Posts tagged rischio cancro
Incidenza di tumori solidi nei sopravvissuti alla bomba atomica esposti in utero o durante l’infanzia
1L’osservazione ,iniziata a partire dal 1970, dei soggetti esposti in utero alle radiazioni ionizzanti emesse dalle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, non ha dimostrato un aumento della mortalità neoplastica nei soggetti esposti prima dell’età di 15 anni, probabilmente a causa del piccolo numero di neoplasie osservate. Tuttavia, con l’invecchiamento della popolazione esaminata, il numero di cancri osservati è aumentato rendendosi evidente una relazione dell’aumento della mortalità neoplastica con la dose di radiazioni assorbita.
Aumento della mortalità per tumori nei radiologi britannici assunti prima del 1935
0La maggior parte degli studi sugli esseri umani esposti acutamente a dosi elevate di radiazioni ionizzanti ha dimostrato la correlazione fra radiazioni e cancro, ma questi risultati non possono essere utilizzati per stimare il rischio di neoplasie o di altre malattie dopo esposizione a dosi basse e frazionate di radiazioni ionizzanti. I radiologi ed i radioterapisti furono fra i primi gruppi di popolazione ad essere esposti per motivi professionali a radiazioni esterne. L’andamento della mortalità in questa categoria di soggetti fornisce informazioni sugli effetti a lungo termine dell’esposizione a dosi piccole e ripetute di radiazioni. (continua…)
Rischio di linfoma ed obesità, fumo di tabacco e consumo di alcolici
0Alcuni fattori modificabili dello stile di vita, tra cui il consumo di alcol, il fumo di sigarette, l’ obesità, l’inattività fisica e la dieta di tipo occidentale, causerebbero i due terzi di tutti i cancri non genetici. Lo stile di vita può spiegare in parte il drammatico aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin negli ultimi decenni, aumento non spiegabile con le cause note. Ad aumentare la complessità si aggiunge la sia la probabile diversità eziologica tra i vari sottotipi di linfoma non Hodgkin sia la condivisione da parte di istotipi diversi degli stessi agenti causali.
L’evidenza epidemiologica ad oggi disponibile,derivata principalmente da grandi analisi di dati aggregati di studi caso-controllo, suggerisce che i consumatori di alcol hanno un minor rischio per la maggior parte dei diversi tipi di linfoma non-Hodgkin, anche se la protezione sembra limitata agli uomini ed ai residenti in aree diverse dai paesi del Mediterraneo. (continua…)
Diabete mellito di tipo 2 e rischio di linfoma non Hodgkin i risultati di una metanalisi
0Fra i fattori di rischio più noti per il linfoma non Hodgkin ci sono le malattie autoimmunitarie e le infiammazioni croniche, le quali possono stimolare la linfomagenesi attraverso gli effetti delle citochine pro infiammatorie sulla sopravvivenza e proliferazione linfocitaria. Alcune malattie metaboliche, come l’obesità e il diabete mellito di tipo due, causano anche uno stato infiammatorio sistemico a bassa intensità. Poiché la prevalenza del diabete mellito di tipo due è in continua crescita in tutto il mondo, e il suo aumento coincide con quello dell’incidenza dei linfomi non Hodgkin, è stato suggerito che i disordini del metabolismo possono contribuire alla patogenesi dei linfomi non Hodgkin.
Il diabete aumenta il rischio di linfoma non Hodgkin?
0L’ incidenza dei linfomi non-Hodgkin è aumentata significativamente a partire dagli anni 1970 per raggiungere un plateau durante gli anni 1990. Almeno in parte, l’ aumento dell’incidenza è stata attribuita al miglioramento della segnalazione dei casi attraverso l’ istituzione di appositi registri tumori, alle variazioni delle classificazioni dei linfomi, al miglioramento degli strumenti diagnostici, all’aumento dei linfomi associati ad AIDS.
