Posts tagged talassemia
10 % circa degli anziani “sani” residenti a Biella ha un’anemia lieve o moderata
0Lo studio di popolazione “Anemia e Salute” è uno studio osservazionale prospettico di popolazione su tutti i pazienti anziani residenti nel comune di Biella, in Piemonte, nord-ovest d’Italia, situato ad un’altitudine media di 420 metri livello del mare, con una popolazione di circa 46.000 abitanti. La popolazione anziana di Biella è quasi esclusivamente di origine italiana, composta non solo di indigeni locali, ma anche dei lavoratori immigrati soprattutto dalla provincia di Vicenza (1911-1936) e dalle regioni meridionali italiane (1950-1970) ivi attirati dall’allora fiorente industria tessile nel biellese. La popolazione è in maggioranza benestante e l’occupazione è prevalentemente nei settori industriali e dei servizi. Le caratteristiche degli anziani di Biella sono simili a quelle della popolazione anziana generale italiana. (continua…)
10 % circa degli anziani “sani” residenti a Biella ha un'anemia lieve o moderata
0Lo studio di popolazione “Anemia e Salute” è uno studio osservazionale prospettico di popolazione su tutti i pazienti anziani residenti nel comune di Biella, in Piemonte, nord-ovest d’Italia, situato ad un’altitudine media di 420 metri livello del mare, con una popolazione di circa 46.000 abitanti. La popolazione anziana di Biella è quasi esclusivamente di origine italiana, composta non solo di indigeni locali, ma anche dei lavoratori immigrati soprattutto dalla provincia di Vicenza (1911-1936) e dalle regioni meridionali italiane (1950-1970) ivi attirati dall’allora fiorente industria tessile nel biellese. La popolazione è in maggioranza benestante e l’occupazione è prevalentemente nei settori industriali e dei servizi. Le caratteristiche degli anziani di Biella sono simili a quelle della popolazione anziana generale italiana. (continua…)
Generazione in quantità potenzialmente illimitate di globuli rossi maturi a partire de cellule staminali embrionali pluripotenti: nuove prospettive per la medicina trasfusionale
0Oltre 80 milioni di unità di sangue intero sono raccolte da donatori in tutto il mondo ogni anno. in Nei paesi in via di sviluppo e nazioni la scarsezza di donatori ed i costi dello screening per infezioni, spesso non alla portata delle economie più deboli, aumentano l’ interesse per alternative sicure ed efficaci ai prodotti di origine umana.
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Siamo entrati nell’era del “sangue artificiale” disponibile in quantità illimitate?
1La trasfusione di globuli rossi e piastrine è una delle procedure di salvataggio più frequentemente utilizzate in clinica. Le trasfusioni di sangue sono necessari per sostituire il sangue perso dopo lesioni traumatiche o interventi chirurgici, ma sono utilizzate anche per il trattamento delle ustioni e, spesso cronicamente, pazienti con leucemia, cancro, malattie falciformi, talassemia e piastrinopenia. Con i nuovi progressi della terapia medica e l’invecchiamento della popolazione, la domanda di prodotti derivati del sangue (emoderivati) continua ad aumentare. Attualmente, tutti gli emoderivati utilizzati per la terapia trasfusionale sono ottenuti attraverso la donazione volontaria che crea carenze periodiche e preoccupazioni per la possibile trasmissione di malattie infettive. (continua…)
Siamo entrati nell'era del “sangue artificiale” disponibile in quantità illimitate?
1La trasfusione di globuli rossi e piastrine è una delle procedure di salvataggio più frequentemente utilizzate in clinica. Le trasfusioni di sangue sono necessari per sostituire il sangue perso dopo lesioni traumatiche o interventi chirurgici, ma sono utilizzate anche per il trattamento delle ustioni e, spesso cronicamente, pazienti con leucemia, cancro, malattie falciformi, talassemia e piastrinopenia. Con i nuovi progressi della terapia medica e l’invecchiamento della popolazione, la domanda di prodotti derivati del sangue (emoderivati) continua ad aumentare. Attualmente, tutti gli emoderivati utilizzati per la terapia trasfusionale sono ottenuti attraverso la donazione volontaria che crea carenze periodiche e preoccupazioni per la possibile trasmissione di malattie infettive. (continua…)
Lo screening neonatale delle talassemie
0Anche se molti paesi europei considerano lo screening prenatale come un mezzo efficace per prevenire la nascita di bambini emoglobinopatie clinicamente significative, gli studi negli Stati Uniti non sono riusciti a dimostrare diffusa accettazione della diagnosi prenatale tra le donne gravide risultate a rischio dopo lo screening prenatale. Alcuni stati hanno implementato una strategia che unisce i programmi di screening prenatale e neonatale con lo scopo di ottimizzare l’assistenza attraverso la consulenza prenatale, l’istruzione e la diagnosi precoce.
