Posts tagged rituximab
L’impatto del rituximab e dell’autotrapianto di cellule staminali sulla recidiva del linfoma follicolare
0Gli autori di questo studio hanno analizzato i risultati di due studi successivi condotti il primo fra il 1986 e il 1994 ed il secondo fra il 1994 e il 20 01 in pazienti con linfoma follicolare trattati con lo stesso protocollo di induzione e consolidamento. L’obiettivo dell’analisi era di dimostrare se la terapia di salvataggio fornisce alcun beneficio sia in termini di OS e di EFS. Nel primo studio i pazienti furono randomizzati al trattamento con CHVP oppure allo stesso protocollo più interferone. Nello studio successivo i pazienti furono randomizzati al trattamento con lo stesso protocollo più interferone, oppure a quattro cicli di CHOP seguito da trapianto autologo di cellule staminali con un protocollo di condizionamento che comprendeva ciclofosfamideetoposide e l’irradiazione corporea totale con 10 Gray. Ad un follow-up mediano di 7,5 anni (continua…)
Linfomi non Hodgkin cutanei a cellule B – Terapia
0Il linfoma primario cutaneo a grandi cellule B, leg type, (PCLBCL) è una malattia rara, per cui non vi sono , grandi trial clinici sulla terapia. I giudizi sul trattamento risultano interamente basati su dati ottenuti con studi retrospettivi e da casi aneddotici.
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La trasformazione istologica dei linfomi non Hodgkin indolenti – Terapia
0CHEMIOTERAPIA CONVENZIONALE
La maggioranza dei pazienti ha una sopravvivenza breve dopo trasformazione istologica. La maggioranza è stata generalmente trattata in modo simile ai pazienti con diagnosi di linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule B de novo. Lo schema CHOP, o protocolli similari, ottengono sopravvivenze mediane di circa 12 mesi, con una sopravvivenza a tre anni del 32%. Sopravvivenze più prolungate sono state riportate nello studio precedentemente ricordato .
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Il rituximab combinato con il protocollo CVP in prima linea migliora la prognosi dei pazienti con linfoma follicolare
0Per anni la terapia standard del linfoma follicolare avanzato sintomatico è stata la chemioterapia. Farmaci alchilanti, antracicline, analoghi delle purine sono stati associati fra di loro e con altri farmaci in vari protocolli di chemioterapia, senza che finora si sia riusciti a dimostrare la superiorità di uno schema di chemioterapia rispetto agli altri, ad eccezione forse della combinazione di antracicline con interferone. (continua…)
La terapia immunosoppressiva delle polineuropatie associate a MGUS-IgM – I risultati di una revisione sistematica del gruppo Cochrane
0Il siero dei pazienti con paraproteinemie IgM nel 50% dei casi circa reagisce con epitopi presenti sulla glicoproteina associata alla mielina (MAG). Anche se riconoscono altre molecole della mielina del nervo periferico, questi anticorpi sono noti come anticorpi anti-MAG. Il quadro clinico associato con la presenza di anticorpi anti-MAG è solitamente relativamente omogeneo: i pazienti presentano una neuropatia distale sensitivo motoria progressiva con un variabile grado di atassia e tremore. Le caratteristiche neurofisiologiche principali sono la demielinizzazione, con un caratteristico rallentamento della conduz ione più spiccata nei sedimenti nervosi distali rispetto a quelli prossimali. Nel siero di questi pazienti sono spesso dimostrabili altri tipi di anticorpi, per esempio anticorpi contro gli antigeni GM1 o anti GQ1b, ma quelli meglio caratterizzati sono gli anticorpi di classe IgM noti come anti-MAG. (continua…)
Le mutazioni di CD20 che coinvolgono l’ epitopo per il rituximab sono rare nei linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule B e non sono una causa importante di fallimento del protocollo R-CHOP
