Posts tagged warfarina

Linee guida 2011 congiunte ACCF/AHA/HRS sulla fibrillazione atriale – Raccomandazioni per la combinazione della terapia anticoagulante con quella antiaggregante

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Numerosi studi hanno dimostrato che la terapia anticoagulante con warfarina è efficace per la prevenzione del tromboembolismo venoso nei soggetti con fibrillazione atriale. L’aspirina offre soltanto una modesta protezione contro l’ictus in questi pazienti. L’anticoagulazione orale con dosi aggiustate di warfarina è più efficace dell’aspirina per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. Recenti studi hanno valutato la terapia antiaggregante piastrinica con aspirina e clopidogrel per la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale. (continua…)

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Apixaban versus enoxaparina per la profilassi del tromboembolismo venoso in pazienti sottoposti a sostituzione chirurgica elettiva dell’anca

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Nonostante la profilassi, con eparine a basso peso molecolare e/o dicumarolici, sia oramai divenuta una pratica standardizzata, una trombosi venosa profonda subclinica si sviluppa in circa il 15-20% dei pazienti subito dopo l’intervento chirurgico di protesi d’anca, e un tromboembolismo venoso sintomatico si sviluppa nel 2-4% dei casi entro i primi 3 mesi dopo l’intervento.
Numerosi sono i limiti e gli inconvenienti con le varie opzioni oogi disponibili per la profilalssi della malattia tromboembolica venosa post-chirirgica. Le eparine a basso peso molecolare ed i fondaparinux richiedono l’iniezione sottocutanea. La warfarina ha un inizio d’azione ritardato ed è relativamente inefficace subito dopo l’intervento chirurgico. I metodi meccanici sono ingombranti e relativamente inefficaci dopo la chirurgia dell’anca.
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Rivaroxaban versus enoxaparina in pazienti con trombosi venosa profonda o embolia polmonare

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La tromboembolia venosa acuta (vale a dire, trombosi venosa profonda [DVT] o embolia polmonare) è un disturbo frequente con un’incidenza annuale di 1 o 2 casi per 1000 persone circa nella popolazione generale. Il trattamento a breve termine è efficace, con un rischio di recidiva – la complicazione maggiore – ridotto dal 25% a circa il 3% durante i primi 6 – 12 mesi di terapia. Il rischio di recidiva rimane anche dopo la fine del trattamento e può raggiungere il 5 al 10% durante il primo anno.

 

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Apixaban, rivaroxaban, dabigatran ed altri nuovi anticoagulanti orali: è in arrivo la rivoluzione tanto attesa nella terapia anticoagulante orale

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La tromboembolia venosa è la terza causa principale di morte cardiovascolare, dopo l’ infarto miocardico e l’ictus. La sostituzione chirurgica totale d’anca o di ginocchio è la procedura con il più elevato rischio di tromboembolia venosa. Diversi studi pubblicati recentemente hanno confermato l’efficacia e la sicurezza dei nuovi inibitori del fattore Xa orale rivaroxaban e apixaban, nella gestione della malattia tromboembolica venosa. Nello studio Acute DVT Study , rivaroxaban (alla dose di 15 mg due volte al giorno per 3 settimane, seguiti da 20 mg una volta giorno) è stato confrontato con enoxaparina seguita da warfarin o acenocumarolo, per 3, 6 o 12 mesi, nei pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica. Rivaroxaban ha dimostrato un’efficacia non inferiore alla enoxaparina pù warfarina per la tromboembolia venosa ricorrente, con tassi simili di emorragia

 

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Dabigatran versus warfarina in pazienti con fibrillazione atriale

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Dabigatran è un nuovo farmaco per via orale che è rapidamente convertito da una esterasi nel siero in un potente inibitore competitivo diretto della trombina. Ha una biodisponibilità assoluta del 6, 5% ed oltre due terzi della dose sono eliminati dai reni; la sua emivita nel siero è di 2-17 ore e non richiede il regolare monitoraggio del tempo di Quick. In uno studio pilota, nel quale il farmaco è stato valutato in pazienti con fibrillazione atriale per la prevenzione del tromboembolismo venoso con dosi variabili da 150 mg due volte al giorno a 220 mg una volta al giorno, i risultati preliminari sono stati promettenti. In questo studio randomizzato il dabigatran alla dose di 110 mg due volte al giorno o 150 mg 2 volte al giorno è stato paragonato con la warfarina

