Posts tagged sartani

Prevenzione farmacologica del diabete: ruolo degli ACE-inibitori e di sartani, i farmaci che bloccano il sistema renina-agiotensina-aldosterone

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Il diabete mellito è una malattia del metabolismo che espone ad un rischio aumentato per numerose complicanze: malattie cardiovascolari, morte improvvisa, cecità, insufficienza renale, amputazioni, fratture ossee, declino cognitivo.

Poche strategie sono disponibili per l’efficace prevenzione del diabete e nessuno studio ha finora dimostrato che la sua prevenzione riduca in modo misurabile il rischio cardiovascolare. Modifiche delle abitudini e stili di vita e alcuni farmaci possono ritardare la comparsa del diabete.Gli studi DPS (Diabetes Prevention Study) e DPP (Diabetes Prevention Program) hanno dimostrato che le modifiche aggressive dello stile di vita, la perdita di peso, l’attività fisica e il consulto nutrizionale possono ridurre la progressione a diabete in soggetti con iperglicemia a digiuno o ridotta tolleranza glucidica. (continua…)

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Gli effetti del losartan sulla funzione renale e cardiovascolare in pazienti con diabete tipo 2 e nefropatia: lo studio RENAAL

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Lo studio the Reduction of Endpoints in NIDDM with the Angiotensin II Antagonist Losartan (RENAAL) fu concepito per valutare l’efficacia del losartan, da solo o in associazione con la terapia antiipertensiva convenzionale, nell’allungare il tempo al raddoppio della creatinina nel siero, all’insufficienza renale cronica terminale o al decesso.Gli endpoint secondari dello studio RENAAL erano: un composito di morbilità e mortalità per cause cardiovascolari, proteinuria, il tasso di progressione a nefropatia.

Allo studio parteciparono 250 centri di 28 nazioni nei quali furono randomizzati 1513 soggetti di età compresa fra 32 e 70 anni con diabete tipo 2 e nefropatia a ricevere losartan o placebo in aggiunta alla terapia convenzionale, esclusi ACE-inibitori o sartani (se il paziente li stava già assumendo, questi farmaci era sospesi per almeno sei settimane prima dell’ingresso nello studio). La dose di losartan variava da 50 a 100 mg/die; il 71% dei pazienti in losartan assumeva 100 mg/die. Un maggior numero di partecipanti (53,5%) nel gruppo placebo sospese il trattamento attivo rispetto al gruppo in losartan (46,5%). Gli eventi avversi responsabili della sospensione del trattamento furono osservati nel 17,2% dei pazienti in losartan rispetto al 21,7% di quelli nel gruppo placebo. Un aumento della creatinina o del potassio tale da indurre a sospendere il trattamento si osservò più frequentemente (1,5% e 1,1%, rispettivamente) nel gruppo losartan che nel gruppo placebo (1,2% e 0,5%). (continua…)

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L'albuminuria dovrebbe essere determinata di routine e la sua diminuzione perseguita in tutti i pazienti ipertesi con nefropatia diabetica: analisi dei dati dello studio RENAAL

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Diversi studi condotti con ACE-inibitori (inibitori dell’Angiotensin-1 Converting Enzyme e sartani (inibitori dell’angiotensina II) indicano che questi farmaci abbassano non solo la PA ma anche l’albuminuria.
Quest’ultima è oggi considerata come uno dei principali fattori di rischio in pazienti con nefropatia, dal momento che la riduzione dell’albuminuria assicura un beneficio clinico anche a distanza in termini di minore progressione a insufficienza renale cronica terminale. In genere gli studi sopra ricordanti non hanno fornito elaborazioni riguardo le risposte “dissociate” in termini di abbassamento della PA e di riduzione dell’albuminuria che si osservano spesso nei singoli pazienti trattati con ACE-inibitori o sartani. Si potrebbe anche obiettare che, avere come solo obiettivo quello di trattare la PA potrebbe non essere la strategia migliore, in quanto il livello dell’albuminuria, in qualità di fattore di rischio indipendente per la nefropatia, non sempre concorda con le variazioni della PA. In altre parole, è possibile che l’intervento farmacologico, se indirizzato non solo ad abbassare la PA, ma anche a ridurre l’albuminuria, possa apportare un benefici maggiore rispetto a quello atteso dal solo controllo dei valori pressori. Un altro aspetto clinico di notevole interesse è se i pazienti ipertesi con nefropatia diabetica possano avere ulteriori benefici dalla riduzione dell’albuminuria anche nel caso in cui siano stati ottenuti valori di pressione arteriosa sistolica (PRESSIONE ARTERIOSA SISTOLICA) ottimali (< 130 mm Hg). (continua…)

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Prevalenza ed importanza prognostica dell'albuminuria in 900.000 soggetti con scompenso cardiaco cronico

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L’albuminuria oggi è considerata come uno dei principali fattori di rischio di morte e per eventi cardiovascolari e nefropatie in pazienti affetti da diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari oltre che nella popolazione generale.

Il monitoraggio dell’albuminuria è raccomandato in pazienti ipertesi e diabetici per la stratificazione del rischio e la valutazione dell’efficacia del trattamento. L’aumenta escrezione urinaria di proteine è un marcatore di danno vascolare diffuso, infiammazione sistemica, attivazione del sistema renina-angiotensinab(SRA), alterata emodinamica glomerulare, abnorme funzione tubulare. Tutte queste alterazioni si osservano nello scompenso cardiaco cronico.

(continua…)

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Prevalenza ed importanza prognostica dell’albuminuria in 900.000 soggetti con scompenso cardiaco cronico

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L’albuminuria oggi è considerata come uno dei principali fattori di rischio di morte e per eventi cardiovascolari e nefropatie in pazienti affetti da diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari oltre che nella popolazione generale.

Il monitoraggio dell’albuminuria è raccomandato in pazienti ipertesi e diabetici per la stratificazione del rischio e la valutazione dell’efficacia del trattamento. L’aumenta escrezione urinaria di proteine è un marcatore di danno vascolare diffuso, infiammazione sistemica, attivazione del sistema renina-angiotensinab(SRA), alterata emodinamica glomerulare, abnorme funzione tubulare. Tutte queste alterazioni si osservano nello scompenso cardiaco cronico.

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Monoterapia o associazione di sartani con ACE-inibitori per la riduzione della proteinuria nei pazienti con nefropatia: una revisione sistematica e metanalisi della letteratura

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La proteinuria aumenta il rischio di progressione delle malattie renali croniche e di sviluppo d’insufficienza d’organo terminale.

Modelli sperimentali animali suggeriscono che l’escrezione renale di proteine non solo riflette la gravità della nefropatia, ma contribuisce anche alla progressione delle lesioni d’organo e, quindi, della malattia di base stessa.
In uno studio d’intervento sulla nefropatia diabetica, la terapia indusse riduzioni della proteinuria durante le prime settimane, riduzione che era lineare e correlata al decorso clinico della malattia anche dopo diversi anni. L’inibizione del sistema renina-angiotensina (per esempio con sartani del recettore dell’angiotensina), a causa di una riduzione della proteinuria che, è indipendente dalla diminuzione della pressione arteriosa ma dipende, invece, strettamente dall’attività del sistema renina-angiotensina. Studi clinici nei quali è stata valutata l’azione antiproteinuria dei sartani, hanno riportato effetti variabili. Non è chiaro se i sartani sono più efficaci degli ace-inibitori nel ridurre la proteinuria, oppure se l’associazione degli ace-inibitori con sartani è preferibile rispetto ai singoli farmaci.
(continua…)

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