I programmi di screening neonatale per le malattie non-falcemiche prevedono che i neonati affetti siano inseriti in programma di cura globale. La formazione e la consulenza sono parte integrante di questi servizi e idealmente dovrebbero essere fornite da un team di professionisti sanitari esperti, inclusi infermieri, assistenti sociali, psicologi e consulenti genetici., che siano multilingue e culturalmente sensibili. Inoltre adeguate risorse economiche sono necessarie per ché tali programmi siano efficaci. La diagnosi precoce, l’invio dei bambini affetti non solo assicura il rapido inizio delle cure, ma permette di valutare la gravità della malattia e d’intervenire prima dello sviluppo di complicanze cliniche. La disponibilità di interventi terapeutici potenzialmente in grado di guarire definitivamente, come il trapianto di cellule staminali, giustifica la diagnosi precoce di talassemia e di altre emoglobinopatie non falcemiche attraverso lo screening neonatale.
La concentrazione cutanea di ferro: un semplice e sensibile metodo di valutazione dei depositi del ferro nei pazienti con talassemia major
0I metodi a nostra disposizione per la valutazione della distribuzione del ferro nei vari distretti corporei non sono soddisfacenti, a causa della loro scarsa sensibilità e/o specificità oppure dell’elevato costo.
Per esempio, le nuove tecniche radiologiche sviluppate per misurare il contenuto corporeo di ferro sulla base della suscettibilità magnetica non sono disponibili su larga scala, nemmeno nelle nazioni a maggior sviluppo economico. Pertanto autori egiziani hanno usato un metodo semplice, rapido ed economico, come il contenuto di ferro di campioni di cute prelevati mediante biopsia, per stabilire la correlazione con il contenuto epatico di ferro in pazienti con talassemia major. (continua…)
Possibile ruolo di kit-receptor e di miRNA 221/222 nello switch da emoglobina fetale ad emoglobina adulta
0Durante il periodo di vita fetale, i globuli rossi (RBC) umani contengono principalmente emoglobina fetale (emoglobina F, a2 g2), che rappresenta circa il 90% dell’emoglobina totale. A partire dalla fine della gestazione, la produzione di emoglobina mostra un graduale passaggio da emoglobina F ad emoglobina adulta (emoglobina A1, a2 β2), ossia la sintesi emoglobina F si riduce passando dal 90% a meno del 30% e scende ulteriormente a meno del 2% nel primo anno di vita e, infine, a meno dell”un percento negli adulti. Numerosi studi hanno tentato di identificare i meccanismi cellulari e molecolari che controllano lo switch perinatale emoglobinico. In vitro e in in vivo diversi studi su cellule di fegato fetale e del cordone ombelicale (CB), hanno dimostrato che nelle cellule progenitrici ematopoietiche (HPC) la sintesi di emoglobina F nelle cellule eritroidi è regolata da un “orologio biologico”, vale a dire il programma di sintesi di emoglobina F nelle HPC è inversamente proporzionale alla età gestazionale. Tuttavia, non è stato possibile finora chiarire i fattori estrinseci (ambientali, per esempio) e/o i meccanismi intrinseci alla base di questo orologio biologico.
Negli adulti normali, l’emoglobina F residua, limitata al compartimento delle cellule F, può essere riattivato in condizioni di “eritropoiesi da stress” fino al 10-20% della quantità totale di emoglobina, fornendo un interessante modello di inversione parziale della sintesi dell’emoglobina F e del passaggio ad emoglobina A. In vitro e in vivo noti induttori della riattivazione dell’emoglobina F comprendono gli inibitori dell’istone deacetilasi, gli analoghi del butirrato, l’idrossiurea, fattori di crescita ematopoietici (HGFs), in particolare il ligando del recettore kit (KL). Infatti, KL riattiva la produzione di emoglobina F nell’eritropoiesi normale, nell’anemia falciforme e nella β-talassemia. Inoltre butirrato, idrossiurea e desametasone potenziano l’effetto di riattivazione di KL. In particolare, la riattivazione dell’emoglobina F è anche indotta dalla downmodulation di FBCL11A, un repressore della sintesi dell’ emoglobina F.
