Posts tagged Policitemia vera
Patogenesi molecolare e terapia della policitemia indotta nei topi dalla mutazione JAK2(V617F)
0La JAK2(V617F) presenta un’attività chinasica costitutiva in assenza di stimolazione da parte dell’ eritropoietina, e la sua espressione nel midollo di topo causa eritrocitosi. La mutazione JAK2(V617F) si trova in quasi tutti pazienti con policitemia vera ed è allo stato omozigote in circa il 30% dei casi. La stessa mutazione si osserva nel 30 – 60% dei casi di trombocitemia essenziale e di mielofibrosi idiopatica, e raramente si osserva in altre patologie diverse dalle malattie mieloproliferative croniche. Sebbene la mutazione JAK2(V617F) sia importante per la patogenesi delle malattie mieloproliferative croniche, non è ancora noto se essa ne sia la causa primaria e diretta , né il suo significato nelle diverse condizioni patologiche che condividono la stessa mutazione JAK2. (continua…)
La mutazione JAK2V617F non riduce il rischio emorragico nei pazienti con trombocitemia essenziale non trattati
0La trombocitemia essenziale (ET) è una neoplasia mieloproliferativa caratterizzata da trombocitosi sostenuta e aumento del rischio di emorragia e trombosi. Dal 30% al 70% dei pazienti con ET hanno la mutazione del gene Janus kinase 2 (JAK2V617F).. I pazienti con l’allele mutante tendono ad avere livelli di emoglobina e di globuli bianchi (WBC) più elevati, una maggiore cellularità del midollo osseo ed un numero di piastrine inferiore rispetto ai pazienti con JAK wild-type. Inoltre è stato osservato un aumento dell’espressione del gene policitemia rubra vera 1 (PRV1) che, prima della scoperta della mutazione di JAK2, era considerato un marker molecolare specifico per le neoplasie mieloproliferative. Tuttavia il gene PRV1 è iperespressa in diverse condizioni reattive, al pari del G-CSF, suggerendo che potrebbe essere anche un marker di attivazione dei neutrofili, la cui aumentata funzione contribuirebbe all”aumentata incidenza di eventi trombotici nei pazienti con la JAK2 mutata.
Efficacia dell’azacitidina nelle mielodisplasie e leucemie mieloidi acute complicanti la fase finale delle malattie mieloproliferative croniche
0È noto che le malattie mieloproliferative neoplastiche (MPN) Filadelfia (Ph)-negative possono evolvere in leucemia mieloide acuta (AML), preceduta o meno da una fase di sindrome mielodisplastica (MDS), nel 5% -10% dei casi dopo circa 10 anni. Probabilmente, l’incidenza è ancora più elevata negli studi con follow-up più prolungato. I casi trasformati hanno una scarsa risposta alla chemioterapia (sia a dosi basse che standard ), con un alto rischio di recidiva dopo trapianto di cellule staminali allogeniche (SCT). Pertanto la sopravvivenza è breve nella maggior parte dei casi .
Efficacia dell'azacitidina nelle mielodisplasie e leucemie mieloidi acute complicanti la fase finale delle malattie mieloproliferative croniche
0È noto che le malattie mieloproliferative neoplastiche (MPN) Filadelfia (Ph)-negative possono evolvere in leucemia mieloide acuta (AML), preceduta o meno da una fase di sindrome mielodisplastica (MDS), nel 5% -10% dei casi dopo circa 10 anni. Probabilmente, l’incidenza è ancora più elevata negli studi con follow-up più prolungato. I casi trasformati hanno una scarsa risposta alla chemioterapia (sia a dosi basse che standard ), con un alto rischio di recidiva dopo trapianto di cellule staminali allogeniche (SCT). Pertanto la sopravvivenza è breve nella maggior parte dei casi .
La mutazione JAK2(V617F) riesce ad identificare una malattia mieloproliferativa clinicamente latente in soggetti con trombosi “idiopatica ” della vena porta o delle vene epatiche
0Le malattie mieloproliferative croniche latenti clinicamente sono importante causa di quelle che altrimenti sarebbero considerate come trombosi delle vene epatiche o della vena porta idiopatiche. Queste malattie possono essere molto difficili da diagnosticare inizialmente poiché la conta periferica può essere normale al momento della trombosi.
Alcuni pazienti hanno anomalie morfologiche caratteristiche di una mieloproliferativa cronica nel midollo ed un emocromo completamente normale, ma sviluppano un’aperta malattia mieloproliferativa cronica diversi anni dopo la presentazione della trombosi. Per diagnosticare questi casi, precedenti studi hanno utilizzato culture in vitro di cellule progenitrici in assenza di fattori di crescita e/o il dato di una morfologia midollare anomala.
Recentemente diversi gruppi hanno segnalato la presenza di una mutazione somatica attivante il gene che codifica la tirosina chinasi citoplasmatica JAK2 in un numero significativo di pazienti con malattia mieloproliferativa cronica Philadelphia negativa. La mutazione nota come JAK2(V617F), non è presente in soggetti normali. (continua…)
La mutazione JAK2(V617F) riesce ad identificare una malattia mieloproliferativa clinicamente latente in soggetti con trombosi "idiopatica " della vena porta o delle vene epatiche
0Le malattie mieloproliferative croniche latenti clinicamente sono importante causa di quelle che altrimenti sarebbero considerate come trombosi delle vene epatiche o della vena porta idiopatiche. Queste malattie possono essere molto difficili da diagnosticare inizialmente poiché la conta periferica può essere normale al momento della trombosi.