Diabete e rischio di linfoma non Hodgkin e di mieloma multiplo nei pazienti diabetici dello studio EPIC
0Gli autori di questo studio hanno valutato in modo prospettico l’ associazione fra diabete mellito e linfoma non Hodgkin in alcune nazioni europee mediante l’ analisi del database EPIC (European Prospective Investigation into Cncer and Nutrition). Nel database sono inseriti i dati relativi ad oltre 520.000 soggetti di età superiore ai 20 anni arruolati fra il 1992 ed il 2000 in 23 centri europei. (continua…)
Linfociti B con il fenotipo tipico della leucemia linfatica cronica sono presenti in alcuni soggetti normali asintomatici
0Espansioni monoclonali di cellule B si osservano in individui sani e nelle famiglie con LLC, in qualche caso con uno fenotipo molto simile a quelle delle LLC-B. Lo sviluppo della citofluorimetria multiparametrica permette di analizzare simultaneamente l’espressione di diverse proteine sulla superficie cellulare e di identificare un numero anche minimo di cellule neoplastiche con un fenotipo di superficie differente da quello ritenuto normale. Questo metodo può essere utilizzato anche per evidenziare la malattia minima residua nelle malattie linfoproliferative acute e croniche
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La predisposizione ereditaria alla leucemia linfatica cronica è dimostrata dall’espansione monoclonale subclinica dei linfociti B presente in alcuni familiari asintomatici di soggetti affetti da LLC
0Numerosi studi hanno dimostrato l’esistenza di un aumentato rischio di leucemia linfatica cronica ed altre malattie linfoproliferative nei familiari di primo gradi dei pazienti affetti da LLC, suggerendo una predisposizione ereditaria in circa il 10% dei casi.
La dimostrazione di marcatori associati alla leucemia linfatica cronica in familiari sani di pazienti con forme familiari di leucemia linfatica cronica può fornire un marcatore surrogato di predisposizione ereditaria favorendo anche l’ identificazione di eventuali geni mutati responsabili della malattia.
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Una revisione sistematica di infliximab nel trattamento dell’artrite reumatoide precoce – Risultati sulla progressione della malattia
0Gli indici più importanti di progressione di malattia nell’AR sono generalmente ritenuti alcuni esiti a lungo termine come la disabilità grave o gli interventi chirurgici di sostituzione articolare. Dal momento che questi esiti si osservano tardivamente, sono stati sviluppati parametri misurabili surrogati, come il danno articolare radiografico o gli indici di disabilità funzionale. Il danno radiografico rappresenta la storia cumulativa naturale della malattia nel singolo paziente. Molti studi hanno dimostrato in modo convincente che il grado di danno radiografico delle articolazioni è associato con la perdita di funzione e la disabilità a lungo termine. La valutazione radiografica del danno strutturale dell’articolazione è attualmente considerata il “gold standard” per gli studi di efficacia dei farmaci nell’AR.
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I farmaci anti Tumor Necrosis Factor (TNF) nell’artrite reumatoide: effetti collaterali
0L’analisi combinata dei risultati degli studi sperimentali effettuati con le dosi raccomandate dei farmaci biologici hanno portato gli autori a concludere che i farmaci anti-TNFα (considerata come classe terapeutica) mostrano un effetto significativamente superiore a quello dei trattamenti di controllo. Il confronto tra i tre farmaci anti-TNFα più MTX con MTX da solo nei pazienti con risposta insufficiente al MTX non ha mostrato una significativa eterogeneità degli effetti, ma nonostante l’assenza di confronti diretti fra i farmaci, non vi sono prove che i relativi effetti dei singoli farmaci siano differenti. Etanercept sembrava superiore a adalimumab, quando entrambi i farmaci sono stati confrontati con placebo. Tuttavia, la risposta osservata nel gruppo di controllo dello studio adalimumab era notevolmente superiore a quella del gruppo di riferimento etanercept, giustificando i dubbi sulla comparabilità dei risultati effettivi e rende difficile trarre conclusioni definitive fino a quando i farmaci non saranno confrontati direttamente in studi clinici randomizzati ben progettati. (continua…)