Posts tagged trombosi
L’inquinamento atmosferico stimola meccanismo trombotici nei soggetti diabetici
0Alcuni dati disponibili nella letteratura medica suggeriscono che il particolato atmosferico causa anomalie pro trombotiche di soggetti diabetici, probabilmente attraverso l’induzione di uno stato di infiammazione sistemica. Poiché il diabete è uno dei fattori di rischio più importanti per le malattie cardiovascolari, la ricerca di fattori ambientali che possono aggravare le malattie metaboliche e cardiovascolari o scatenarli, e la comprensione dei meccanismi coinvolti nella patogenesi di tali malattie, assume un notevole rilievo per la salute pubblica e le autorità che devono custodirla.
Gli autori di questo studio hanno stimato l’esposizione individuale al particolato atmosferico determinando la carica di carbone presente nei macrofagi delle vie aeree e correlandola con vari indici di flogosi e l’aggregazione piastrinica in vitro.
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L’inquinamento atmosferico è un fattore scatenante l’infarto miocardico acuto: le conclusioni del comitato scientifico della American Heart Association
0Fra gli studi che hanno fornito i risultati più importanti, lo studio ACS (American Cancer Society ) ha osservato una correlazione fra aumentato rischio di morte per cardiopatie ischemiche ed esposizione a lungo termine a elevate concentrazioni di PM2,5 nell’aria atmosferica. Infatti, gli eventi ischemici cardiaci contribuivano al maggior incremento del rischio relativo (RR 1,18; IC 95% .1,14-1,23) e di quello assoluto per la mortalità per un aumento della concentrazione di PM2,5 di 10 µg/metro cubo (continua…)
Rapporti fra malattie cerebrovascolari e vascolari periferiche con l’inquinamento atmosferico: le conclusioni del comitato scientifico della American Heart Association
0Fra gli studi di corte che hanno fornito risultati interessanti, lo studio Women’s Health Initiative ha riportato un significativo incremento di ictus non fatale (hazard ratio 1,28; IC 95% 1,02-1, 61) e delle malattie cerebrovascolari fatali (hazard ratio 1,83; IC 95% 1,11-3,00) per un aumento di 10 µg/metro cubo di esposizione prolungata al PM2,5. Invece, non fu osservata un’associazione significativa fra mortalità per ictus e concentrazioni di particolato atmosferico nello studio ACS (American Cancer Society ). (continua…)
Il rischio di trombosi venosa ed embolia polmonare nelle donne che assumono acido tranexamico per la terapia della menorragia
0L’ acido tranexamico è utilizzato da oltre cinquant’anni per la terapia della menorragia. Per menorragia si intende un’eccessiva emorragia mestruale che si ripete in diversi cicli consecutivi. Obiettivamente la perdita di sangue mestruale totale è di almeno 80 ml per mestruazione. Circa il 30% delle donne si lamenta di menorragia, e questo problema spiega almeno il 25% di tutti gli interventi ginecologici.
La menorragia può avere cause uterine, sistemiche o iatrogene. Le cause uterine comprendono fibromi, adenomiosi o alterazioni funzionali dell’utero. Le cause sistemiche possono essere ematologiche oppure endocrinologiche, per esempio ipotiroidismo. Fra le cause iatrogene ricordiamo soltanto l’ uso di dispositivi intrauterini e l’ uso di anticoagulanti tra le cause più frequenti. (continua…)
Darbepoetina alfa in pazienti con diabete tipo 2 ed insufficienza renale cronica
0Il diabete mellito tipo 2 e l’insufficienza renale cronica sono fattori indipendenti di rischio cardiovascolari e spesso coesistono nello stesso paziente. La dislipidemia e l’ipertensione arteriosa aumentano il rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali nei pazienti con nefropatia diabetica, ma oggi disponiamo di farmaci efficaci che consentono di ridurre il rischio associati con la presenza di questi fattori di rischio classici e di rallentare la progressione verso l’insufficienza renale cronica terminale. Numerosi studi osservazionali hanno negli ultimi anni evidenziato il ruolo indipendente dell’anemia come fattore prognostico associato con un più elevato tasso di eventi cardiovascolari e renali, specialmente in soggetti diabetici. È sorprendente, tuttavia che, sebbene terapie altamente efficaci per l’anemia siano disponibili da oltre 20 anni, non si abbiano ancora dati certi che ci consentano di affermare se il trattamento dell’anemia abbia nella popolazione dei nefropatici anemici effetti benefici simili a quelli apportati dalla terapia dei fattori di rischio classici. (continua…)
Apixaban versus enoxaparina per la profilassi del tromboembolismo venoso in pazienti sottoposti a sostituzione chirurgica elettiva dell’anca
0Nonostante la profilassi, con eparine a basso peso molecolare e/o dicumarolici, sia oramai divenuta una pratica standardizzata, una trombosi venosa profonda subclinica si sviluppa in circa il 15-20% dei pazienti subito dopo l’intervento chirurgico di protesi d’anca, e un tromboembolismo venoso sintomatico si sviluppa nel 2-4% dei casi entro i primi 3 mesi dopo l’intervento.