I microRNA (miRNA o miR) sono una classe di RNA lunghi circa 22-nt non codificanti, che sopprimono l’espressione delle proteine a livello posttrascrizionale, principalmente mediante i loro legame mediante il loro legame con la regione 3 ‘UTR del mRNA bersaglio. I microRNA svolgono un ruolo centrale nella regolazione delle funzioni cellulari di base, quali la proliferazione, la differenziazione e l’apoptosi in condizioni normali e patologiche. È importante sottolineare che nell’emopoiesi sono stati identificati numerosi processi regolati dai miRNA . In particolare, miR-221 e -222 controllano l’ eritropoiesi umana attraverso il recettore kit. In particolare, miR-221/222 sono altamente espressi nelle HPC CD34+ ma sono gradualmente e sensibilmente down-modulati durante il differenziamento eritroide: questo declino sblocca la produzione della proteina kit a livello di mRNA, determinando così l’espansione degli eritroblasti precoci nei quali è prevalente la sintesi di emoglobina F. Partendo da queste premesse, gli autori dello studio che stiamo esaminando hanno esplorato il possibile ruolo del complesso kit/miR-221/222 nel meccanismo di commutazione (switch) perinatale della sintesi emoglobina .
Plasma, reticolociti e, cellule CD34 + sono stati isolati da sangue cordonale (CB) e dal sangue periferico di adulti al fine di valutare i livelli di espressione di kit / KL , la riattivazione di HbF e il ruolo funzionale di miR-221 / 222. (continua…)
Le elevate concentrazioni di GDF15 nelle talassemie sopprimono la sintesi epatica di epcidina: finalmente trova una spiegazione il meccanismo dell’aumentato assorbimento intestinale di ferro nelle sindromi talassemiche
0La regolazione dell’assorbimento intestinale del ferro mediata dall’epcidina rappresenta il più importante meccanismo per il mantenimento dell’omeostasi marziale negli esseri umani, che sono privi di meccanismi fisiologici di escrezione del ferro.
L’epcidina, una piccola molecola prodotta dal fegato, agisce principalmente provocando la degradazione della ferroportina, la cui funzione è di trasportare il ferro all’interno degli enterociti.
Recentemente è stato dimostrato che i livelli di epcidina sono diminuiti nella b-talassemia, suggerendo in queste sindromi da sovraccarico di ferro, l’epcidina è regolata negativamente dal ferro. Inoltre il siero di soggetti con b-talassemia inibisce l’espressione dello mRNA dell’epcidina in linee cellulari di epatoma.
L’espressione dell’epcidina è soggetta negli epatociti alla regolazione di segnali multipli, fra i quali ricordiamo il ferro, l’ipossia e citochine infiammatorie. Fra queste ultime un ruolo particolarmente importante sembra essere svolto da numerose molecole della famiglia del Transforming Growth factor-b.
È pertanto ipotizzabile che l’espansione del compartimento eritroide possa influenzare la regolazione dell’espressione di epcidina attraverso il rilascio di uno o più proteine della famiglia TGFB secrete dagli eritroblasti durante l’eritropoiesi.
Per verificare la correttezza di questa ipotesi, gli autori di questo studio hanno misurato il profilo della trascrizione genica di eritroblasti in diverso stadio di maturazione (a 7 e 14 giorni di coltura in vitro) di pazienti affetti da b-talassemia o altre patologie ed in soggetti normali. (continua…)
Il trait beta-talassemico è un fattore di rischio per l’accumulo di ferro e la fibrosi epatica nell’epatite cronica C.
0L’epatite cronica C è caratterizzata da un’elevata variabilità del tasso di progressione della malattia, poiché alcuni pazienti mostrano una minima evoluzione del danno epatico e altri sviluppano rapidamente una fibrosi che porta alla cirrosi e all’epatocarcinoma.
Diversi fattori relativi al virus e all’ospite, compresi l’età avanzata al momento dell’infezione, il consumo d’alcol, il sesso maschile, la coinfezione con il virus dell’epatite B o con HIV-1, il sovrappeso, il contenuto epatico di ferro sono stati associati con un aumentato rischio di progressione dell’epatite C. Fra tutti questi fattori le interazioni del virus con il ferro hanno ricevuto un’attenzione crescente negli ultimi anni. Un lieve sovraccarico di ferro è frequentemente osservato nelle biopsie epatiche dei pazienti con epatite cronica C, e i pazienti HCV+ con aumentato contenuto epatico di ferro hanno un grado maggiore di fibrosi rispetto ai pazienti senza accumulo di ferro. Inoltre, i trattamenti mirati alla riduzione del carico di ferro sembrano migliorare il danno epatico nei pazienti con epatite non trattata ed aumentare il tasso di risposte all’interferone nei soggetti interferone-resistenti. (continua…)