Posts tagged sideremia

Rischi e benefici della somministrazione del ferro per via endovenosa

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La via endovenosa è stata largamente utilizzata negli ultimi decenni nel trattamento dell’anemia sideropenica sia vera che funzionale. La carenza funzionale di ferro, che si osserva in diverse malattie croniche, è definita come un alterato rifornimento di ferro al midollo eritroide, nonostante i normali depositi del minerale nel corpo, ed è considerata una delle cause più importanti di mancata risposta all’eritropoietina o suoi derivati. La scoperta che l’ormone epcidina ha un ruolo chiave nella omeostasi del ferro ha aperto un nuovo orizzonte nella conoscenza della biologia delle anemie croniche. Il ferro per via endovenosa è stato inizialmente utilizzato nel campo dell’anemia renale, dimostrando che i pazienti avevano un significativo miglioramento della risposta all’eritropoietina oltre che una significativa riduzione del suo dosaggio e della durata del trattamento. Dall’esame dei diversi studi pubblicati si può concludere che i benefici della somministrazione del ferro per via endovenosa non dipendono dal bilancio marziale basale, definito con parametri quali la ferritina, la percentuale di saturazione della transferrina, la sideremia, i depositi di emosiderina nel midollo. I risultati di alcuni di questi studi sono stati tuttavia criticati, soprattutto per la difficoltà di stabilire criteri universali per la definizione di carenza di ferro. Queste difficoltà sono state accentuate dall’introduzione del concetto di carenza funzionale di ferro, che può anche svilupparsi gradualmente durante i primi mesi della terapia con eritropoietina. Molti di questi studi non hanno escluso i pazienti con vera carenza marziale, per esempio pazienti con una ferritinemia inferiore a 100 nanogrammi/ml e percentuale di saturazione della transferrina inferiore al 20%. Tuttavia può essere riduttivo considerare una carenza marziale in base a questi indicatori, i cui limiti sono ben noti dal momento che è dimostrato che vi sono numerosi pazienti neoplastici anemici con livelli di ferritina inferiore a 100 e percentuale di saturazione di transferrina inferiore al 20% che sono dotati di normali depositi di ferro e,tuttavia, traggono benefici dalla somministrazione del ferro per via endovenosa. (continua…)

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La concentrazione cutanea di ferro: un semplice e sensibile metodo di valutazione dei depositi del ferro nei pazienti con talassemia major

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I metodi a nostra disposizione per la valutazione della distribuzione del ferro nei vari distretti corporei non sono soddisfacenti, a causa della loro scarsa sensibilità e/o specificità oppure dell’elevato costo.

Per esempio, le nuove tecniche radiologiche sviluppate per misurare il contenuto corporeo di ferro sulla base della suscettibilità magnetica non sono disponibili su larga scala, nemmeno nelle nazioni a maggior sviluppo economico. Pertanto autori egiziani hanno usato un metodo semplice, rapido ed economico, come il contenuto di ferro di campioni di cute prelevati mediante biopsia, per stabilire la correlazione con il contenuto epatico di ferro in pazienti con talassemia major. (continua…)

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Le elevate concentrazioni di GDF15 nelle talassemie sopprimono la sintesi epatica di epcidina: finalmente trova una spiegazione il meccanismo dell’aumentato assorbimento intestinale di ferro nelle sindromi talassemiche

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La regolazione dell’assorbimento intestinale del ferro mediata dall’epcidina rappresenta il più importante meccanismo per il mantenimento dell’omeostasi marziale negli esseri umani, che sono privi di meccanismi fisiologici di escrezione del ferro.

L’epcidina, una piccola molecola prodotta dal fegato, agisce principalmente provocando la degradazione della ferroportina, la cui funzione è di trasportare il ferro all’interno degli enterociti.

Recentemente è stato dimostrato che i livelli di epcidina sono diminuiti nella b-talassemia, suggerendo in queste sindromi da sovraccarico di ferro, l’epcidina è regolata negativamente dal ferro. Inoltre il siero di soggetti con b-talassemia inibisce l’espressione dello mRNA dell’epcidina in linee cellulari di epatoma.

L’espressione dell’epcidina è soggetta negli epatociti alla regolazione di segnali multipli, fra i quali ricordiamo il ferro, l’ipossia e citochine infiammatorie. Fra queste ultime un ruolo particolarmente importante sembra essere svolto da numerose molecole della famiglia del Transforming Growth factor-b.