Alcuni pazienti hanno anomalie morfologiche caratteristiche di una mieloproliferativa cronica nel midollo ed un emocromo completamente normale, ma sviluppano un’aperta malattia mieloproliferativa cronica diversi anni dopo la presentazione della trombosi. Per diagnosticare questi casi, precedenti studi hanno utilizzato culture in vitro di cellule progenitrici in assenza di fattori di crescita e/o il dato di una morfologia midollare anomala.
Recentemente diversi gruppi hanno segnalato la presenza di una mutazione somatica attivante il gene che codifica la tirosina chinasi citoplasmatica JAK2 in un numero significativo di pazienti con malattia mieloproliferativa cronica Philadelphia negativa. La mutazione nota come JAK2(V617F), non è presente in soggetti normali. (continua…)
Criteri europei per la valutazione della resistenza e della refrattarietà all'idrossiurea (oncocarbide) nella trombocitemia essenziale
0L’idrossiurea è un farmaco non alchilante utilizzato nella terapia delle malattie mieloproliferative croniche (MMPC).
Idrossiurea inibisce il meccanismo di riduzione dei ribo- e deossiribo-nucolotidi, attraverso l’inattivazione della ribonucleotido riduttasi, enzima essenziale per la biosintesi del DNA.
Solitamente i farmaco è ben tollerato ma può produrre effetti collaterali più o meno gravi: neutropenia, febbre, ulcere cutanee ed orali, rash cutanei, macrocitosi delle emazie, secchezza delle fauci, pigmentazione ungueale, cistite, disturbi gastrointestinali.
Idrossiurea è sospettato di aumentare il rischio di neoplasie cutanee, mentre è ancora non chiaro se aumenti il rischio dei trasformazione leucemica in soggetti affetti da MMPC trattati per lunghi periodi. Idrossiurea è considerato il farmaco di prima scelte nella trombocitemia essenziale, ma il 10% dei pazienti non risponde con una diminuzione delle piastrine o presenta effetti collaterali non tollerabili, dimostrando una refrattarietà/resistenza o intolleranza clinica. (continua…)
Le malattie mieloproliferative croniche familiari hanno un fenotipo clinico simile a quello dei casi sporadici ma tendono a presentarsi più precocemente (anticipazione genetica) nelle generazioni successive
0Le malattie croniche mieloproliferative familiari sono state descritte raramente. Gli studi di questi casi familiari hanno dimostrato che le mutazioni di JAK2 non rappresentano un fattore di predisposizione genetica.
Le caratteristiche cliniche delle malattie mieloproliferative croniche (policitemia vera, trombocitemia essenziale, mielofibrosi idiopatica) sporadiche sono ben definite. La policitemia vera e la trombocitemia essenziale hanno molte caratteristiche in comune, quali la tendenza alla trombosi ed alle emorragie, il rischio di sviluppare mielofibrosi o leucemia acuta nel lungo termine.
Le caratteristiche cliniche della mielofibrosi primaria sono: progressiva splenomegalia, anemia, infezioni, trasformazione leucemica. La sopravvivenza mediana dei pazienti con policitemia vera e trombocitemia può superare i 20 anni, mentre quella dei pazienti con mielofibrosi varia da 3,5 a 5,5 anni. (continua…)
Il rischio di trombosi ed emorragie è aumentato nei pazienti con policitemia vera e trombocitemia essenziale sosttoposti ad interventi chirurgici
0È opinione comune che gli interventi chirurgici rappresentano un importante fattore di rischio per trombosi ed emorragia nei pazienti con policitemia vera e trombocitemia essenziale, sebbene i dati a nostra disposizione siano abbastanza scarsi.
Autori italiani appartenenti al gruppo GIMEMA (Gruppo Italiano per lo studio delle Malattie Ematologiche Maligne) hanno effettuato uno studio retrospettivo in una coorte di pazienti con policitemia vera e trombocitemia essenziale. I principali obiettivi erano di valutare l’incidenza di trombosi, d’emorragia e d’eventi fatali dopo procedure chirurgiche; identificare i fattori di rischio per questi eventi avversi; valutare il possibile effetto di differenti strategie perioperatorie (controllo della malattia, profilassi degli eventi cardiovascolari e delle emorragie); valutare la frequenza degli eventi avversi. (continua…)
Anagrelide nei soggetti giovani – Risultati di uno studio a lungo termine
0La Trombocitemia Essenziale è oggi classificata, assieme alla policitemia vera ed alla metaplasia mieloide, fra le malattie mieloproliferative croniche. Fa le tre malattie, la TE ha la prognosi migliore, con la minore propensione a trasformarsi in leucemia acuta. La terapia specifica oggi disponibile, riduce la morbidità da complicanze tromboemorragiche ma non ha modificato la sopravvivenza della TE. A questo proposito, un solo studio randomizzato ha dimostrato una significativa riduzione dell’incidenza di trombosi nei pazienti ad alto rischio trattati con idrossiurea. Altri studi non randomizzati hanno suggerito una riduzione degli episodi trombotici ed un adeguato controllo della trombocitosi nei pazienti trattati. D’altro canto, l’incidenza di trombosi nei pazienti con TE a basso rischio di trombosi non è talmente elevata da giustificare una terapia farmacologica. Per questo motivo, il trattamento citoriduttivo è generalmente riservato ai pazienti considerati ad alto rischio per complicanze tromboemorragiche.
I farmaci utilizzati nella TE per abbassare il numero delle piastrine comprendono idrossiurea, pipobromano, IFN alfa, busulfano, radiofosforo e, più recentemente, l’anagrelide.