Numerosi sono i limiti e gli inconvenienti con le varie opzioni oogi disponibili per la profilalssi della malattia tromboembolica venosa post-chirirgica. Le eparine a basso peso molecolare ed i fondaparinux richiedono l’iniezione sottocutanea. La warfarina ha un inizio d’azione ritardato ed è relativamente inefficace subito dopo l’intervento chirurgico. I metodi meccanici sono ingombranti e relativamente inefficaci dopo la chirurgia dell’anca.
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Rivaroxaban versus enoxaparina in pazienti con trombosi venosa profonda o embolia polmonare
0La tromboembolia venosa acuta (vale a dire, trombosi venosa profonda [DVT] o embolia polmonare) è un disturbo frequente con un’incidenza annuale di 1 o 2 casi per 1000 persone circa nella popolazione generale. Il trattamento a breve termine è efficace, con un rischio di recidiva – la complicazione maggiore – ridotto dal 25% a circa il 3% durante i primi 6 – 12 mesi di terapia. Il rischio di recidiva rimane anche dopo la fine del trattamento e può raggiungere il 5 al 10% durante il primo anno.
Le richieste di esami di laboratorio per la trombofilia sono inappropriate nei due terzi dei casi in un grande ospedale universitario degli USA
0Per trombofilia si intende una predisposizione ereditaria o acquisita alla trombosi. Non ci sono linee guida ben definite per la diagnosi di laboratorio delle sindromi trombofiliche e per la selezione dei test da utilizzare. Pertanto, è diventata una pratica comune richiedere i test di laboratorio dopo un singolo episodio di trombosi in pazienti non selezionati, ma spesso inadeguati. Alcune delle metodiche di laboratorio per la valutazione degli stat trombofilici sono disponibili presso i laboratori di analisi chimico-cliniche: attività dell’antitrombina (AT), della proteina C (PC), attività e antigene della proteina S (PS) (totale e libera), resistenza alla proteina C attivata (APC-R), fattore V di Leiden (FVL) se l’APC-R anormale, la mutazione del gene della protrombina (PGM), il fattore VIII (FVIII) e gli anticorpi antifosfolipidi (aPL) (lupus anticoagulant, anti-cardiolipina e anti-β2 glicoproteina I, IgG, M e A).
Apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed altri nuovi anticoagulanti orali: è in arrivo la rivoluzione tanto attesa nella terapia anticoagulante orale
0La tromboembolia venosa è la terza causa principale di morte cardiovascolare, dopo l’ infarto miocardico e l’ictus. La sostituzione chirurgica totale d’anca o di ginocchio è la procedura con il più elevato rischio di tromboembolia venosa. Diversi studi pubblicati recentemente hanno confermato l’efficacia e la sicurezza dei nuovi inibitori del fattore Xa orale rivaroxaban e apixaban, nella gestione della malattia tromboembolica venosa. Nello studio Acute DVT Study , rivaroxaban (alla dose di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane, seguiti da 20 mg una volta giorno) è stato confrontato con enoxaparina seguita da warfarin o acenocumarolo, per 3, 6 o 12 mesi, nei pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica. Rivaroxaban ha dimostrato un’efficacia non inferiore alla enoxaparina pù warfarina per la tromboembolia venosa ricorrente, con tassi simili di emorragia
La mutazione JAK2V617F non riduce il rischio emorragico nei pazienti con trombocitemia essenziale non trattati
0La trombocitemia essenziale (ET) è una neoplasia mieloproliferativa caratterizzata da trombocitosi sostenuta e aumento del rischio di emorragia e trombosi. Dal 30% al 70% dei pazienti con ET hanno la mutazione del gene Janus kinase 2 (JAK2V617F).. I pazienti con l’allele mutante tendono ad avere livelli di emoglobina e di globuli bianchi (WBC) più elevati, una maggiore cellularità del midollo osseo ed un numero di piastrine inferiore rispetto ai pazienti con JAK wild-type. Inoltre è stato osservato un aumento dell’espressione del gene policitemia rubra vera 1 (PRV1) che, prima della scoperta della mutazione di JAK2, era considerato un marker molecolare specifico per le neoplasie mieloproliferative. Tuttavia il gene PRV1 è iperespressa in diverse condizioni reattive, al pari del G-CSF, suggerendo che potrebbe essere anche un marker di attivazione dei neutrofili, la cui aumentata funzione contribuirebbe all”aumentata incidenza di eventi trombotici nei pazienti con la JAK2 mutata.