 

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Osteoporosi da farmaci antitrombotci ed anticoagulanti

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I farmaci antitrombotci ed anticoagulanti orali sono usati spesso nei soggetti più anziani per prevenire o curare una trombosi venosa profonda la tromboembolia cerebrale e sistemica in pazienti con fibrillazione atriale. Dati più solidi sono disponibili per l’eparina non frazionata, mentre i rapporti fra osteoporosi ed eparine a basso peso molecolare (EBPM) o anticoagulanti orali sono scarsamente concordanti nei diversi studi. (continua…)

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Osteoporosi da farmaci psicotropi e anticonvulsivanti

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Alcune classi di farmaci i cui effetti principali sono a carico del sistema nervoso centrale alterano il metabolismo scheletrico. Ciò ha notevole rilevanza clinica perché i pazienti che assumono questi farmaci sono spesso persone anziane e fragili, con una propensione a cadere e, di conseguenza, alle fratture. (continua…)

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D-Dimero e durata della terapia anticoagulante per la tromboembolia venosa

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La recidiva della trombosi venosa occorre in circa il 30% dei pazienti che sospendono terapia anticoagulante orale (TAO).

Molti fattori sono stati associati con il rischio di recidiva, compresi:

  • la trombosi delle vene prossimali rispetto a quelle distali;
  • il sesso maschile;
  • l’indice di massa corporea superiore a 30.

Sebbene la prosecuzione della terapia anticoagulante orale diminuisca il rischio di recidiva della malattia tromboembolica venosa, il trattamento a lungo termine con la warfarina non è conveniente ed è associato con un rischio compreso fra 1 e 3% per emorragie maggiori. Identificare i pazienti il cui rischio di recidiva è basso, e la cui terapia anticoagulante può essere sospesa con una certa sicurezza, rappresenta pertanto una priorità. Poiché i livelli di D-dimero rappresentano un marcatore di rischio trombotico, in quanto i suoi livelli aumentano i pazienti con malattia tromboembolica acuta, il dosaggio di questo fattore può essere utile per decidere se sospendere o no la terapia nel singolo paziente. (continua…)

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La terapia anticoagulante orale con warfarina nella prevenzione dell’ictus cerebrale e dell’embolia nella fibrillazione atriale

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La Fibrillazione Atriale (FA) non valvolare, o non reumatica, è l’aritmia cardiaca più frequente nella popolazione adulta (14, 21) e rappresenta anche il motivo più frequente per il quale i medici prescrivono la terapia anticoagulante orale (TAO) a base di dicumarolici: warfarina e, meno frequentemente acenocumarolo, almeno in Italia.

La fibrillazione atriale non è proprio una condizione così benigna. Rispetto alla popolazione a ritmo sinusale, cioè con un ritmo cardiaco normale, un paziente con fibrillazione atriale ha un rischio doppio di morte a qualsiasi età, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio e dalle sue condizioni cardiovascolari (7). La fibrilalzione atriale condiziona pesantemente la morbilità, l’ insorgenza cioè di altre malattie, e la mortalità delle persone che ne sono affette;peggiora la qualità di vita almeno nei due terzi dei pazienti sintomatici (12, 16). (continua…)

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I principali studi sulla terapia anticoagulante per la prevenzione dell’ictus cerebrale nella fibrillazione atriale: lo studio SPAF I,Stroke Prevention in Atrial Fibrillation I

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Lo Studio SPAF I (8), condotto fra il 1982 ed il 1987 in 16 centri localizzati negli USA ed in Canada, arruolò 1330 pazienti con fibrillazione atriale non reumatica cronica e parossistica (34% dei casi)

I partecipanti furono suddivisi in due gruppi:

  • nel primo, tutti i pazienti senza controindicazioni alla TAO (677)furono randomizzati a warfarina o aspirina o placebo;
  • nel secondo gruppo 703 pazienti con controindicazioni ai dicumarolici (in genere per il rischio eccessivo di sanguinamento) furono randomizzati ad aspirina o placebo. (continua…)
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