0L’ antigene CD20 è una proteina di membrana che contiene quattro domini transmembrana ed un’ansa voluminosa extracellulare. Due sequenze amminoacidiche, ANPS e YCYSI, in posizione 170 – 173 e 182 – 185 rappresentano i siti di legame per il rituximab. Gli effetti citotossici del rituximab, per esempio la citotossicità complemento – dipendente, la citotossicità cellulare anticorpo – dipendente e l’ induzione dell’apoptosi, richiedono come evento primario il legame del rituximab al CD20. L’epitopo per il rituximab e una parte del terzo e quarto dominio transmembrana sono codificati dall’esone 5 del gene MS4A1. (continua…)
Le mutazioni di CD20 che coinvolgono l' epitopo per il rituximab sono rare nei linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule B e non sono una causa importante di fallimento del protocollo R-CHOP
0L’ antigene CD20 è una proteina di membrana che contiene quattro domini transmembrana ed un’ansa voluminosa extracellulare. Due sequenze amminoacidiche, ANPS e YCYSI, in posizione 170 – 173 e 182 – 185 rappresentano i siti di legame per il rituximab. Gli effetti citotossici del rituximab, per esempio la citotossicità complemento – dipendente, la citotossicità cellulare anticorpo – dipendente e l’ induzione dell’apoptosi, richiedono come evento primario il legame del rituximab al CD20. L’epitopo per il rituximab e una parte del terzo e quarto dominio transmembrana sono codificati dall’esone 5 del gene MS4A1. (continua…)
Tossicità epatica e prognosi in pazienti HCV+ trattati con rituximab e chemioterapia per linfoma non Hodgkin diffuso a grandi cellule
0Molti studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione tra virus dell’epatite C (HCV) ed il linfoma non-Hodgkin, suggerendo che l’HCV ha un ruolo nello sviluppo di questa neoplasia. Sono disponibili pochi dati per i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B HCV-positivi (DLBCL), dal momento che il linfoma a basso grado della zona marginale è il più frequente sottotipo istologico associato all’infezione da HCV. Il valore prognostico dell’infezione da HCV resta controverso, a causa dell’eterogeneità delle terapie proposte. Molte casistiche hanno mostrato una buona tolleranza alla chemioterapia standard dei pazienti affetti da linfoma infettati da HCV.
Efficacia di rituximab a basse dosi ed alemtzumab nelle piastrinopenie e nelle anemie emolitiche autoimmuni refrattarie
0L’anemia emolitica autoimmune (MEA) e la porpora trombocitopenica immune (ITP) sono caratterizzate da distruzione mediata da anticorpi di globuli rossi e piastrine. Come in altre malattie autoimmuni, i linfociti T e B hanno un ruolo importante nella patogenesi di queste sindromi. I corticosteroidi rappresentano il trattamento standard iniziale, con un tasso di risposta del 60%. I pazienti che non rispondono ai corticosteroidi in genere iniziano un iter terapeutico complesso che espone ad aumento della morbilità e della mortalità. La splenectomia e un gran numero di farmaci sono stati usati come terapie di seconda linea con tassi di successo variabili, senza giungere a dimostrare la superiorità di un singolo farmaco rispetto all’altro.
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I farmaci agonisti della trombopoietina aprono nuove prospettive per i pazienti con piastrinopenia autoimmune
0La piastrinopenia immune è una malattia autoimmune caratterizzata da una riduzione del numero delle piastrine causata dalla distruzione delle stesse da parte di autoanticorpi e, contemporaneamente, dalla produzione di piastrine insufficiente a mantenere nella norma il loro numero. Dopo il trattamento iniziale con glucocorticoidi o immunoglobuline anti-D o immunoglobuline per via endovenosa, la maggior parte dei pazienti adulti richiede una terapia medica di seconda linea (per esempio, azatioprina o rituximab) o la splenectomia. Tuttavia, la terapia medica di prima e di seconda linea ha una breve durata d’azione, effetti collaterali anche gravi e una non trascurabile tossicità. Questi problemi possono influenzare negativamente la salute e la qualità della vita dei pazienti
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