le LDL sono pro-apoptotiche, mentre le HDL sono protettivo. La lipotossicità può anche essere influenzata dalla glicemia media prevalente. (continua…)

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LEUCEMIA MIELOIDE O MIELOBLASTICA ACUTA

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Il termine leucemia mieloide acuta si riferisce ad un gruppo eterogeneo di malattie clonali maligne originate dalla trasformazione neoplastica di una cellula staminale midollare mieloide

Il clone trasformato ha capacità ridotte o nulle di procedere lungo la differenziazione e la maturazione e di dare origine ad elementi cellulari morfologicamente e funzionalmente maturi nel sangue periferico: piastrine, leucociti ed eritrociti.

D’altro canto esso possiede anche un vantaggio di crescita rispetto alle normali cellule emopoietiche residue, con il risultato finale, da un lato, di un accumulo degli elementi neoplastici ed immaturi nel midollo, nel sangue ed altri tessuti e, dall’altro, di un’emopoiesi insufficiente a mantenere la normale omeostasi.

La combinazione di eccesso di cellule neoplastiche e carenza di cellule funzionali circololanti si traduce in una varietà di sintomi e segni clinici da anemia, emorragie, ed infezioni, invasione di organi e tessuti extra-midollari.

Epidemiologia

La LMA ha un’incidenza di circa 2 nuovi casi all’anno ogni 100,000 abitanti, con una preferenza per il sesso maschile. L’età è un fattore di rischio importante, essendo l’incidenza ogni 100.000 persone di circa O,65 fino ai 20 anni per passare ad 1,3 nei soggetti con meno di 65 anni e a 12,2 in quelli di età superiore.

E’ quindi una malattia tipica dell’anziano e questo comporta notevoli risvolti pratici, poiché le possibilità di guarigione definitiva diminuiscono notevolmente con l’aumentare dell’età .

In uno studio recente è stato osservato un aumento dell’incidenza nelle fasce di età fino ai 20 anni ed una diminuzione oltre i 65 anni .

Eziologia e patogenesi

Nella maggioranza dei casi di LMA non è possibile identificare una causa o fattori predisponenti nonostante i numerosi sforzi compiuti da numerosi gruppi in tutto il mondo. Alcune malattie congenite ed ereditarie sono associate ad un maggior rischio di LMA: sindrome di Down, anemia di Fanconi, anemia di Diamone-Blackfan, sindrome di Kostmann

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Leucemia linfatica cronica:patogenesi dei deficit immunologici

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Alla leucemia linfatica cronica delle cellule B è associata un’immunodepressione progressiva, la cui patogenesi è multifattoriale e interessa tutti gli elementi cellulari che intervengono nella difesa dai patogeni: linfociti, neutrofili, monociti, cellule Natural Killer (NK), sistema del complemento.

L’immunodepressione della LLC è un importante fattore di rischio per malattie autoimmuni, infezioni e seconde neoplasie solide primitive.

Nonostante sia presente spesso ipogammaglobulinemia, le manifestazioni cliniche e di laboratorio autoimmuni sono frequenti nei pazienti affetti da LLC, soprattutto negli stadi più avanzati della malattia. p> La sindrome più frequente è l’anemia emolitica da autoanticorpi caldi, seguita piastrinopenia, neutropenia e dall’aplasia pura della serie rossa.

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Leucemia linfatica cronica familiare

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Le cause della leucemia linfatica cronica, la leucemia più frequente nel mondo occidentale, sono sconosciute.

All’incirca nel 10% dei casi, è possibile riconoscere almeno un parente affetto dalla stessa malattia del paziente o da un altro tipo di linfoma. Generalmente la leucemia linfatica cronica è considerata come familiare quando la malattia è diagnosticata in almeno due membri di due generazioni successive della stessa famiglia.

I familiari di primo grado di un paziente con leucemia linfatica cronica hanno un rischio almeno doppio rispetto alla popolazione generale di sviluppare una leucemia linfatica cronica o altra malattia linfoproliferativa. In alcuni studi condotti su registri nazionali il rischio relativo è pero aumentato addirittura di sette volte. Esistono evidenze a favore dell’ipotesi che questo aumento di rischio non sia dovuto ad errori statistici o al caso.

Molti gruppi sono impegnati nella ricerca dei geni responsabili della predisposizione ereditaria alla leucemia linfatica cronica, ma finora gli sforzi non sono stati coronati da successo. È probabile che vi siano più alleli coinvolti, ognuno dei quali conferisce un basso rischio se individualmente considerato, ma che potrebbe avere un effetto additivo o moltiplicativo agendo in concerto con gli altri alleli.

Le caratteristiche cliniche e biologiche della leucemia linfatica cronica familiare non sono differenti da quelle dei casi “sporadici”, se si eccettua, forse, un’età media alla diagnosi inferiore di circa 15-20 anni nei familiari scoperti successivamente alla diagnosi di leucemia linfatica cronica in un parente. Il fenomeno è noto come anticipazione genetica ed è stato osservato anche in altre malattie genetiche.

In questo articolo esaminiamo i dati della letteratura relativi alla leucemia linfatica cronica familiare ed alle sue caratteristiche cliniche biologiche.

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Il profilo di espressione genica conferma l’origine dalle cellule staminali emopoietiche della sindrome 5q-.

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Le cellule staminali emopoietiche hanno una lunga vita e capacità di autorinnovamento, proprietà queste che le espongono al rischio di acquisizione di mutazioni multiple potenzialmente leucemogene.

L’esistenza delle cellule staminali neoplastiche, in particolare delle cellule staminali leucemiche, è stata dimostrata da molti anni, ma prove definitive tuttavia, esistono soltanto nelle malattie mieloproliferative , nelle quali è stato possibile ottenere le prove dirette per il coinvolgimento multilineare. Un approccio alternativo per lo studio di questa problematica potrebbe essere l’applicazione della genomica per identificare con certezza l’origine delle cellule staminali leucemiche. Queste, in condizioni di elevata purificazione, hanno un profilo di espressione genica distinta rispetto ai progenitori normali. (continua…)

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Le mutazioni del gene TET2 nelle malattie ematologiche

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Le sindromi mielodisplastiche (MDS) sono la conseguenza di anomalie genetiche delle cellule staminali ematopoietiche che ne compromettono la differenziazione a cellule mature d aumentano il rischio di progressione a leucemia mieloide acuta (AML).

La patogenesi delle MDS non è completamente nota, anche se sappiamo che circa il 50% dei pazienti con SMD mostrano aberrazioni del cariotipo. Anomalie ricorrenti molecolari sono state identificate in meno del 10% delle MDS, specialmente nelle fasi avanzate. L’analisi del cariotipo con array ad alta risoluzione dei polimorfismi a singolo nucleotide (SNP), di recente ha contribuito all’individuazione di minime anomalie gnomiche e della disomia uniparentale segmentale acquisita nelle MDS. (continua…)

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