È pertanto ipotizzabile che l’espansione del compartimento eritroide possa influenzare la regolazione dell’espressione di epcidina attraverso il rilascio di uno o più proteine della famiglia TGFB secrete dagli eritroblasti durante l’eritropoiesi.

Per verificare la correttezza di questa ipotesi, gli autori di questo studio hanno misurato il profilo della trascrizione genica di eritroblasti in diverso stadio di maturazione (a 7 e 14 giorni di coltura in vitro) di pazienti affetti da b-talassemia o altre patologie ed in soggetti normali. (continua…)

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Il trait beta-talassemico è un fattore di rischio per l’accumulo di ferro e la fibrosi epatica nell’epatite cronica C.

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L’epatite cronica C è caratterizzata da un’elevata variabilità del tasso di progressione della malattia, poiché alcuni pazienti mostrano una minima evoluzione del danno epatico e altri sviluppano rapidamente una fibrosi che porta alla cirrosi e all’epatocarcinoma.

Diversi fattori relativi al virus e all’ospite, compresi l’età avanzata al momento dell’infezione, il consumo d’alcol, il sesso maschile, la coinfezione con il virus dell’epatite B o con HIV-1, il sovrappeso, il contenuto epatico di ferro sono stati associati con un aumentato rischio di progressione dell’epatite C. Fra tutti questi fattori le interazioni del virus con il ferro hanno ricevuto un’attenzione crescente negli ultimi anni. Un lieve sovraccarico di ferro è frequentemente osservato nelle biopsie epatiche dei pazienti con epatite cronica C, e i pazienti HCV+ con aumentato contenuto epatico di ferro hanno un grado maggiore di fibrosi rispetto ai pazienti senza accumulo di ferro. Inoltre, i trattamenti mirati alla riduzione del carico di ferro sembrano migliorare il danno epatico nei pazienti con epatite non trattata ed aumentare il tasso di risposte all’interferone nei soggetti interferone-resistenti. (continua…)

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Il trait beta-talassemico è un fattore di rischio per l’accumulo di ferro e la fibrosi epatica nell’epatite cronica C.

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L’epatite cronica C è caratterizzata da un’elevata variabilità del tasso di progressione della malattia, poiché alcuni pazienti mostrano una minima evoluzione del danno epatico e altri sviluppano rapidamente una fibrosi che porta alla cirrosi e all’epatocarcinoma.

Diversi fattori relativi al virus e all’ospite, compresi l’età avanzata al momento dell’infezione, il consumo d’alcol, il sesso maschile, la coinfezione con il virus dell’epatite B o con HIV-1, il sovrappeso, il contenuto epatico di ferro sono stati associati con un aumentato rischio di progressione dell’epatite C. Fra tutti questi fattori le interazioni del virus con il ferro hanno ricevuto un’attenzione crescente negli ultimi anni. Un lieve sovraccarico di ferro è frequentemente osservato nelle biopsie epatiche dei pazienti con epatite cronica C, e i pazienti HCV+ con aumentato contenuto epatico di ferro hanno un grado maggiore di fibrosi rispetto ai pazienti senza accumulo di ferro. Inoltre, i trattamenti mirati alla riduzione del carico di ferro sembrano migliorare il danno epatico nei pazienti con epatite non trattata ed aumentare il tasso di risposte all’interferone nei soggetti interferone-resistenti. (continua…)

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L'assunzione di ferro con la dieta è un fattore di rischio per malattie delle coronarie in donne con diabete tipo 2

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Il ferro contenuto negli elementi si può suddividere in ferroeme (contenuto negli alimenti di origine animale come la carne rossa, pollame e pesce) e ferro non eme, contenuto nei vegetali. Il ferro eme è assorbito molto più rapidamente nell’intestino e contribuisce in modo preponderante a costituire le riserve del minerale nell’organismo. L’eccesso di ferro corporeo aumenta lo stress ossidativi causato da diversi fattori di rischio quali dislipidemia, infiammazione e insulino-resistenza e può favorire lo sviluppo dell’aterosclerosi.
Il sovraccarico di ferro in alcuni studi ha aumentato il rischio di cardiopatia ischemica, ma la validità di questa osservazione è controversa.

L’omeostasi del ferro è regolata principalmente dall’assorbimento intestinale. Normalmente i depositi di ferro aumentano in conseguenza dell’aumentato assorbimento di ferro con la dieta e limitano l’assorbimento intestinale stesso. Rispetto al ferroeme quello non eme è influenzato maggiormente da nutrienti come la vitamina C e alcol. Anche la variabilità genetica influenza l’assorbimento del minerale.

(continua…)

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